24 gennaio 2011

Disastri sempre più frequenti in Europa

Il numero e l'impatto delle catastrofi sono aumentati in Europa nel periodo 1998-2009, secondo quanto conclude la nuova relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA). Il rapporto valuta la frequenza delle catastrofi e i loro impatti sugli esseri umani, l'economia e gli ecosistemi e chiede una migliore gestione integrata del rischio catastrofi in tutta Europa.

La nuova relazione dell'Agenzia “Mappatura dell’impatto dei disastri naturali e tecnologici in Europa”, pubblicata lo scorso 12 gennaio, affronta tre differenti tipi di rischi: idro-meteorologici o legati alle condizioni atmosferiche (uragani, manifestazioni di temperatura estreme, incendi, siccità, inondazioni), geofisici (valanghe di neve, frane, terremoti, eruzioni vulcaniche) e tecnologici (perdite di petrolio, incidenti industriali, fuoriuscita di prodotti tossici derivanti dalle attività estrattive). Secondo il rapporto Ue, e’ difficile determinare la fetta di perdite riconducibile ai cambiamenti climatici, ma e’ probabile che questo fattore sarà sempre piu’ incisivo in futuro, dal momento che si prevede un aumento della frequenza e dell’intensita’ degli eventi estremi.
Le cifre dello studio sono impressionanti. I disastri naturali che hanno colpito l'Europa nel periodo 1998-2009 hanno causato quasi 100 mila morti, colpito undici milioni di cittadini su un totali di 590 milioni di residenti nell'Unione Europea, oltre a 150 miliardi di euro di danni. “La frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici estremi sono in aumento a causa dei cambiamenti climatici», è la denuncia contenuta nel rapporto. A questo bisogna poi aggiungere i disastri industriali, ben 339, che hanno provocato ulteriori 159 morti, con danni economici e ambientali “enormi e difficili da quantificare”.

Dieci anni di calamità naturali
In Europa l’ultimo decennio è stato caratterizzato da tragici eventi, che hanno avuto pesanti ripercussioni sia da un punto di vista economico, ma anche in termini di perdita di vite umane e danni per l'ecosistema. Dall’ondata di calore che colpì nell’estate 2003 la Francia, il Portogallo, i Paesi Bassi, la Spagna, la Germania, la Svizzera e il Regno Unito provocando più di 70mila morti, al tragico terremoto del 1999 a Izmit in Turchia che uccise 17mila persone. I più grandi disastri naturali, verificatisi nel decennio in esame, hanno interessato 32 Paesi europei e causato danni per 150 miliardi di euro. Anche se dal 2003 al 2009 non si sono registrati sismi superiori a 6,4 gradi della scala Richter, i terremoti restano la seconda calamità naturale per numero di vittime e la prima per danni.


Temperature estreme
Prima causa di morte tra le calamità naturali d’Europa e maggiore indicatore dei cambiamenti climatici in atto, nell’ultimo decennio hanno provocato quasi 80mila vittime. Dalle bollenti estati del 2003 (70mila morti), del 2006 e 2007 (3.000 decessi), fino alle ondate di freddo degli inverni del 1998 e del 2009 (1.900 vittime). Secondo il rapporto, le temperature estreme potrebbero esser parte dei normali cicli annuali, ma la frequenza e l’intensità di questi eventi, aumentata drasticamente negli ultimi anni, lascia supporre che non sia così. La mortalità stimata è compresa tra l’1 e il 4 per cento per ogni grado in eccesso, rispetto alla normale temperatura stagionale di una determinata località. Le conseguenze per la salute di questi fenomeni sono quindi considerate “molto gravi”. Sicuramente la voce in negativo di questo capitolo sarebbe stata ben più pesante se il rapporto avesse preso in considerazione anche l'ondata di calore e gli incendi che hanno colpito la Russia nell'estate 2010.

AlluvioniNell’ultimo decennio sono risultate essere in crescita, anche se «le misure di prevenzione e l’evacuazione della popolazione stanno contribuendo a ridurne l’impatto. Nonostante questo, assieme alle tempeste, sono i disastri naturali che hanno provocano i maggiori danni economici». L'alluvione più devastante è avvenuta in Germania e in Repubblica Ceca nel 2002, con danni per oltre 20 miliardi, mentre quelle nelle quali si sono registrati il maggior numero di morti colpirono la Romania nel 2005 (85 vittime) e la Slovacchia nel 1998 (54 persone uccise).

Uragani
Le tempeste che arrivano in Europa dall’Atlantico sono i più pericolosi disastri naturali in termini di vite umane. Difficilmente interessano il nostro Paese ma nel Vecchio continente «dopo le ondate di calore, i terremoti e le inondazioni, sono al quarto posto per numero delle vittime, tanto che nel periodo in esame hanno provocato ben 729 decessi». I maggiori sono stati gli uragani Lothar e Martin, del dicembre 1999, e Kyrill del gennaio 2007. Soltanto i primi due hanno colpito circa 3,5 milioni di persone in nove Paesi, causando 151 morti e danni per 15,5 miliardi di euro. Anche Kyrill è stato molto distruttivo: 46 morti, undici nazioni interessate e danni per 7,7 miliardi di euro.

Incendi di foreste
Ogni anno in Europa avvengono oltre 70mila incendi che distruggono più di mezzo milione di ettari di foreste, soprattutto nell’area mediterranea, il 70 per cento dei roghi, pari all’85 per cento del territorio bruciato del Vecchio continente. I più devastanti incendi sono avvenuti in Portogallo (2003 e 2005), Spagna (2006) e Grecia (2007), causando 80 vittime. In totale nell’ultimo decennio le foreste in fiamme hanno ucciso 307 persone.

Disastri antropici
Ai disastri naturali bisogna poi aggiungere quelli causati dalle attività dell'uomo, come gli incidenti delle petroliere Erika (1999) e Prestige (2002) che hanno disperso in mare rispettivamente 20mila e 63mila tonnellate di greggio. Il 2000 fu un anno terribile, durante il quale vennero disperse nell’ambiente sostanze tossiche in seguito al crollo della discarica mineraria di Aznalcollar (Spagna), così come il cianuro nelle acque di Baia Mare (Romania), provocando enormi danni all’ecosistema e richiedendo ingenti investimenti per le bonifiche (377 milioni di euro, solo per Aznalcollar). L’ultimo disastro è avvenuto in Ungheria nell’ottobre 2010 e per l’Agenzia europea per l’ambiente le «conseguenze a lungo termine non sono ancora quantificabili». Il cedimento della diga di un impianto per la produzione dell’alluminio ha disperso nell’ambiente almeno 800mila metri cubi di fanghi alcalini in un’area di oltre mille ettari. Oltre 7.000 gli abitanti dei tre villaggi interessati con decine di morti.

Altri dati su cui dovremmo a lungo riflettere.


4 commenti:

Pnane Weg ha detto...

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