19 luglio 2010

"Grazie caro papà"

MANFREDI BORSELLINO. Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.


Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre,  una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.
Fonte: LiveSicilia.it

( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

45 commenti:

Anonimo ha detto...

commovente... davvero commovente...

Anonimo ha detto...

Non riesco a fermare le lacrime.

Anonimo ha detto...

Grazie Manfredi

Anonimo ha detto...

nn si può dimenticare e mai lo faremo.

Melone Annalisa ha detto...

Ma dove viviamo, questo paese non mi appartiene, mi vergogno di essere italiana, sono sentitamente commossa.
Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri. ( Paolo Borsellino ) STRAGE VIA D' AMELIO 19 LUGLIO 1992 PER NON DIMENTICARE MAIIIII

Anonimo ha detto...

ogni padre penso che vorrebbe essere ricordato così, figlio eccezionale di un padre altrettanto eccezionale. Grazie

karuba ha detto...

stridente il paragone con gli ometti della p3 e del governo

Vas "One Man Band" ha detto...

Grazie d'aver riportato questa lettera del figlio Manfredi, davvero commovente. Grazie di cuore.

Roberto Scalia ha detto...

ciao
posterò questa bellissima lettera sul mio blog http://nodoingola.blogspot.com/
Grazie mille
Roberto Scalia

Anonimo ha detto...

LETTERA STUPENDA E PIENA DI AMORE X UN GRANDE PADRE ...NN RIESCO A TRATTENERE LE LACRIME

Anonimo ha detto...

....grazie, una lettera commovente e bellissima che mi ha fatto piangere e pensare.... grazie a Manfredi e al suo papà... Rosy

Anonimo ha detto...

Mi sembra una frecciata ai professionisti dell'antimafia ed in particolare a Rita Borsellino che sulle tragedie del fratello ha costruito la sua carriera politica.

In ogni caso onore a Paolo Borsellino e un grazie a Manfredi per la sua testimonianza di vita.

Anonimo ha detto...

Un esempio di vita.. grazie Manfredi e un grazie alla tua famiglia, per averci permesso di condividere con voi il ricordo di un uomo che merita tutto il nostro rispetto.

Anonimo ha detto...

Grazie dottor Borsellino, la testimonianza di vita di suo padre ha segnato le mie scelte di vita, nell'estate in cui sceglievo la facoltà a cui iscrivermi, la notizia di quella sciagurata sera ha scelto per me. E, coincidenze del destino, sono diventata ricercatrice con lo stesso professore con cui il Giudice Paolo Borsellino ha mosso i primi passi. Lui mi ha parlato del giovane assistente Borsellino, della sua vivacità intellettuale, serietà, rettitudine, onestà, ironia. Da lui è passata la Sicilia che vale, quella Sicilia a cui tutti noi italiani siamo debitori, io per prima. Stefania

Anonimo ha detto...

Il libro citato, "Era d'estate", da cui è tratta questa testimonianza l'ho letto.
Consiglio di leggerlo, merita.

Nik ha detto...

Paolo Borsellino: il padre che ogni figlio vorrebbe avere avuto.
Manfredi Borsellino: il figlio,che avendo avuto tale eccezzionale esempio,ogni padre vorrebbe avere.
Paolo Borsellino Jr.: la speranza di tale continuità per i nostri figli.
Grazie per averci fatto leggere questa commovente lettera.

Anonimo ha detto...

Grazie per aver condiviso con tutti noi i Suoi sentimenti, anch'io vorrei mettere la Sua lettera nel mio blog. Suo padre è stato un uomo eccezionale e dopo la tragica dipartita mi sono sentito più solo. Giovanni

Anonimo ha detto...

ho rivisto il film dedicato a suo padre e ho pianto pianto pianto

Anonimo ha detto...

Gentile Dottor Borsellino,
ho iniziato a leggere casualmente poi mi sono lasciato andare sempre più appassionatamente : ho sempre pensato all'attentato a Suo padre ed alla morte di una persona straordinaria come Lui. Difficilmente si pensa "a chi resta"... ma Lei ci ha trasmesso dei messaggi egregi. Grazie!!!

Anonimo ha detto...

Vostro padre sarebbe sicuramente orgoglioso di voi figli...e noi gli saremo sempre grati per il prezioso e forte insegnamento che ha dato a noi giovani....un uomo,un padre,un esempio...

Anonimo ha detto...

"Le loro idee cammineranno sulle nostre gambe" così diceva un cartellone esposto a scuola.
A 14 anni è difficile comprendere il significato profondo di questa frase. Adesso lo conosco bene, sono una persona migliore anche grazie a Falcone e Borsellino. Dopo 18 anni, le loro idee camminano ancora sulle mie gambe e lo faranno su quelle dei miei figli e dei figli dei miei figli.GRAZIE

Anonimo ha detto...

Caro Dottor Borsellino,
mi sono molto commosso dopo aver letto la lettera.
Personalmente molte volte mi vergogno di essere Italiano, ma non mi vergogneró mai di essere Palermitano, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che sacrificarono le loro vite per combattere la mafia.

Anonimo ha detto...

Non ti dimenticheremo mai!!!
chi ha ordinato la tua morte deve finire in galera!!

queste sono le tue parole.. "No, la partita comincia adesso".

Grillo Straparlante ha detto...

Grazie per avere postato questa bella lettera!
L'ho subito postata sul mio blog!!!(grillostraparlante.blogspot.com)

Grazie ancora, soprattutto per averci aiutato a ricordare!!!

Anonimo ha detto...

quel giorno lò vissuto in prima persona ,quando siamo stati chiamati per la morte del giudice borsellino,posso solo dire che non dimenticherò mai quello che ho visto con i miei occhi.paolo borsellino e giovanni falcone saranno sempre nei nostri cuori,sono vicino hai tuoi ricordi.

Anonimo ha detto...

non sono andato alla marcia, nè ho partecipato a fiaccolate: sono una persona civile, non foraggio nessun racket, non do soldi ai posteggiatori gestiti dalle famiglie, nè compro pane dai furgoncini, evito locali in odore di mafia e mai al mondo darei un soldo se qualche bastardo venisse a chiedermi il pizzo.
borsellino sarebbe orgoglioso di me. parliamo tanto ma facciamo poco. ogni euro regalato a un posteggiatore gestito dalla mafia è un pugno in faccia a borsellino.
enrico

Anonimo ha detto...

Nel paragrafo che inizia con "Mi piace pensare", c'è un significativo messaggio a tutti i professionisti e i filosofi dell'antimafia parolaia ed inconcludente, sono sicuro che il giudice Borsellino sarebbe stato orgoglioso di un figlio così, ma certamente non lo sarebbe stato della sorella che sta cavalcando oramai da tanti anni l’onta del grande Paolo spesso infangandolo!

Anonimo ha detto...

...... commovente .....

Anonimo ha detto...

caro Dott. Borsellino, la ringrazio di cuore per queste parole, per tutto l'amore e la gratitudine che riescono ad esprimere nei confronti di un padre e di un uomo il cui ricordo continuo a portare con me e che non vorrò e non potrò mai dimenticare per tutto ciò che ha trasmesso e ci ha lasciato in eredità. E suo padre continua, così come il suo amico fraterno e collega il giudice Giovanni Falcone, a creare valore benché non siano più tra noi. Mi creda, la sua lettera mi ha commossa fin nel profondo e, forse, dirle "grazie" non mi è sufficiente.
Carolina Scoppola

Rita ha detto...

ma perchè i fratelli di B0rsellin0 dev0n0 essere c0ntrapp0sti al figli0 di B0rsellin0: Hann0 scelt0 strade diverse nel met0d0 f9rse a n0n v0gli0 credere nel pr0f0nd0

Anonimo ha detto...

leggo cattiverie nei confronti della sorella di Paolo...a volte per portare avanti delel idee bisogna esporsi!
il figlio come la famiglia tutti credo che sposino degli ideali comuni che tengono alti ognuno nel modo che sa fare!
e basta con la dietrologia!

Anonimo ha detto...

Questo è stato un vero uomo una persona che ha rischiato la sua vita per realizzare un sogno : Avere una Sicilia che fosse governata dallo Stato e non da criminalità organizzata (Mafia).Quel sogno si è infranto il 19 Luglio 1992 quando tutte le speranze sono scomparse come quando un grande fuoco brucia tutto quello che intralcia il suo cammino e tu eri l' erba che non si era bruciata ma il fuoco era più grande di te e non sei riuscito a vincerlo , non ci sarà mai un'altra persona come te... TI STIMIAMO PAOLO BORSELLINO

Francesca ha detto...

eh sì, ciò che è bello è che avere tali esempi di giustizia dà voglia di lottare, di impegnarsi per un Italia che possa trovare il suo lustro anche se la televisione ne dichiara la decadenza...la fede nella giustizia mentre Berlusconi ne ride della giustizia, ingordo di potere, di fama...io, italiana all'estero, quanto mi devo vergognare ogni volta e non capisco perché gli italiano lo abbiano votato...un personaggio con così poca classe...io sogno per l'Italia una classe politica più illuminata, più intellettuale..per ridare la volontà di sognare, sinceramente con un presidente che organizza orgie e non è grave, che è citato giudizio ma non è perseguibile, insomma è un esempio che scoraggia e fà scappare tutti i giovani dall'Italia....

Elena Congedi ha detto...

GRAZIE per l'ennesima testimonianza per l'onore di un grande eroe..
Sono anni che mi appassiono alla vita di questi grandi..
Da studentessa di Giurisrudenza, ad un passo dalla laurea, mi rendo conto che i miei studi, sin dall'inizio, sono stati segnati dalla presenza di questi grandi uomini, ma non per semplice imitazione, ma per un grande amore condiviso per la giustizia, anzi per la "giusta" giustizia, quella che ci viene dettata dal buon senso.. e "dal fresco profumo di libertà che ci fa rifiuare il puzzo del compromesso, della contiguità e quindi della complicità..."

Anonimo ha detto...

Immortale, come il suo migliore amico.

Anonimo ha detto...

Spero che questi GRANDI UOMINI abbiano giustizia.

Anonimo ha detto...

‎...uomo di grande personalità e di grande saggezza........avrei voluto conoscerlo personalmente...........Quando vedo una sua intervista o leggo qualcosa che gli riguarda, mi viene la voglia di stringergli la mano, e dimostrargli tutto il mio affetto................ma purtroppo mi devo accontentare di quello che vedo o che sento dire di lui...... grazie

Decrescita e Comuni virtuosi ha detto...

Sono contento che nel 2007 sia nato Paolo Borsellino, spero un giorno si faccia luce sul mistero di queste stragi, e di poterne riflettere insieme a Manfredi.

Anonimo ha detto...

questa è LIBERTA'.

Frank57 ha detto...

Ecco perchè ci manca tantissimo il giudice Paolo Borsellino. Se sono cresciuti così i suoi figli quale straordinaria persona venne assassinata il 19 luglio di vent'anni fa?
Ad ogni ricorrenza e più che mai quest'anno un senso di angoscia profonda mi pervade. E non riesco ancora ad accettare le loro morti (e quella delle scorte).

Renata ha detto...

Se sto piangendo, se ho un freddo ingiustificato, se sento di aver partecipato al dipenarsi di una vita nella quale la parola "dovere" ha un senso, lo devo a lei dr.Borsellino che ha alzato un velo, non soltanto sui fatti, ma sulla validità di parole come "dignità, forza morale, onestà, amore". Lei non é solo ad essere fiero di suo padre. lo siamo tutti. Le porgo i sensi della mia stima,e della infinita gratitudine.Credo di "sentire" cosa le costa...ricordare. Grazie.

Anonimo ha detto...

Se la Sicilia, si libererà' dal gioco mafioso, in gran parte lo dovrà' alla famiglia Borsellino: Agnese, Rita, Salvatore, Lucia, Manfredi, FIAMMETTA. La coscienza civile crea la speranza che come diceva S. Agostino ha due figli: la rabbia ed il coraggio; la rabbia c'e' da tempo, il coraggio e' alle porte. Senza dubbio il Signore sosterrà' ogni azione protesa a contrastare il male ed a sconfiggerlo. Alla fine il bene risulterà' sempre vittorioso.

Anonimo ha detto...

I siciliani devono dare inizio alla madre di tutte le battaglie: Il risveglio della Coscienza Civile. Giorno dopo giorno nel proprio ambito ed insieme. Non più eroi solitari ma popolo unito e deciso per il bene comune.

Achille Santini ha detto...

Ragazzi ho letto tutti i commenti e voglio rispondere a tutti : ricordatevi che loro la vittoria l'hanno avuta con la sentenza definitiva del maxiprocesso...ma il mio pensiero va sempre in una direzione : FALCONE E BORSELLINO SONO STATI UCCISI DALLO STATO PER MANO DELLA MAFIA...comunque il loro ricordo è sempre vivo nel mio cuore...quelli erano esempi di senso del dovere e rispetto verso la propria terra...sono cresciuto in sicilia e so cosa voleva dire vivere in Sicilia quando c'era riina e tutti quegli "uomini d'onore" che oltre a decidere la morte di Falcone e Borsellino erano disposti ad uccidere bambini per raggiungere il proprio obiettivo...bambini come Santo di Matteo ucciso e sciolto nell'acido solamente perché era il figlio di un collaboratore di giustizia...

FALCONE E BORSELLINO IL VOSTRO RICORDO SARÀ SEMPRE VIVO IN ME....

Achille Santini ha detto...

Ragazzi ho letto tutti i commenti e voglio rispondere a tutti : ricordatevi che loro la vittoria l'hanno avuta con la sentenza definitiva del maxiprocesso...ma il mio pensiero va sempre in una direzione : FALCONE E BORSELLINO SONO STATI UCCISI DALLO STATO PER MANO DELLA MAFIA...comunque il loro ricordo è sempre vivo nel mio cuore...quelli erano esempi di senso del dovere e rispetto verso la propria terra...sono cresciuto in sicilia e so cosa voleva dire vivere in Sicilia quando c'era riina e tutti quegli "uomini d'onore" che oltre a decidere la morte di Falcone e Borsellino erano disposti ad uccidere bambini per raggiungere il proprio obiettivo...bambini come Santo di Matteo ucciso e sciolto nell'acido solamente perché era il figlio di un collaboratore di giustizia...

FALCONE E BORSELLINO IL VOSTRO RICORDO SARÀ SEMPRE VIVO IN ME....

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