30 giugno 2010

Mangano: storia di un eroe

Lo ha ripetuto ieri, Marcello Dell’Utri, dopo la lettura della sentenza del processo d’appello di Palermo: "Mangano è stato il mio eroe". Lo aveva già detto l’8 aprile del 2008, in piena campagna elettorale, e il giorno dopo aveva detto la stessa cosa Berlusconi. Ogni volta l’affermazione si trascina dietro giorni di reazioni polemiche, tra chi giustamente userebbe la parola "eroe" per descrivere persone come Falcone e Borsellino, e chi sti ostina a considerare Mangano un eroe non tanto per quello che fece nel corso della sua vita, quanto perché preferì morire malato in carcere piuttosto che accusare Berlusconi e Dell’Utri.
In tutto questo però i giornali raccontano poco di chi fosse Vittorio Mangano, eroe o no, e di cosa avesse fatto nella sua vita a parte "lo stalliere di Berlusconi". Mangano nasce a Palermo il 18 agosto 1940; nel 1957 abbandonò gli studi al terzo anno di istituto tecnico industriale; nel 1964 si sposò ed ebbe la prima figlia e la seconda nel 1967. Dal 1965 in poi entrò nelle cronache giudiziarie: cinque anni prima di trasferirsi a Milano subì tre arresti e vari procedimenti penali per truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie, tentata estorsione; subisce le prime condanne: per assegni a vuoto dalla Pretura di Milano (15 gg di reclusione), per truffa dalla Corte d'appello di Palermo (1 anno e 4 mesi; pena condonata). Ma nel 1973 la sua vita cambia radicalmente e all’improvviso: tramite Marcello Dell’Utri, che lo conosce da qualche anno, viene assunto come "stalliere" con funzione di amministratore, anzi "fattore" specificherà poi Berlusconi, nella villa di Arcore dell'attuale Premier. Per occuparsi dei cavalli, dice Berlusconi. Per garantirgli buoni rapporti con la mafia, dicono i pm di Palermo.
Mangano rimase ad Arcore due anni, dove visse con la moglie e le due figlie fino al 1975. Dell’Utri nega di essere stato a conoscenza dei precedenti penali di Mangano quando ne consigliò l’assunzione a Berlusconi, ma la Procura della Repubblica di Palermo sostiene il contrario. Al tempo in cui Dell'Utri, infatti, lasciò l'impiego in banca per diventare collaboratore di Berlusconi, e successivamente chiamò Mangano ad Arcore, la locale stazione dei Carabinieri ricevette un'informativa dai loro colleghi palermitani che segnalava Mangano quale persona con precedenti giudiziari e Dell'Utri quale persona che ne era informata (atti citati in E. Veltri, M. Travaglio. L'odore dei soldi, 2001, pp. 27-28); il sospetto è che Mangano sia stato assunto da Dell’Utri proprio in ragione della sua vicinanza con Cosa nostra, per fare da intermediario e garantire protezione agli affari dell'allora presidente di Fininvest. Berlusconi oggi dice che durante quegli anni Mangano "si comportò benissimo", eppure il loro sodalizio si interruppe dopo due anni e mezzo quando Mangano lasciò la villa di Arcore nel 1976 (a dire di Mangano di propria iniziativa). Lo stesso Berlusconi, in un'intervista al Corriere della Sera rilasciata nel 1994, dirà che "rapporti con la mafia ne ho avuti una volta soltanto, vent'anni fa, quando tentarono di rapire mio figlio Piersilvio, che allora aveva 5 anni: portai la mia famiglia in Spagna, e vissero lì molti mesi" e, in riferimento specifico a Mangano, aggiunse che "è lo stesso uomo che licenziammo non appena scoprimmo che si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite, il principe di Santagata. E fu poco dopo che venne scoperto anche il tentativo di rapire mio figlio": e lo stesso Berlusconi nel 1994 aveva detto di averlo “licenziato” quando scoprì che “si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite”. È lo stesso periodo in cui saltano fuori i tentativi di rapimento ai danni di Piersilvio Berlusconi, ragione per cui Berlusconi e la sua famiglia si trasferiscono prima in Svizzera e poi in Spagna per alcuni mesi.

29 giugno 2010

Libera satira in libero stato - Parte 3

Sabato 19 giugno
-Legge bavaglio. Berlusconi cerca di capire quale potrebbe essere la risposta del Quirinale, ma Napolitano non ci sta ad essere tirato per la giacchetta. Perché gli viene tutta storta, la firma.
- Don Gelmini rinviato a giudizio, ma Gasparri e Giovanardi lo difendono perché, in fondo, cosa sono 12 ragazzi che lo accusano al confronto di tutti quelli salvati dalla droga? Molestarne uno per educarne cento.
- Oggi si sposa Cassano. In lista-nozze regali come: la burriera da 275 euro o il cestino per il pane da 450 euro. Antonio ha invitato anche Lippi. Per fargli un dispetto.


Domenica 20 giugno
- Dopo il pareggio con la Nuova Zelanda, la Nazionale rischia il passaggio del turno. Comincia bene la luna di miele per Cassano.
- La Principessa di Svezia sposa il suo personal trainer. Fitness oblige.
- A causa delle aggressioni, Roma perde il 30% del turismo gay. Il che è paradossale per una città famosa per i Fori.


Lunedì 21 giugno
- Travaglio dovrà risarcire Schifani con 16mila euro per averlo paragonato a un lombrico. Soldi ben spesi.
- Mentana a un passo dalla firma con La7. L’unico rischio è che lo batta sul tempo Napolitano.
- Alcuni giovani del PD scrivono a Bersani perché non vogliono essere chiamati “compagni”. Preferirebbero “Ehi, raga!”


Martedì 22 giugno
- Il Sindaco dell’Aquila chiama i direttori delle principali testate a visitare il centro storico abbandonato. Commozione dei giornalisti in mezzo a tutte quelle macerie: a molti hanno ricordato la redazione del TG1.
- “So per certo che la maggioranza degli italiani è d’accordo con me sulla necessità della legge sulle intercettazioni.” dichiara Berlusconi. Vi chiedete come fa ad esserne sicuro? Ascolta le telefonate.
- Grande affluenza a Pomigliano per il referendum a favore dell’accordo tra Fiat e sindacati. Lavoratori di tutto il mondo, punitevi!


Mercoledì 23 giugno
- Secondo un eminente scienziato australiano, la razza umana si estinguerà nei prossimi cento anni. Ma solo cinquanta se sei del PD.
- Berlusconi desidera che sulla sua tomba vengano scritte le parole: “Fu un uomo buono e giusto, forte e dolce”. Certo che questo c’ha proprio la lapide come il culo!
- Il debutto della Canalis in una serie tv americana è stato duramente stroncato dalla critica. A nulla le è valso studiare recitazione col metodo Swarowski.

28 giugno 2010

Brancher: Telepatia dan San Vittore



Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Argomento della puntata il caso Brancher e la sua richiesta, poi revocato, di legittimo impedimento e il ruolo di Napolitano nello sviluppo dei fatti. Seconda parte della puntata dedicata alla vicenda Favata, sul nastro Fassino-Consorte, intercettati durante l'inchiesta sulla scalata alla Banca Antonveneta e il coinvolgimento del Presidente del Consiglio Berlusconi nella vicenda.

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Dicono di noi: Le Monde - Francia

In Italia non esiste più una vera informazione, se non in sparuti casi. Allora non ci resta che scoprire quello che succede nel nostro Paese andando a spulciare dai quotidiani esteri, dove i giornalisti sono tutt'altro che imbavagliati. Qualche giorno fa, il giornale francese Le Monde scriveva che l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania è tutt'altro che finita.

16 giugno 2010, Napoli di nuovo sommersa dai rifiuti - Bidoni della spazzatura traboccanti di rifiuti, sacchi di plastica sparsi per le strade: Napoli si è di nuovo ritrovata invasa, mercoledì, da mucchi di rifiuti, in seguito ad uno sciopero di 24 ore proclamato il giorno precedente dai servizi di pulizia della città meridionale. La partecipazione allo sciopero nella provincia di Napoli ha raggiunto, secondo gli organizzatori, il 93%, mobilitando in totale circa 5mila persone che hanno protestato contro il ritardo nel pagamento dei loro salari e chiesto la messa in atto di un piano industriale per la Sapna, la società pubblica di gestione dei rifiuti.
Lo sciopero è stato seguito anche dai dipendenti dell’azienda privata di raccolta dei rifiuti Asia. Ma lo spettro di uno sciopero prolungato è stato allontanato dopo una riunione in comune a Napoli, in seguito alla quale la Regione Campania, la provincia di Napoli e il Comune si sono impegnati nell’organizzazione di una concertazione.

Dito puntato contro la Camorra
All’inizio di marzo, la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva richiamato l’Italia, accusata di non disporre ancora di una rete adeguata per eliminare i rifiuti nella regione di Napoli, ricordando i rischi per la salute e i danni all’ambiente. La Camorra è accusata da anni di essere responsabile della situazione poiché si è infiltrata nel mercato redditizio della gestione dei rifiuti.
In seguito ad un accumulo straordinario di rifiuti nel comprensorio di Napoli, la Commissione europea aveva introdotto nel 2007 un ricorso in giustizia contro l’Italia, per non aver creato nella regione una rete di smaltimento conforme alla legge.
Il capo del governo italiano Silvio Berlusconi aveva proclamato nell’estate del 2008 che la “fase drammatica” della crisi dei rifiuti era terminata, ma che una risoluzione definitiva del problema avrebbe richiesto altri tre anni. Migliaia di tonnellate di immondizia non raccolte si accumulano regolarmente a Napoli e in Campania, a causa di malfunzionamenti nel sistema di stoccaggio e di trattamento dei rifiuti.


27 giugno 2010

Brambilla: la rossa in rosso

Il budget per il Ministero del Turismo inizialmente era stato fissato a 643mila euro. Ma la Ministra Brambilla ne ha spesi 15.5 miloni, di cui 8.6 solo per il sito ufficiale del turismo italia.it.

Siamo in profonda crisi economica come tutta l'Europa, forse peggio. Ma nonostante non ci sia una lira, anzi un euro, per l'Italia è l'anno del turismo. Almeno secondo la Presidenza del Consiglio dei Ministri che l’8 maggio 2009 per il rilancio del turismo ha deciso di creare un Ministero ad hoc, con a capo la rossa (per i capelli, non per i colori politici) Michela Vittoria Brambilla, rivedendo in grande le proprie previsioni di spesa: dagli iniziali 642.960 euro fissati con Tremonti, il budget per la rampante Ministra è stato portato a 15 milioni e mezzo, con un aumento di soli 14.892.052 euro. Decisamente una cifra notevole per un ministro "senza portafoglio". Tra le spese più interessanti troviamo:
- 3 milioni di euro per "iniziative di rilancio dell’immagine dell’Italia"; oggi infatti, grazie all'eccezionale lavoro della nostra Ministra, il mondo ci stima.
- 2.9 milioni per la "struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia".
- 378.360 euro spesi per il solo trasporto in Italia e all’estero del Ministro e dei responsabili del dicastero nel periodo da maggio a dicembre (già più di metà del budget iniziale complessivo, e quattro volte gli 88.360 euro inizialmente previsti); insomma, più di 47mila euro al mese solo in viaggi.
- 85mila euro per "esperti e incarichi speciali, ivi comprese le indennità e il rimborso spese di trasporto".
- 75mila euro per il funzionamento "della segreteria permanente del comitato mondiale per l’etica del turismo”.
- 72.652,93 euro per uffici e interpreti.
- 22mila euro per le "spese di rappresentanza".
- Ma la cifra più incredibile sono i 8.6 milioni pagati pagati per la resurrezione del sito www.italia.it, portale del Turismo, già inaugurato da Lucio Stanca con un investimento faraonico di 45 milioni di euro e chiuso l’anno seguente da Francesco Rutelli (all’epoca ministro ai Beni Culturali), per l’evidente scarso rapporto tra costo e benefici. Ma nonostante aver speso queste cifre faraoniche semplicemente per ridar vita al sito, il popolo della rete sembra non apprezzarlo, collocandolo al 4562° posto del rank italiano e al 184.594° di quello internazionale, ben al di sotto dei portali turistici degli altri paesi e anche del sito www.enit.it, sito ufficiale dell'Agenzia Nazionale del Turismo. Ma perchè italia.it è così bisfrattato?

26 giugno 2010

La giungla degli emendamenti salva-cricca

A Palazzo Madama l'altro giorno sono arrivati un paio di simpatici scatoloni, contenenti una dozzina di mega faldoni cartacei. Si tratta dei 2.550 emendamenti alla legge Finanziaria: una salva impressionante di deroghe (o di tentativi di deroga) ai mitici tagli, per salvare piccole sacche di privilegi, enti degli amici, finanziamenti vari ai sottopoteri locali. Qui un sunto dei "migliori" emendamenti pervenuti alla Commissione Bilancio del Senato. Allacciate bene le cinture di sicurezza prima di procedere alla lettura.

Fate la carità al consigliere provinciale
Poveri consiglieri circoscrizionali: gente che sicuramente non verrebbe più remunerata a sufficienza dalla manovra di Tremonti. Fortunatamente per garantire a questo esercito di mini amministratori locali un adeguato compenso, si sono mossi i senatori del Pdl Stefano De Lillo e Domenico Gramazio, la cui proposta di emendamento ripristina la situazione precedente. D'altro canto De Lillo è il capostipite di una famiglia di politici romani, consiglieri e assessori che hanno tutti iniziato in circoscrizione. Li chiamano i Kennedy dell'Aurelio. Ai consiglieri comunali e provinciali invece hanno pensato i senatori abruzzesi Andrea Pastore e Paolo Tancredi (sempre Pdl), che propongono di sostituire la parola "quinto" con "quarto". Un' inezia: si tratta di un quarto dell'indennità massima prevista per i consiglieri rispetto a quella del sindaco o del presidente. Se il sindaco guadagna 2.000, con questo emendamento il consigliere passa dai 400 ai 500 euro. Calcolando l'esercito di consiglieri comunali e provinciali in Italia, l'aumento di spesa per le finanze pubbliche sarebbe significativo, ma i senatori Tancredi e Galioto ci tengono a precisare: sia chiaro, la disposizione non si applica ai comuni superiori a 250 mila abitanti e alle province con popolazione superiore a un milione. Insomma, per qualche motivo ignoto, per i proponenti è giusto che i consiglieri degli enti locali più piccoli guadagnino, in proporzione, un po' di più. E' bene ricordare che il Senatore Tancredi è lo stesso che giorni fa rilanciò il condono edilizio, anche per gli abusivismi in aree protette, giustificandosi poi, una volta cassato dal suo stesso partito, che non è che legge tutti gli emendamenti prima di firmarli, anche se guarda caso nel primo condono edilizio del 2001 era tra i firmatari. Una domanda sorge quindi spontanea: Tancredi questo emendamento l'avra letto prima di metterci la sua firma in calce?

25 giugno 2010

Dialogo sulla natura

Il disastro nel Golfo del Messico è l'ultimo dei tanti segnali che il mondo ha urgentemente bisogno di una nuova politica energetica, che deve necessariamente correre accanto a una nuova politica alimentare. L'industrializzazione dell'agricoltura e la produzione spinta hanno imposto un modello con monocolture intensiva e agricoltura in ogni angolo del pianeta, con la conseguente mercificazione e svalorizzazione del cibo.
Secondo l'economista Jeremy Rifkin, presidente della "Foundation on Economic trends", che da decenni studia gli impatti dei cambiamenti scientifici e tecnologici sull'economia, la società e l'ambiente, la base primaria dell'economia del mondo è la fotosintesi. La razza umana è la specie più giovane della terra in quanto esistiamo da "soli" 175mila anni; l'uomo rappresenta solo lo 0.5% di tutta la biomassa del pianeta, ma sfruttiamo il 24% della fotosintesi globale. Siamo dei mostri che stanno divorando giorno dopo giorno questo pianeta. Se le previsioni di un aumento della popolazione mondiale fino a 10 miliardi nei prossimi 20-30 anni dovessero risultare corrette, arriveremmo a utilizzare il 50% della fotosintesi globale solo per il sostentameno di una sola specie, la nostra, a discapito di tutte le altre specie terrestri. Questo è assolutamente insostenibile.
L'avvento di internet nell'era modera, dove ognuno crea la propria informazione e la condivide, rappresenta una comunicazione distribuita che potrebbe porre la base per una nuova rivoluzione industriale. La gente, in aprticolare i giovani, hanno oggi una visione globale e orizzontale del mondo, ma soprattutto sta nascendo un maggior interesse e preoccupazione verso il proprio futuro. Questo sta portando a un rilancio delle energie rinnovabili, che vengono anche definite "energie distribuite" in quanto sono presenti in ogni metro quadrato del pianeta e ognuno di noi vi potrebbe accedere: il sole che splende su tutta la Terra ogni giorno, il vento che soffia quasi ovunque, il calore sotterraneo per la geotermia, i rifiuti agricoli e forestali che sono sempre utilizzabili per produrre energia, l'idroelettrico, il moto delle maree, la raccolta differenziata di rifiuti. Poi ci sono le energie d'élite, carbone, gas, petrolio e uranio, presenti soltanto in alcune zone del pianeta, il cui utilizzo richiede enormi investimenti e impegni di carattere geopolitico. Convergenza tra comunicazione e energia distribuita, questa è la terza rivoluzione industriale.

24 giugno 2010

Il crimine paga


Aggiornamento: La difesa di Aldo Brancher, il neoministro imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Banca popolare italiana (Bpi), in calendario per sabato prossimo, 26 giugno, ha eccepito in base alla legge sul legittimo impedimento. A questo punto è probabile che i giudici stralcino la posizione del ministro e proseguano il processo per la moglie, anch'essa imputata. I legali di Brancher fanno riferimento al Lodo Alfano che consente il rinvio dei processi per il presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Ora è chiaro e palese qual era il motivo per cui era necessario creare questo nuovo ministero: fare un favore a un vecchio amico! Vergogna! Italia, dove hai messo la tua coscienza e la tua dignità??

22 giugno 2010
Anche oggi in Italia ha trionfato la meritocrazia. Poco dopo le 13, alla presenza di Berlusconi, del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, del Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato con la sua solita mano lesta il decreto di nomina dell'Onorevole Aldo Brancher a "Ministro per l'attuazione del Federalismo". Brancher ha giurato, come da rito, "di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente le sue leggi e di esercitare le mie funzioni nell'esclusivo interesse della Nazione". La presenza di questi due Ministri è già paradossale e grottesca di per sè: il Ministro dell'Economia, perchè in tempo di crisi e tagli barbari, un nuovo dicastero non fa mai male alle spese dello Stato, considerato quanto siano bassi i costi della politica in Italia; e poi c'è il Ministro della Semplificazione, quale modo migliore di un nuovo ministro per semplificare le normative, dal momento che esiste già un Ministero per i rapporti con le regioni?? Ora i Ministri competenti per la riforma federale sono quattro. Decisamente più efficace ora. Ma questo ancora non è nulla. Uno sguardo alla biografia di Brancher ci ricorda che questo figuro è stato tre mesi in carcere ai tempi di Mani Pulite, e poi condannato in primo e secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. Chiunque di quella combriccola sarà pronto a dire che Brancher è innocente e illibato, in quanto alla fine è stato assolto. Ma non è affatto vero, non si tratta di assoluzione. La grazia arriva dalla Cassazione, ma solo in virtù della prescrizione del reato di finanziamento illecito ai partiti, mentre per il falso in bilancio sappiamo tutti come andò: il primo governo Berlusconi depenalizzò il reato (Legge 61/2002).

Soffocati dallo smog

Presentati i dati sulla qualità dell'aria di 221 città europee riferiti agli anni 2004-2008. La maglia nera alla città bulgara di Plovdiv, seguita da Torino, Brescia e Milano. Tra le prime 30 città europee più inquinate, 17 sono italiane. In testa alla graduatoria del biossido di azoto c'è Napoli, mentre Torino è la città europea con la situazione peggiore per la presenza nell’aria di ozono.

L’Istat ha presentato i risultati di un'analisi sulla qualità dell’aria nelle città europee, riferiti agli anni 2004-2008, desunti dal database AirBase dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA). I dati sono sintetizzati in un unico indicatore, definito dal numero medio di volte in cui si superano i limiti di legge delle concentrazioni di inquinanti. Le città europee prese in considerazione sono in totale 221, di cui 23 italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Trento, Perugia, Pescara, Padova, Brescia, Modena, Prato, Parma, Reggio nell’Emilia, Ravenna, Rimini, Bergamo, Forlì, Novara.
Nel 2008, nella classifica delle prime 30 città con il livello più basso di qualità dell’aria, la città bulgara di Plovdiv si attesta al primo posto, seguita da Torino, Brescia, Milano e Sofia. All’opposto, i primi cinque posti della graduatoria delle 30 città più virtuose, sempre per la qualità dell’aria, sono tutti occupati da città del Nord-Europa: Tallinn in Estonia, Stoccolma, Lund e Malmoe in Svezia.
La città bulgara di Plovdiv, con 208 giorni nel 2008, si colloca al primo posto anche per il numero di giorni di superamento del valore limite del PM10 fissato a 50 mg/mc. Torino è invece la città europea con la situazione peggiore per la presenza nell’aria di ozono troposferico, che costituisce un componente importante dello smog fotochimico, dannoso sia per gli esseri umani, in particolare per le vie respiratorie, sia per piante e animali; Torino ha infatti superato per 77 giorni il valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 mg/mc. Napoli figura in testa alla graduatoria europea per il valore più elevato di concentrazione annua di biossido di azoto (66,6 mg/mc, al di sopra del valore limite di 40 mg/mc), considerato tra i responsabili delle piogge acide, che aumentano l'acidità dei terreni e la solubilità di alcuni ioni metallici, e contribuiscono al degrado dei monumenti.
Tra le prime 30 città europee maggiormente inquinate, più della metà (17) sono italiane. Palermo è la città italiana con la migliore qualità dell’aria nel 2008. Le città europee con la qualità dell’aria migliore sono Tallinn in Estonia, le città svedesi di Stoccolma, Lund e Malmö e Rostock in Germania.
Fra le capitali dei 23 stati dell’Unione europea presi in considerazione, Roma si colloca al 181-esimo posto su 221. Tallinn, Stoccolma, Helsinki e Dublino si collocano nei primi 10 posti tra le più virtuose. Amsterdam si colloca all’81-esimo posto, Londra al 108-esimo, Berlino al 119-esimo, Parigi al 127-esimo.
Nella classifica per Paese, costruita utilizzando i dati delle città presenti nell’analisi, ponderati con i valori della rispettiva popolazione, la Bulgaria risulta il Paese con il valore peggiore di qualità dell'aria, 2 volte sopra i parametri di legge. Seguono Grecia con 1.5, Italia con 1.4 e Romania con 1.1. I Paesi che presentano i valori migliori dell’indice sono in larga parte quelli del Nord Europa: Estonia, Svezia, Finlandia, Danimarca. A livello di macro-regione europea, l’analisi evidenzia che i paesi dell’Europa Mediterranea sono quelli con la peggiore qualità dell’aria, seguiti dai paesi dell’Europa Centrale; all’opposto la situazione è migliore nell’Europa Occidentale e ancor di più nell’Europa del Nord.

Scarica i dati delle 30 peggiori città o di tutte le 221 città europee prese in considerazione dalla ricerca dell'Istat.

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23 giugno 2010

Corte Costituzionale: la legge sul nucleare anticostituzionale

La Corte Costituzionale con la sentenza 215/2010 del 09/06/2010 dichiara incostituzionale l'articolo n.4 (comma 1, 2, 3, 4) della legge n.102 del 3 agosto 2009, "Interventi urgenti per le reti dell'energia", ovvero il primo atto legislativo del nostro Governo per la costruzioni di centrali nucleari. A sollevare la questione presentando il ricorso erano state Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento, quest'ultima in quanto, appunto, dotata di particolari autonomie. Il quarto articolo del decreto legge sul nucleare diceva, riassumendo, che la costruzione delle centrali nucleari era faccenda urgente e indispensabile, che essa sarebbe stata realizzata con capitali privati, o prevalentemente privati, e che il Governo avrebbe potuto istituire commissari straordinari con poteri esclusivi e totali a proposito dell’ubicazione delle centrali  ("Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico [...] individua gli interventi relativi alla produzione dell'energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari). La Suprema Corte ha quindi stabilito che l’urgenza delle centrali nucleari non si concilia con il ricorso ai capitali privati per costruirle: un’azienda investe dove e quando le conviene, non al comando di un decreto legge. Inotre, poichè la csotruzione di nuove centrali nucleari sono iniziative di rilievo strategico, "ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime". Ma se lo Stato non si muove in prima persona, le centrali nucleari non sono poi così urgenti. E di conseguenza “non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”. Questo purtroppo non è uno stop definitivo al nucleare; la sentenza della Corte Costituzionale infatti sancisce semplicemente che le Regioni possano disattendere la possibilità di costruire centrali nucleari. Il governo aveva presentato come esigenza improcrastinabile la costruzione delle nuove centrali, ma grazie a questa sentenza ciascuna Regione potrà  decidere autonomamente, in quanto si è riconosciuto che la costruzione di centrali nucleari non è urgente, tantomeno necessaria. Ad esempio, se una regione come il Piemonte, dove il neo-presidente Cota asservito ai suoi padroni ha ritirato il decorso presentato dalla vecchia giunta, fosse in accordo con lo Stato sulla ubicazione della centrale nel suo territorio, non vi sarebbe alcun impedimento. Questa sentenza non è quindi la soluzione definitiva, ma un passo avanti enorme.
Inoltre ieri, la Corte Costituzionale si è pronunciata sul ricorso contro il ritorno al nucleare presentato da 11 regioni italiane che verte principalmente sulla mancata previsione della necessità di un’intesa con le Regioni e gli enti locali a proposito dell’ubicazione delle centrali nucleari. Restiamo in attesa della pubblicazione della sentenza. Nel frattempo non possiamo ignorare il silenzio tombale al riguardo, nessun organo di informazione ha dato notizia della cosa. Non certo una sciocchezzuola, visto che questo Governo ha impegnato mesi della sua propaganda politica nel convincere noi Italiani che il nucleare era cosa buona e giusta. E stiamo parlando di nucleare, non della ricetta dei biscotti.
Ma la sentenza circola in rete e sta rimbalzando da un sito all'altro. E questa è inoppugnabile, la fonte è il sito ufficiale della Corte Costituzionale. Il bavaglio non vi basterà. La rete corre più veloce di voi!

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22 giugno 2010

Veleni nel piatto

Frutta e verdura sono davvero un toccasana per la nostra salute? Medici e nutrizionisti consigliano di mangiarne almeno 5 porzioni al giorno, ma se andiamo a leggere il rapporto di Legambiente "Pesticidi nel piatto 2010", le possibilità di inghiottire contemporaneamente qualche veleno non sono così rare. I pesticidi sono largamente utilizzati in agricoltura, per difendere le colture da parassiti, insetti, funghi ed erbe infestanti. Tuttavia, il fatto che consentano di preservare la naturale crescita delle colture non ci autorizza a farne un uso spropositato. L'esposizione diretta o indiretta delle persone e dell'ambiente a tali sostanze, infatti, può avere effetti negativi, quali disturbi cronici e a lungo termine, particolarmente preoccupanti nei bambini, nelle persone anziane e nei lavoratori esposti spesso a tali sostanze.
La normativa, almeno per il momento, non si esprime rispetto al cosiddetto multi-residuo, ovvero campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui di pesticidi, e la definizione stessa dei limiti di massimo residuo (LMR) si basa solo sui singoli residui. La carenza legislativa è evidente se si considera che rispetto allo scorso anno, le analisi hanno evidenziato una maggiore presenza di campioni multi-residuo (+3%). Per la prima volta rispetto a quanto visto in passato, è la verdura a presentare le maggiori irregolarità, ma è sempre la frutta a presentare la più alta percentuale di campioni multi-residuo (26,4%): pericolosamente alte le percentuali per pere (45%), uva (43.8%) e fragole (40.9%). Vino e pane sono invece i prodotti alimentari derivati che presentano le principali irregolarità: rispettivamente dell’1.9% e dell’8.8%, mentre miele e vino presentano il maggior numero di residui. Un dato inquietante è la presenza di residui di pesticidi vietati per legge da ormai diversi anni, come in Friuli Venezia Giulia, dove in un campione di insalata è risultato contaminato da tracce di DDT, mentre tre campioni di vino sono contaminate da Procimidone, anch'esso altamente pericoloso. Inoltre, quest'anno per la prima volta sono stati analizzati campioni di origine animale (carni, latticini e uova), con percentuali di contaminazione tra lo 0.7 e il 18.8%, soprattutto per diossine e PCB; particolare preoccupazione si può esprimere per il latte, che registra percentuali medie di contaminazione intorno al 10%, nel quale questi composti diossina-simili, altamente lipofili, si accumulano facilmente, e possono facilmente arrivare ai bambini, anche attraverso il latte materno.
Uno studio recente pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha dimostrato una stretta correlazione tra lo sviluppo del morbo di Parkinson e l’esposizione prolungata a pesticidi.

Libera Satira in Libero Stato - parte 2

Sabato 12 giugno 
- Berlusconi attacca di nuovo i giudici, questa volta su FaceBook. Ha anche aperto il gruppo “A chi gli stanno sulle balle quelli di Magistratura Democratica metta un dito qua sotto”. 
- Ratzinger chiede perdono per i casi di pedofilia. Per penitenza, resterà tre anni senza Zecchino d’Oro. 
- Carlo De Benedetti ha definito Berlusconi l’Alberto Sordi della politica. Anche se, per esser precisi, uno è famoso per aver fatto ridere il mondo impersonando i peggiori difetti dell’italiano medio... mentre l’altro era solo un attore. 

Domenica 13 giugno 
- Visita lampo di Berlusconi a Sofia. Neanche il tempo di un editto bulgaro. 
- Gattuso rivela che questo sarà il suo ultimo mondiale. Ormai ha quasi completato la sua collezione di menischi stranieri. 
- Proposta del PdL: al posto della gita scolastica, mandiamo gli studenti a pulire parchi e spiagge. Tanto, già che vanno per scopare... 

Lunedì 14 giugno 
- Mondiali di calcio. Potrebbe essere un debutto bagnato quello della nostra Nazionale. Non tanto per le precipitazioni, quanto per l’incontinenza. 
- Settemila turisti, tra cui molti italiani, da giorni sono bloccati da uno sciopero generale in Polinesia. La Farnesina ha già approntato un’Unità Anticrisi per quando si renderanno conto della cazzata che hanno fatto a tornare. 
- Berlusconi sostiene che le donne fanno la fila per sposarsi con lui. O almeno: questo è quello che gli ha fatto credere Tarantini. 

Martedì 15 giugno 
- La Presidenza del Consiglio si costituisce parte civile al processo contro la “cricca” del G8. Comunque vada, sarà un successo. 
- Fini detta l’agenda della Camera: prima la manovra correttiva, poi la legge sulle intercettazioni. Quindi, riforma presidenzialista e invasione della Polonia. 
- Radio Padania gufa contro la nazionale italiana. Invitiamo il Presidente del Consiglio a grattarsi Maroni. 

Silvio & friends

Ognuno si scelga gli amici che vuole. Siamo tutti liberi di farlo, Berlusconi compreso. Ma se i suoi amichetti che diventano ministri o responsabili a diversi livelli della "macchina statale" sono puntualmente immersi in qualcosa di marcio o poco chiaro, allora qualche problema dovremmo incominciare a porcelo. E' il nostro Premier che non si sa scegliere le amicizie? Forse è ingenuo e se ne approfittano di lui, come disse per Scajola? O forse li sceglie invece con sapienza e meticolosità? Solo nell'ultimo governo, Berlusconi si è scelto 2 ministri pregiudicati: Umberto Bossi, per finanziamento illecito e istigazione a delinquere, e Roberto Maroni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Sorvoliamo sul quante volte questi personaggi della Lega abbiano minacciato di imbracciare il fucile, di fare seccessioni padane e i vilipendi vari alla bandiera e ai simboli dello Stato Italiano. A questi si aggiungono 5 ministri inquisiti o imputati; l’ultimo, Brancher, aggiunto per fare cifra tonda. Il coordinatore dei Servizi segreti De Gennaro l’hanno appena condannato in appello per il G8. I suoi ex capi dei servizi, Pollari e Mori, sono imputati rispettivamente per peculato e favoreggiamento alla mafia. Il suo cappellano don Gelmini va a processo per molestie sessuali. E il suo pappone di fiducia Giampi Tarantini per spaccio di coca. Il suo commissario Agcom, Innocenzi, è sotto inchiesta per favoreggiamento, insieme al direttore del Tg1 Minzolini. Suo fratello Paolo Berlusconi, già pregiudicato, è di nuovo indagato per ricettazione per la vicenda del nastro Fassino-Consorte. Sulla faccenda dovrà testimoniare malvolentieri il suo avvocato On. Ghedini. Il coordinatore del suo partito, Verdini, è indagato un po’ dappertutto con la Cricca, mentre l’ex coordinatore Scajola è ancora lì che cerca chi gli ha pagato la casa. Dopo di loro, in seconda fila i big del Partito del fare e dell'amore. Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è indagato per abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata. Guido Bertolaso, l’uomo che insegnava la protezione civile agli americani e fermava le catastrofi con le nude mani, è indagato per corruzione. L’ingegner Lunardi, che Berlusconi presentò a Porta a Porta come l’homo novus della politica del fare, il fulmine di guerra che avrebbe sbloccato le grandi opere, ora scopriamo che anche lui faceva e riceveva favori dalla Cricca ed è indagato per corruzione. Lucio Stanca, ex ministro dell’Innovazione tecnologica, che dal 2001 al 2006 passò talmente inosservato che a volte era difficile ricordarsi della sua presenza, nel 2008 fu recuperato come amministratore delegato di Expo 2015, anche se è già deputato, ma ora pare che dovrà sloggiare pure da lì: dopo che Tremonti gli ha tagliato i fondi, commissariato le deleghe e asportato lo stipendio, la presidente Bracco gli ha inviato un’ingiunzione di sfratto per scarso rendimento. Ovviamente fa capo a tutti Berlusconi stesso, desiderato un po' da i giudici di tutta Italia.
E insieme all'onestà dei nostri politici, crollano uno dopo l'altro i miracoli dell'era berlusconiana. Quello della ricostruzione de L’Aquila è una tragica barzelletta: si sbriciolano anche le casette della leggendaria New Town a prova di bombardamenti, inaugurate in pompa magna. Il miracolo dei rifiuti scomparsi in Campania funziona a tal punto che ora la monnezza rispunta pure a Palermo.
Intanto la legge bavaglio è talmente sfigurata che non la riconoscono più nemmeno i mafiosi. Ma Berlusconi insiste: "Approviamola comunque". Come viene viene. Ormai è un pugile suonato che mena fendenti all’aria. Se non fosse che l’altro pugile ha abbandonato il ring, rischierebbe persino di perdere la partita. Eppure l'Economist il giusto consiglio lo aveva dato ormai diverso tempo fa.

Tratto da il Fatto Quotidiano del 20 giugno 

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21 giugno 2010

Dell'Utri: assoluzione ad personam?


 guarda la seconda parte, guarda la terza parte

Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Argomento della puntata, il processo di appello al senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. I legali del senatore hanno concluso le arringhe difensive chiedendo l'assoluzione del politico. La Procura generale, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 11 anni del senatore. Giovedì 24 giugno i giudici della Corte d'Appello di Palermo entreranno in camera di consiglio. La sentenza e' prevista tra il 25 e il 26 giugno.

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20 giugno 2010

L'uomo che abbracciava gli alberi

Josè Saramago è scomparso il 18 giugno. Il Premio Nobel (1998), oltre essere un monumento della letteratura, irriverente verso l’autorità e profondamente intriso di umanesimo, era allo stesso tempo un fervente sostenitore della campagna di Greenpeace "Scrittori per le foreste", che si propone di diffondere tra editori ed autori l'impegno ad utilizzare carta sostenibile, ovvero non proveniente dal taglio indiscriminato delle foreste vergini. Greenpeace ricorda Saramago pubblicando la bellissima lettera che scrisse dopo la sua adesione alla campagna.

L’uomo che abbracciava gli alberi 
Sono nipote di un uomo che, presentendo che la morte lo attendeva all’ospedale dove lo stavano portando, scese nell’orto e andò a dire addio agli alberi che aveva piantato e curato, piangendo e abbracciando ognuno di essi, come se di esseri amati si fosse trattato. Quell’uomo era un semplice pastore, un contadino analfabeta, non un intellettuale, non un artista, non una persona colta e sofisticata che decideva di lasciare questo mondo con un grande gesto che la posterità avrebbe ricordato. Si sarebbe detto che stava salutando ciò che fino a quel momento era stato di sua proprietà, ma di sua proprietà erano anche gli animali che gli davano da vivere e lui non andò da loro per salutarli. Si accomiatò dalla famiglia e dagli alberi come se per lui fosse stato tutto la sua famiglia. Questo episodio è accaduto, è reale, non è frutto della mia immaginazione. In tanti anni, non avevo mai sentito uscire dalla bocca di mio nonno parola alcuna sugli alberi in generale, e su quelli in particolare, che non fosse motivata da ragioni pratiche. Inoltre, non avrei potuto immaginare, nessuno avrebbe potuto immaginarlo, che l’ultima manifestazione cosciente della personalità del vecchio uomo avrebbe toccato la linea del sublime. Eppure accadde. Non saprò mai cosa mosse lo spirito di mio nonno in quell’ora estrema, cosa pensò e provò, quale chiamata urgente guidò i suoi passi insicuri fino agli alberi che lo aspettavano. Forse sapeva che gli alberi non possono muoversi, che sono legati alla terra dalle radici e che da queste non possono separarsi, se non per morire. Nel fondo del suo cuore, forse mio nonno sapeva, di un sapere misterioso, difficile da esprimere con le parole, che la vita della terra e degli alberi è una sola vita. Né possono gli alberi vivere senza la terra, né può la terra vivere senza gli alberi. Qualcuno afferma persino che gli unici abitanti naturali del Pianeta siano essi, gli alberi.

Un caffè per la natura

I parchi nazionali e le aree marine protette costano agli italiani quanto un caffè all'anno, ma la manovra finanziaria approvata dal governo e in discussione al Parlamento prevede la riduzione dei costi addirittura del 50%. In queste ore le associazioni ambientaliste e del mondo dei parchi hanno consegnato le proposte di emendamento alla Commissione Bilancio del Senato, per chiedere di modificare il decreto, perché ci sia un futuro della conservazione della natura in Italia. Per i parchi infatti la riduzione stimata dei costi non è superiore a 20 milioni di euro all'anno, a fronte della paralisi, del blocco e quindi della chiusura degli enti parco nazionali e dei consorzi di gestione delle aree marine protette. Riducendo lo stanziamento ordinario annuale del 50%, infatti, si andrebbe molto al di sotto delle spese accertate necessarie per la quotidiana sopravvivenza. Risultato? Fine dei controlli ambientali, fine della prevenzione anti-bracconaggio, fine del monitoraggio continuo di biodiversità e dissesto idrogeologico, fine della tutela delle principali sorgenti su Alpi ed Appennini, fine della accorta gestione di fiumi e paludi, montagne e pianure, colline e foreste, per non parlare dello straordinario patrimonio marino e di beni culturali ricompresi nei gioielli naturali del Paese. Il problema vero è che non si tratta di una riorganizzazione, di una ristrutturazione, di una semplificazione, ma semplicemente di una morte annunciata per anoressia.
Qual è il progetto del Governo per i parchi? Quale il loro ruolo in un auspicato quadro di riordino e riforma degli enti pubblici? Quale la ricetta per aumentare la loro efficacia, la loro già notevole capacità di attrazione di fondi comunitari e di fondazioni bancarie? Non è dato sapere. L'unica certezza è che la manovra finanziaria prevede che entro due mesi dall'approvazione, quindi a fine luglio, il Ministro dell'ambiente debba ridurre del 50% lo stanziamento per i parchi e le riserve dal 2011 e per gli anni futuri.
Anche nel migliore modello gestionale del mondo, quello USA, i parchi non si autofinanziano completamente, così come i migliori musei del mondo. Allora perché questo dovrebbe avvenire in Italia? Chiediamo che gli enti gestori delle aree naturali protette, di cui alla legge n. 394/91, siano esentati dalle misure della finanziaria e che si discuta in Parlamento per approfondire la realtà della natura gestita in Italia (oasi, riserve, parchi, aree marine) al fine di cogliere i lati positivi ed innovativi di una gestione spesso creativa e capace, oltre che esaminare i non pochi problemi presenti ed individuarne la cura.
Sarebbe davvero incredibile che un Paese culla di civiltà, culture e natura come l'Italia dovesse sciogliere i propri parchi nazionali e le altre aree protette alle soglie del suo 150° anniversario di fondazione e proprio nell'anno internazionale per la biodiversità.
394 associazione nazionale dipendenti aree protette, Aidap associazine italiana direttori e funzionari aree protette, AIGAP associazione italiana guardaparco, CTS, Istituto Pangea onlus, FAI, Federparchi, Italia Nostra, LIPU, Legambiente, Marevivo, Unione per i parchi e la natura d’Italia, WWF.

Fonte: Legambiente

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19 giugno 2010

Who is Silvio Berlusconi?

Nel 2007 la Wide Angle TV, supportata dalla PBS, girò il documentario "Who is Berlusconi?". Il Premier viene presentato come "una persona che unisce potere politico di G. Bush, influenza sui media di Rupert Murdoch, ricchezza e ambizione di Ross Perot e Steve Forbes". La trasmissione analizza gli effetti del potere di Berlusconi sulla politica e sui media italiani, in un Paese dove le partite di calcio sono più seguite dei processi a carico del suo Primo Ministro. Questa inchiesta ovviamente non è mai stata trasmessa in Italia.
Berlusconi fece il suo ingresso in politica dopo la stagione di Mani Pulite, proponendosi come l'uomo che avrebbe riportato l'Italia sulla retta via. Giovanni Sartori, considerato il più grande politologo italiano e professore emerito della prestigiosa Columbia University e dell'Università di Firenze, intervistato disse in proposito "Possiede metà della televisione italiana e controlla l'altra metà di reti statali, controlla la pubblicità fondamentale nel settore, condiziona gran parte della stampa. Controlla tutti i media, è in ogni attività importante, controlla le banche. Possiede tutto il Paese. E' incredibile.[...]In nessuna teoria democratica si mette in dubbio il fatto che una delle caratteristiche della dittatura sia il monopolio dell'informazione. In italia c'è quasi il monopolio dell'informazione, Berlusconi ne possiede il 90%. Cosa fa alla democrazia? La distrugge nella sostanza.". Il compianto Enzo Biagi invece sostenne nell'intervista che "Berlusconi era entrato in politica per superare un momento di crisi personale, altrimenti l'avrebbero fatto saltare in aria e avrebbe avuto noie giudiziarie. Me lo riferì lui stesso".
Nel 2001 Berlusconi divenne l'uomo più ricco d'Italia: possedeva le principali casa editrici e agenzie pubblicitarie, il vincente Milan, Banca Mediolanum, compagnie assicurative e tre delle sette televisioni nazionali, ma come sostiene da ormai quasi 10 anni Marco Travaglio, nessuno ha ancora chiarito la sospetta provenienza dei suoi capitali.
L'influenza di Berlusconi sui media italiani non di sua proprietà è stato un continuo crescendo negli anni e tristemente famoso fu l'"editto bulgaro", quando durante un viaggio in Bulgaria nel 2002, il Premier sostenne che personaggi come Santoro, Luttazzi e Biagi avevano fatto un uso criminoso della tv di stato. La dirigenza Rai obbedì prontamente e i tre furono cacciati. Biagi in proposito sostenne: "La RAI non è più una televisione statale, è governativa. Se davvero avessi fatto un uso criminoso della televisione sarei pronto a risponderne davanti alla legge".
Nel 2003 il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli si dimise in seguito a forti pressioni esercitate da Berlusconi sul quotidiano affinchè assumesse una linea filogovernativa, perchè, come sostiene Sartori "vuol far tacere fino all'ultima voce fuori dal coro". Già nel 2002, Roberto Natale, segretario del sindacato che rappresenta 1400 giornalisti RAI, era convinto che Berlusconi stesse distruggendo intenzionalmente la televisione pubblica. La RAI infatti continuava a perdere ascolti e introiti pubblicitari nei confronti di Mediaset. Per quanto riguardava invece l'informazione, si avvertiva una pressione ancor più forte nei confronti dell'autonomia e della libertà dei giornalisti. Un chiaro esempio fu il periodo dello scoppio della guerra in Iraq, quando i giornalisti RAI furono costretti a sostenere la politica militare del Governo, la famosa bandiera della pace non poteva essere inquadrata e il termine pacifista fu sostituito con disobbediente.

17 giugno 2010

Bastardi ipocriti

Gli "onorevoli" che siedono nel Senato della Republica Italiana nell'attuale XVI legislatura sono 322. Sorvoliamo momentaneamente sul fatto, sul quale si potrebbe aprire una lunga discussione, che 7 di loro abbiano come titolo di studi la licenza media e 78 (24%) non posseggano una laurea. 28 Senatori della Repubblica sono iscritti all'albo dei giornalisti o dei giornalisti pubblicisti. Molti di loro sono iscritti nelle file del PdL e hanno quindi votato a favore della Legge bavaglio. Andiamo un po' a scoprire chi sono questi ipocriti:
- Maurizio Gasparri (giornalista professionista): gasparri@tin.it 
- Alessio Butti (giornalista pubblicista): butti_a@posta.senato.it 
- Giuseppe Ciarrapico (giornalista pubblicista): ciarrapico_g@posta.senato.itè inoltre editore, ma non c'è da meravigliarsi che abbia votato questa legge vergogna, essendo già stato condannato in via definitiva per il crack del Banco Ambrosiano, per truffa aggravata, per finanziamento illecito ai partiti ed attualmente indagato per ‘stalking a mezzo stampa’, reato talmente insolito da aver attirato l’attenzione dei ricercatori dell’università di Cambridge.
- Mauro Cutrufo (giornalista pubblicista): cutrufo_m@posta.senato.it 
- Diana De Feo (giornalista professionista): defeo_d@posta.senato.it, moglie di Emilio Fede
- Antonio Gentile (giornalista pubblicista): gentile_a@posta.senato.it 
- Basilio Giordano (giornalista pubblicista): giordano_b@posta.senato.it 
- Domenico Gramazio (giornalista pubblicista): gramazio_d@posta.senato.it; entroiniziativesociali@libero.it 
- Salvatore Mazzaracchio (giornalista professionista): mazzaracchio_s@posta.senato.it 
- Antonio Paravia (giornalista pubblicista): a.paravia@antonioparavia.it; paravia_a@posta.senato.it 
- Gaetano Quagliariello (giornalista pubblicista): quagliariello_g@posta.senato.it 
- Filippo Saltamartini (giornalista pubblicista): saltamartini_f@posta.senato.it 
- Giacomo Santini (giornalista professionista): santini_g@posta.senato.itgiacosan@tin.it 
- Aldo Scarabosio (giornalista pubblicista): scarabosio_a@posta.senato
Mi preme ricordare che Gasparri e Quagliarello furono tra gli autori dell'abominio dell'emedamento 1707 "salva-pedofili", sui reati sessuali di lieve entità, nascoto nel ddl intercettazioni. Gli indirizzi e-mail sono pubblicati sul profilo di ciascun Senatore, non è stata violata alcuna legge. Lascio a voi la libera scelta di come sbizzarirvi con le loro caselle mail. Questa gente, oltre che votare una legge liberticida, ha dato il proprio appoggio a una legge che va contro il proprio codice deontologico, commettendo probabilmente un illecito disciplinare. A quando i medici che voteranno una legge contro il diritto alla cura e alla salute del paziente?

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16 giugno 2010

Guerra alla crisi

C'è un industra che a quanto pare non verrà minimamente scalfita da questa crisi economica: l'industria della guerra. Mentre gli impiegati statali dovranno nei prossimi 3 anni sacrificare i loro stipendi per versare allo stato 5 miliardi di euro, nella manovra finanziaria succhia-sangue del ministro Tremonti non vi è traccia di tagli agli armamenti. Anzi. Le spese militari nel 2010 ammonterano a 23.5 miliardi di euro, tanto che l'Italia ha raggiunto l'ottavo posto al mondo, mentre tanti altri paesi come la Germania stanno tagliando sensibilmente i costi dell'esercito. In aggiunta a tutto questo, ora sui bilanci dello Stato incombono 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione dei sistemi d'arma, che ipotecano le spese militari italiane da qui fino al 2026. Tutti passati incolumi dalle grandi cesoie del Ministro dell'Economia. Eppure non parliamo di biscottini, ma di cifre astronomiche che il Governo si appresta a pagare all'industria bellica per l'acquisto di armamenti di cui è difficile vederne una vera utilità.
Programma di ammodernamento n. 65: l'Italia si impegna a comprare dagli Stati Uniti 131 cacciabombardieri F-35. Aerei che furono progettati per essere invisibili ai radar. Peccato che nel frattempo i radar si siano evoluti. Totale 15 miliardi di euro, che si aggiungono all'acquisto già programmato di 121 Eurofighter (di cui 80 sono già stati pagati, mancano gli ultimi 41).
Programma n.67 "Forza Nec": una volta ultimato, doterà le forze armate di terra e da sbarco di un sistema molto sofisticato di digitalizzazione. Roba da conflitti ad alta intensità (tipo Vietnam), la guerra in Iraq è considerata a media intensità. C'è qualcosa di grosso in programma?? Per ora siamo alla fase di progettazione, che da sola costa circa 650 milioni di euro. L’esborso finale previsto si aggirerà intorno agli 11-12 miliardi. Poi si aggiungono 6 fregate con un opzione per altre 4, più la portaerei Cavour, costo 5.7 miliardi. Ma come non rinunciare a un paio di sommergibili di nuova generazione, in un Paese che si affaccia interamente sul mediterraneo, dove l'utilizzo di un sommergibile in una guerra navale è alquanto improbabile, spesa prevista 915 milioni. Una cifra minore ma non per questo più sensata sarà spesa invece per comprare nuovi sistemi di anticarro di terza generazione: 120 milioni di euro. E poi vanno aggiunte tante "piccole" altre cose: aerei spia, elicotteri e tecnologie varie. Cifre da capogiro. Tanto che lo stato italiano fa fatica a stare dietro agli impegni presi. E l’industria bellica è costretta a ricorrere alle banche. Con il risultato che l’indebitamento fa lievitare ulteriormente i costi.

15 giugno 2010

C'era una volta la squola..

Mila Spicola è un'insegnante di Palermo. Una docente come tante altre, ma che vive forse una delle realtà più difficile a livello sociale, la periferia di Palermo. La lettera al Ministro Tremonti, trasuda rabbia e disperazione, per una scuola che da anni è soggetta a tagli indiscriminati, ma che con questa manovra finanziaria non garantisce più agli studenti il diritto all'istruzione, soprattutto a coloro che vivono in situazioni di disagio. Una regione, la Sicilia, dove l'ignoranza è un'affare molto pericoloso, perchè l'ignoranza è il cibo, la linfa vitale della mafia. Dopo i tagli agli invalidi, la mannaia si abbatte quindi anche sui disperati. Una disperazione che non può che portarti su strade sbagliate, e le strade sbagliate sono molto pericolose in queste zone d'Italia. E' una rabbia che ti scoppia dentro, che ti stritola le viscere quando leggi che allo stesso tempo vengono approvati bonus di 19mila euro a classe per le scuole private e un aumento di 220 euro al mese per gli insegnanti di religione. E loro lì seduti in Parlamento (quando ci vanno) o a pavoneggiarsi davanti alle telecamere di questi finti giornalisti che non fanno più domande, a decidere il futuro di questo Paese, anzi la condanna a morte.
Questa è la lettera di Mila Spicola, che ho deciso di pubblicare integralmente, perchè è giusto sapere qual è la vera realtà dei fatti e non quelle palle che ci raccontano tutti i giorni.

Ministro Tremonti,
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria.

14 giugno 2010

Il morto che cammina



La non-giustizia italiana
L’Espresso ha pubblicato un rapporto della Corte Europea di giustizia del Consiglio d’Europa nel quale vengono spiegati i veri problemi della giustizia italiana, tanto che il nostro Paese è stato condannato per denegata giustizia. E i motivi non sono quelli sui cui mentirà spudoratamente il Governo, ma bensì il troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve (che continua inspiegabilmente a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio), la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare pegno se questo è privo di fondamento, infiniti formalismi che allungano incredibilmente i tempi, molte condanne che anche quando diventano definitive non vengono eseguite. Insomma è negata la certezza del diritto e la certezza della pena. Il principio di fondo per cui si dovrebbero fare i processi. Ma il Governo per punizione sta tagliando un altro 30% sugli stipendi dei magistrati; certo, i magistrati con decenni di carriera guadagnano bene, ma cosa comporta questo taglio per il magistrato di prima nomina che guadagna naturalmente pochissimo? Come si fa a invogliare i giovani laureati in giurisprudenza ad andare a fare un mestiere così rischioso, ma allo stesso tempo enormemente screditato dalla stampa e ora pure così mal remunerato? Avremo le risposte quando i Tribunali e le Procure saranno vuote perché nessuno ci vorrà andare; al Sud siamo già sulla buona strada, con carenze di personale che toccano punte del 95%. Figuriamoci poi nelle procure in cui spesso si indaga per crimini di mafia, dove nessuno accetterà il rischio di saltare in aria per un misero stipendio. Peccato che il rapporto Cepei, una diramazione del Consiglio d’Europa, smentisca tutte le critiche che vengono continuamente rivolte ai magistrati. Nell'ultimo aggiornamento del 2008, viene valutato il rapporto tra l'efficienza e i compensi dei magistrati: nonostante la propaganda di regime berlusconiana, i nostri magistrati sono i primi in Europa per produttività, ogni anno riescono a chiudere oltre 1.150.000 processi per reati seri, mentre in Germania 864 mila, in Francia 655 mila, in Russia 437 mila, 388 mila in Spagna, 1/3 rispetto a quello che chiudono i magistrati italiani. Eppure paradossalmente ogni giorno nel nostro paese quasi 500 vittime di reati restano senza giustizia per avvenuta prescrizione. La Corte Suprema degli Stati Uniti chiude 120 processi all’anno, l'equiparabile Cassazione italiana 100 mila. Il motivo di fondo sta nel fatto che in Italia ricorrere in Cassazione non costa praticamente nulla, la sentenza non può essere peggiorata e non ci sono multe salate come all'estero se il ricorso è privo di fondamento. E invece si fanno mille ricorsi, il tempo passa e arriva la prescrizione.
Nel frattempo il Ministro Alfano ha istituito l’organismo indipendente di valutazione degli alti dirigenti ministeriali, composto da 3 membri: Angelo Gargani ex giudice, fratello del parlamentare di Forza Italia Peppino Gargani; il Sen. Angelo Giorgianni, coinvolto nei cosiddetti veleni del caso Messina. Ma il terzo è decisamente il più meritevole. Si tratta di un certo Calogero Ceresa detto Lello, compaesano di Alfano, noto alle cronache locali come impiegato alla Provincia di Agrigento, ex Consigliere comunale di Forza Italia, Presidente della sagra "Mandorlo in fiore", ma soprattutto membro del gruppo folcloristico "Valle di Acragas" nonché eccellente suonatore di friscalettu, zufolo tradizionale che accompagnano danze come "e abballu senza sballu, e cantu senza scantu, picchì sugnu contento e la testa all’aria va!" Il suonatore di zufolo dovrà quindi valutare il lavoro dei dipendenti del Ministero della Giustizia. Finalmente un po’ di meritocrazia!
Altri contenuti nella puntata.

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Libera Satira in Libero Stato

Sabato 5 giugno
- Mondiali di calcio per “nazioni non affiliate”. A Malta la Padania batte il Regno delle Due Sicilie. A fine partita, i giocatori si sono scambiati le camicie di forza.
- Allo studio del Governo un condono per i mini-abusi edilizi. Il provvedimento sanerebbe, fra gli altri, il villaggio dei Puffi e la casa di Brunetta.
- Ancora infortuni per la Nazionale di Lippi. Dopo il polpaccio di Pirlo, ci si è messa anche la prostata di Cannavaro.

Domenica 6 giugno
- Calano gli ascolti di "Porta a porta" e anche Vespa ora è a rischio di tagli. La RAI gli finanzierà soltanto i plastici di case popolari.
- Calderoli chiede di dare meno soldi ai calciatori. Ma Renzo Bossi si è detto contrario a nuovi tagli alla cultura.
- Napolitano colto da un lieve malore per affaticamento. Per qualche giorno i medici gli hanno proibito di firmare.
- Bossi in persona elegge la nuova Miss Padania. Si sa: lui ha il mito del Po Po.

Lunedì 7 giugno
- FMI e UE: “L'Ungheria non è la Grecia”. C’è molta più figa.
- Arrivano i primi risultati della fusione con FIAT: Chrysler richiama 280mila jeep per problemi ai freni e all'acceleratore.
- All’Mtv Movie Awards, Scarlett Johansson e Sandra Bullock si sono esibite in un bacio saffico. In lingua originale.

13 giugno 2010

Ecomafie

Fin da piccolo il prefisso eco mi ha sempre evocato qualcosa di positivo, qualcosa di rispettoso della natura. Ma oggi non è più così. La società moderna e la mafia si sono impossessati anche di questo. Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, superando i 20 miliardi di euro, 100 volte la FIAT. Sono cresciuti anche i reati contro l’ambiente, 28.586, uno ogni 18 minuti, contro i 25.776 del 2008. E sono solo quelli accertati. Con ecomafia si intende solo un tentacolo delle organizzazioni criminali, ovvero i reati arrecanti danni all'ambiente: traffico e smaltimento illegale di rifiuti, abusivismo edilizio su larga scala, l'escavazione abusiva, il traffico di animali esotici e protetti, il saccheggio dei beni archeologici e l'allevamento di animali da combattimento, tra i principali. È definitivamente mutata la geografia della criminalità ambientale che, oltre a essersi insediata stabilmente nelle regioni del Nord, il cuore produttivo dell’Italia, ha assunto un carattere globale e ha esteso i suoi tentacoli all’Africa e al Sud Est asiatico. E' quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2010 di Legamibiente. Il risultato è che ancora una volta l'Italia primeggia tra i peggiori, tenendo la testa del "G5 delle criminalità": mentre perdiamo competitività come paese, abbiamo la mafia più potente, siamo il secondo mercato illegale del pianeta dopo gli Usa (ma abbiamo un quinto della popolazione) e prima del Giappone e della Cina. La tanti vituperata Cina che ci starebbe rovinando il Made in Italy con le sue esportazioni.
Ma l'emergenza rifiuti in Campania è stata ufficialmente cancellata dal primo gennaio 2009, come se il problema fosse stato risolto. A marzo l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per come ha gestito l'emergenza rifiuti in Campania per "non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l'ambiente". E nella sentenza si legge che l'Italia ha ammesso che "gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali". In Campania si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci, perchè non è stato cambiato nulla nel sistema malato.

12 giugno 2010

Energie rinnovabili: l'Europa e l'Italia

La Germania è uno dei Paesi più industrializzati al mondo, eppure dal 1990 ad oggi ha abbattutto del 18% l'emissione dei "gas serra". L'Italia invece ha fatto esattamente l'opposto e nello stesso periodo le abbiamo aumentate del 10%. In Germania il 16% del fabbisogno è coperto da energie rinnovabili: sole, vento e alberi. L'Enertrag, compagnia energetica tedesca, ha costruito la prima centrale mista al mondo, ovvero sfrutta l'energia eolica non solo per fare energia elettrica, ma anche per produrre l'idrogeno, l'energia più pulita al mondo, che potrà poi essere immagazzinato in distributori per il traffico veicolare. Ma tutto questo è stato reso possibile grazie alle Leggi sulle energie rinnovabili votate nel 2000 dal 90% del Parlamento, maggioranza e opposizione insieme. Una semplicissima legge di 10 pagine. Un passo importante per l'obiettivo europeo del "20-20-20", ovvero entro il 2020 abbattere del 20% le emissioni di CO2, coprendo il 20% dei fabbisogni nazionali con energie rinnovabili; ma le previsioni più ottimistiche sostengono che la Germania nel 2020 potrebbe addirittura coprire il 60% del proprio fabbisogno con energia verde. E non solo. In meno di 10 anni, grazie a questa legge si sono creati 750.000 posti di lavoro legati alle energie rinnovabili. E' evidente quindi come la green economy possa rilanciare l'ccupazione e quindi l'economia di un Paese. E in Germania l'hanno capito molto bene. Solo a Berlino esiste un centro di ricerca sulle energie rinnovabili, più grande di un intero quartiere, dove studiano e lavorano più di 20mila persone. In questo centro si studiano i materiali utilizzati nelle energie pulite per aumentarne l'efficienza e abbassare i costi, tanto che grazie a nuovi studi il costo di un metro quadrato di un pannello solare, a parità di efficienza, è stato ridotto di un terzo, da 150 euro a meno di 50. Una volta sul mercato questa ricerca porterà una valanga di denaro nelle casse della Germania.

11 giugno 2010

Nanopatologie

L’uomo è sempre vissuto in un ambiente polveroso: i vulcani, l’erosione delle rocce, la sabbia di spiagge trasportata dal vento, gli incendi boschivi, sono tutte fonti naturali di polveri più o meno fini. A seconda della loro dimensione, questi minuscoli granelli restano più o meno a lungo in sospensione in atmosfera e possono essere trasportati per migliaia di chilometri. Le sabbie Sahariane, pur non essendo particolarmente fini dal punto di vista granulometrico, si trovano al di là dell’Oceano Atlantico sulle coste orientali statunitensi. Ma se la Natura è responsabile di una certa quota delle polveri che si trovano nell’ambiente, è l’uomo con le sue attività ad esserne il grande produttore: cave e miniere a cielo aperto, discariche, depositi di rifiuti tossici, edifici, asfalto, traffico (gas di scarico, residui freni e pneumatici), aerei, saldature, fumi industriali, cementifci, fonderie, centrali elettriche, inceneritori, termovalizzatori (inceneritori moderni, molto più pericolosi dei vecchi), riscaldamento domestico, linoleum invecchiato (prodotto con impasto di lino e amianto fino al 1992). La medicina se ne occupa da lungo tempo, descrivendo alcune patologie a carico dei polmoni, come l’asbestosi, tristemente nota coma la letale malattia causata dall'amianto. Ma recentemente si è notato che l’incremento vertiginoso della concentrazione di polveri in atmosfera va di pari passo con l’incremento di patologie di altro tipo, ad esempio cardiovascolari, tumorali, neurologiche, allergiche, malattie della sfera sessuale e malformazioni fetali. Le nanopatologie sono le malattie provocate da micro- e, soprattutto, nanoparticelle inorganiche (dimensioni fino a un miliardesimo di metro) che riescono a penetrare nell’organismo, sortendo effetti i cui meccanismi sono in gran parte ignoti e indipendenti dall’origine delle particelle. Alla fine del 1997, nel laboratorio di Biomateriali dell’Università di Modena, diretto dalla Dott.ssa Gatti e dal Dott. Montanari (compagni nel lavoro e nella vita), furono esaminate biopsie epatiche e renali di un paziente che da più di otto anni soffriva di febbre intermittente unita a gravi disfunzioni di fegato e, soprattutto, reni, senza che nessuno fosse in grado di stabilire l’origine dei sintomi. La biopsia di fegato e reni rivelò la presenza di una granulomatosi, non batterica e non virale. Con grande sorpresa, si scoprì che quei tessuti contenevano micro- e nanoparticelle di materiale ceramico, provenienti dalla protesi dentaria, estremamente usurata, che il paziente portava: i detriti derivanti erano stati inghiottiti per otto anni. Poi, questi detriti erano in qualche modo finiti nel fegato e nei reni dove erano rimasti, compromettendo la loro funzionalità e rendendo necessario il trattamento dialitico. Ma rimossa la protesi e trattato il soggetto con un’opportuna terapia cortisonica, i sintomi si stabilizzarono e regredirono in parte, tanto che non fu necessario ricorrere all’emodialisi.

10 giugno 2010

Sani per legge

Il Governo cancella i down. L’assegno per l’assistenza solo a chi raggiunge l’85% di invalidità. 38mila persone che soffrono di questa sindrome non avranno più i miseri 256 euro al mese grazie all'art. 9 della Finanziaria. Pietro Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap: "Quasi tutti i 38mila down italiani hanno un handicap riconosciuto del 75%. Si tratta di 256 euro al mese. La finanziaria li ha cancellati così, in due righe". Secondo il governo, la misura è un efficace antidoto contro i falsi invalidi e le truffe allo Stato, che nel modo giusto sarebbe sacrosanto perseguire. Ma Barbieri è di diversa opinione: "Qui si mettono in gioco i diritti fondamentali dell’individuo. I falsi invalidi, secondo il ministro Tremonti, sarebbero le persone ai margini della società che - alla faccia del principio costituzionale della non discriminazione e del pieno sviluppo della personalità - vengono private dell’unica misura nazionale capace di incentivare la permanenza nel contesto familiare. Un aiuto che restituisce una seppur minima opportunità di inclusione sociale. Perché, a essere precisi, i 256 euro vanno solo a chi è iscritto alle liste di collocamento in quanto disoccupato e dichiara un reddito annuo non superiore ai 4.408 euro." Il Coordown, coordinamento di 80 associazioni che promuovono i diritti delle persone down, ha inviato una lettera alle massime istituzioni perché si possa rivedere la decisione: “Dai dati in nostro possesso risulta che soltanto il 10% delle persone con sindrome di Down accede ad un lavoro retribuito, per cui moltissime rimarrebbero senza alcun reddito. Si chiede che il Governo possa rivedere quanto previsto nella manovra finanziaria poiché è fuori discussione che le persone con sindrome di Down, avendo un’alterazione di tipo cromosomico, hanno un’invalidità sulla quale non può essere posto alcun dubbio e la nostra società ha il dovere di tutelarle, mantenendo i riconoscimenti fino ad oggi acquisiti”.
Dalle tabelle dell'INAIL, si scopre quindi che, oltre alle persone affette da sindrome di down, molti nuovi invalidi affetti da patologie gravi che presenteranno domanda non potranno ottenere alcun beneficio: