18 settembre 2010

Il decreto "salva-Ilva": morire per legge

Lo scorso 15 settembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo del 13 agosto 2010 n.155Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa”. Ma, seppure l’apparenza è delle migliori, si tratta dell’ennesima presa per il culo all’italiana! Mentre appunto la direttiva europea si proponeva di migliorare la qualità dell’aria, veniva inserita la classica postilla che permette una deroga sulle emissioni del benzo(a)pirene, uno dei più potenti cancerogeni, classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) tra i più pericolosi, categoria 1.
Si legge infatti nel Decreto, art. 9 comma 2: “Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, superano, sulla base della valutazione di cui all'articolo 5, i valori obiettivo di cui all'allegato XIII, le regioni e le province autonome, adottano, anche sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all'articolo 20, le misure che non comportano costi sproporzionati necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree di superamento ed a perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo entro il 31 dicembre 2012. Il perseguimento del valore obiettivo non comporta, per gli impianti soggetti al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, condizioni piu' rigorose di quelle connesse all'applicazione delle migliori tecniche disponibili”.
Gli inquinanti previsti nell’articolo 1, comma 2 sono: biossido di zolfo, ossidi di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, PM10 e PM 2.5, arsenico, cadmio, nichel e appunto benzo(a)pirene. Insomma robetta. Inquinanti di poca importanza, direi da farci un aerosol.
Ma nonostante si discuta di inquinanti altamente pericolosi per la salute umana, come si nota l'obbligo di applicazione di applicazione della norma (fino a pochi giorni fa in vigore dal 1° gennaio 1999 e difficilmente rispettata) viene posticipato al 31 dicembre 2012. E dal 2013 potrebbe essere non applicato se comporta "costi sproporzionati". La protezione dal cancro viene subordinata ad una valutazione economica, in violazione degli articoli 32 (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività) e 41 (L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana) della Costituzione Italiana. Non che questo Governo si sia preoccupato di quella Carta “ormai vetusta”. Sostanzialmente, non viene tutelata la salute del cittadino, ma chi inquina emettendo nell’aria quantità oltre i limiti teoricamente consentiti di benzo(a)pirene, spostando al 2013 il divieto di superamento della concentrazione soglia di 1 ng/m3.
Ciò significa che il governo ha sospeso fino al 2013 le norme che ci difendevano da una sostanza che gli specialisti hanno classificato come altamente cancerogena. Infatti, esisteva una normativa che dal 1 gennaio 1999 imponeva, nei centri urbani con oltre 150mila abitanti, il non superamento del valore di 1 ng/m3 per il benzo(a)pirene. Ora invece potremo continuare a inalarlo, grazie a questa deroga, fino al 31 dicembre 2012, ma se dopo le tecnologie per ridurre le emissioni, risultassero troppo costose (“costi sproporzionati”), allora andremo avanti a respirare merda.

Ma se qualcuno a questo punto si chiedesse il perché di tutto questo, è facile pensare che questa azione del Governo sia volta a proteggere qualche grosso industriale, qualcuno che con le sue fabbriche sta avvelenando i cittadini che le circondano. E non si può non pensare all’Ilva di Taranto e al suo proprietario Riva, che è già stato condannato a 6 mesi di carcere per “gettito pericoloso di polveri nocive nell’aria” (pena commutata poi in una multa di soli 6750 €), e una seconda volta il 10 ottobre 2008 con la stessa accusa (processo ancora in corso). Consultando le tabelle dell’INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), si può notare infatti come tutte le emissioni dell’Ilva nell’aria e nell’acqua superino la soglia consentita, anche di 1000 volte. Giusto per fare qualche esempio, 538mila tonnellate di monossido di carbonio (CO) contro le 500 consentite, 74.425 kg di Piombo contro i 200 kg previsti, 31.124 kg di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), tra i quali rientra il benzo(a)pirene, invece dei 50 kg consentiti per legge. 622,48 volte tanto. E’ facile pensare che con queste emissioni, i costi per l’adeguamento alla nuova normativa per l’Ilva saranno sempre sproporzionati.
La normativa in vigore dal 1° gennaio 1999 stabiliva invece che, se l'inquinamento non fosse sceso sotto 1 ng/m3, era obbligatorio prendere tutti i provvedimenti del caso, dall'adozione delle migliori tecnologie fino alle misure più drastiche, ovvero la fermata dell'impianto più pericoloso, la cokeria. E così in quel 13 agosto, mentre gli italiani si sollazzavano tranquilli sulle spiagge (chi ha potuto permetterselo..) il governo salvava l’Ilva e probabilmente tanti altri stabilimenti più piccoli. Non ha di certo però salvato gli operai della cokeria, per i quali solo per le emissioni di benzo(a)pirene respirano sul lavoro l’equivalente di 10 pacchetti di sigarette al giorno. Ma per loro, e per tutti i Tarantini che vivono nei pressi dell’Ilva, non va di certo meglio una volta usciti: l’aria contiene benzo(a)pirene per un equivalente di 1000 sigarette fumate all’anno. Più una moltitudine di altri inquinanti. Questi cittadini prima potevano sperare nell’attuazione di quella norma che avrebbe dovuto proteggerli, ora questa speranza non esiste più.

Ma chiaramente anche in questa vicenda ci sono dei retroscena inquietanti. Lascia già stupiti in Governo che si riunisce al 13 agosto per emanare un tale decreto. PeaceLink svela il motivo di tanto tempismo:
Il 27 aprile 2010 l'Arpa Puglia manda a PeaceLink un fax in cui mette nero su bianco che per il benzo(a)pirene “il valore medio annuale di 1 nanogrammo a metro cubo doveva essere rispettato già a partire dal 1° gennaio 1999”. Ma l'Ilva nei suoi comunicati stampa dice che quel valore di legge diventa cogente a partire dal 31 dicembre 2012. PeaceLink porta quindi quel fax alla Procura della Repubblica di Taranto, assieme ai dati dell'Arpa che attestano il superamento del valore di legge del benzo(a)pirene nel quartiere di Taranto più vicino all'Ilva.
Scatta l'allarme. Non sappiamo cosa hanno fatto gli uomini dell'Ilva, ma sappiamo cosa ha fatto il governo: si riunisce il 13 maggio e avvia l'iter del decreto salva-Ilva. La Procura delle Repubblica apre delle indagini, anche perché l'Arpa Puglia fa delle ricerche da cui emerge un dato sconvolgente: il 98% di quel cancerogeno proviene dalla cokeria Ilva. Questo è il verdetto dell'Arpa che l'Ilva contesta. L'Ilva sostiene che quel potente cancerogeno proviene anche dalle aziende vicine (Eni e Cementir). Eni e Cementir si dicono disponibili ad un accurato monitoraggio per verificare la correttezza dei dati Arpa, ma a questo punto l'Ilva si tira indietro. Tronca il dialogo. L'Arpa annuncia prima di dicembre dati schiaccianti. Il 30 luglio il governo si riunisce di nuovo per accelerare l'iter del decreto salva-Ilva. Nel frattempo nelle competenti commissioni parlamentari che si occupano di ambiente arriva il testo del decreto legislativo per ottenere il relativo parere. Poi il 13 agosto 2010 arriva la mazzata finale: il decreto ha finito il suo iter e il Governo lo approva e lo porta alla firma di Napolitano.
 Insomma, il Governo italiano, con un colpo di spugna, ha cancellato tutte le precedenti misure e normative che avevano lo scopo di proteggere la salute dei cittadini. Il Decreto Ministeriale del 25/11/1994 fissava infatti, a partire dal 1° gennaio 1999, un valore da non superare per il benzo(a)pirene nelle città con più di 150 mila abitanti. Tale norma è stata poi incorporata nel Decreto Legislativo 152/2007. Tale decreto era un vanto per la legislazione italiana in quanto la collocava fra le più avanzate in Europa nel campo degli IPA e del benzo(a)pirene. Imponeva un dovere di intervento in caso di sforamento del benzo(a)pirene. Fino al fermo dell'impianto industriale, facendo prevalere il diritto alla salute sul profitto. Oggi invece il Governo ha abrogato il decreto legislativo 152/2007 che conteneva norme importanti a tutela della salute e che imponevano di agire subito (e non nel 2013) in caso di sforamento del benzo(a)pirene.
Ma la cosa più sorprendente è stato il parere positivo trasversale in Parlamento, come sempre quando si tratta di proteggere qualcuno, premiando chi delinque e non chi si attiene alla legge investendo magari grossi capitali. Nella Commissione Ambiente del Senato capogruppo del PD è Roberto Della Seta, già presidente di Legambiente. Sul sito del Senato si può leggere al resoconto sommario n. 189 del 06/07/2010:
IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO 
Schema di decreto legislativo recante: "Attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa" (n. 224)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, comma 3, e 10 della legge 7 luglio 2009, n. 88. Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame dell'atto di Governo in titolo, sospeso nella seduta del 29 giugno scorso.
Si apre la discussione.
Il senatore DELLA SETA (PD) rileva che, in considerazione della correttezza formale del recepimento della direttiva 2008/50/CE, l'atto del Governo in esame non presenta rilievi critici.
 Insomma nulla di strano. Mentre chissà perchè, sul successivo Decreto (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, recante misure urgenti per il differimento di termini in materia ambientale e di autotrasporto, nonché per l'assegnazione di quote di emissione di CO2) , il senatore Della Seta si risveglia dal suo torpore e torna a fare il suo lavoro: 
"Il senatore DELLA SETA (PD) manifesta perplessità sul contenuto dell'articolo 2 del decreto-legge, che modifica in modo unilaterale, con un aumento ex post,le quote di assegnazione di CO2.  Tale disposizione rischia infatti di trovare la contrarietà della Commissione europe..."
Anche alla Camera dei Deputati tutto è andato liscio come l'olio. Il Decreto salva-Ilva è passato in soli 10 minuti in Commissione Ambiente, dove siede l'ex presidente di Legambiente, l'on. Ermete Realacci. Tutto è accaduto dalle ore 14.15 alle 14.25 del 21 luglio 2010 (resoconto dell'VIII Commisione):
La seduta comincia alle 14.15.
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa.
[...]
Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con condizioni e con osservazioni presentata dal relatore [...] 
La seduta termina alle 14.25.
E così, SENZA ALCUNA OPPOSIZIONE, il Governo ha approvato questa legge ad aziendam che consentirà a quegli industriali senza scrupoli di continuare ad avvelenarci. Solo due dati per chiarire meglio la situazione di Taranto:
- incidenza maggiore del 31% rispetto alla media italiana di malattie, in particolare di tumori correlati a fattori inquinanti
- autismo e deficit intellettivi sono aumentati negli ultimi anni per la presenza, durante lo sviluppo, di queste sostanze chimiche
- a Taranto, negli ultimi 10 anni, è stato riscontrato un aumento del 50% di incidenza di autismo.

1 commenti:

Marco Castellano ha detto...

non possiamo permettere che il governo ancora una volta tradisca il popolo tarantino. che la magistratura faccia il suo corso condannando anche gli stessi attuatori della legge salva ilva!!traditori e corrotti

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