30 dicembre 2010

Le bande dei mona



Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Argomento della puntata la depenalizzazione del reato di associazione militare con finalità politiche, la cosiddetta banda armata, proposto dalla Lega per mano del ministro Calderoli. A Verona infatti è in corso un processo avviato dal procurato Papalia per questo reato contro una trentina di attivisti e dirigenti leghisti, che coinvolgeva inizialmente i massimi vertici della Lega per avere fondato 14 anni fa le Camice verdi, un’organizzazione paramilitare, con finalità politiche. Una legge che ha portato alla mozione di sfiducia proposta dall'IdV contro il Ministro per la Semplificazione Normativa, in seguito anche alle accertate menzogne riferite dallo stesso al Parlamento. Sfiducia votata dalla Camera il 22 dicembre e respinta grazie ai voti di Pdl e Lega, alle astensioni di Fli, Udc e dei 6 radicali eletti col Pd, ma anche grazie alle abbondanti assenze tra le file del Pd.
Tutti presenti i deputati della Lega (100%) e dell’Idv (100%), quasi tutti quelli del PdL (91,4%), mentre il Pd schierava solo l’82,9%, con ben 35 assenti. Eccoli: Bersani, Bobba, Bossa, Bressa, Bucchino, Causi, Cavallaro, D'Alema, De Micheli, De Torre, Duilio, Fadda, Fedi (malato), Ferrari, Fioroni, Garavini, Garofani, Gentiloni, Ginoble, Grassi, Letta Enrico, Lulli, Marini Cesare, Marroccu, Mastromauro, Mecacci, Melandri, Merloni, Mogherini (ha appena partorito), Nicolais, Piccolo, Pizzetti, Rigoni, Sanga. Altri 5 del Pd, quelli provenienti dal Partito radicale, si sono astenuti insieme al Terzo Polo: Beltrandi, Bernardini, Coscioni, Turco, Zamparutti.
Risultato finale: presenti 545, votanti 481, astenuti 64, maggioranza 241, favorevoli (alla sfiducia) 188, contrari 293. Mozione respinta. Calderoli salvo.

29 dicembre 2010

Una marea radioattiva soffocata nel silenzio

Dicembre volge al termine e come ogni anno i media italiani raccontano quanto faccia freddo d’inverno, che è arrivata la neve e che è iniziata la corsa all’ultimo regalo, possibilmente il più stupido e inutile possibile. Insomma, notizie di assoluto rilievo e poco scontate, che non lasciano spazio per vicende di poco importanza come lo sversamento di tre milioni di litri di fanghi radioattivi in un insignificante paese dell’Africa nera. Greenpeace Africa aveva infatti ricevuto il 17 dicembre un rapporto su uno sversamento di 200.000 litri di fanghi radioattivi avvenuto l’11 dicembre scorso, a causa della rottura delle barriere di contenimento di tre vasche dove venivano stoccate le scorie della miniera di Somair, gestita dal gigante del nucleare francese Areva. Il 21 dicembre però il disastro è risultato essere 10 volte peggiore. La società, controllata al 90% dal governo francese, ha dovuto ammettere che dalle vasche sono fuoriusciti per “troppo pieno” 30 milioni di litri di fango radioattivo e non 200 mila. Inoltre, l’area coinvolta è di 20 ettari e non 2 come era stato precedentemente comunicato. Ancora nessun dato ufficiale è stato fornito sui livelli di contaminazione. Una marea radioattiva nel cuore del Niger, soffocata nel silenzio in Italia, dove è appena partita la grande campagna mediatica del Forum Nucleare Italiano.
L’Ong Aghir in’Man ha pubblicato le foto che documentano il cedimento delle dighe dei bacini di stoccaggio degli effluenti liquidi provenienti dal processo di macinazione dell’uranio, i cosiddetti liquidi sterili, con la conseguente contaminazione di tutta l’area circostante. Almoustapha Alhacen, che ha effettuato un controllo sulla fuoriuscita per conto di Aghir in’Man, ha confermato a Greenpeace la contaminazione del terreno in seguito allo sversamento dell’11 dicembre. L’estrazione dell’uranio produce grandi volumi di scorie radioattive e industriali. Uno sversamento nell’ambiente come quello avvenuto dalle vasche degli sterili radioattivi può causare una grave contaminazione delle acque freatiche e dei pozzi locali. “Quando l’approvvigionamento idrico locale viene contaminato con materiali radioattivi ed altri materiali, questo pone gravi rischi sanitari per la popolazione locale – spiega Greenpeace Africa – Il fango che rimane dopo la rimozione dell’uranio dal minerale contiene l’85% della radioattività iniziale del minerale. Nelle miniere di uranio in Niger, queste scorie minerarie vengono stoccate in enormi mucchi, esposti all’aria aperta”.
Secondo Rianne Teule, responsabile energia di Greenpeace Africa, “questa nuova perdita dimostra che le cattive pratiche delle miniere di uranio di Areva in Niger continuano a minacciare la salute e la sicurezza delle persone e dell’ambiente. In contrasto con le dichiarazioni di Areva, che sostiene che le loro operazioni sono conformi alle norme internazionali per sicurezza, ambiente e salute, queste nuove informazioni dimostrano che Areva non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione del Niger”.
A maggio, il rapporto di Greenpeace “Left in the Dust ha rivelato alti e pericolosi livelli di contaminazione nell’aria, nell’acqua e nel suolo nei dintorni delle miniere di uranio di Areva in Niger. La multinazionale atomica ha liquidato le analisi come «di parte», ma Greenpeace ha pubblicato alcuni giorni fa il rapporto definitivo che dimostra come le due cittadine minerarie di Arlit e Akokan, costruite di sana pianta da Areva, sino circondate da aria avvelenata, il suolo contaminato e l’acqua inquinata. Il rapporto svela anche il traffico di metalli e materiali radioattivi provenienti dall’interno degli impianti minerari, con rottami metallici e attrezzature radioattivi venduti direttamente nei mercati locali e riciclati nella costruzione delle poverissime abitazioni di Arlit e Akokan. Un traffico evidente ma anche questo negato da Areva.
Ancora una volta il nucleare dimostra di essere ben lontana da un’energia pulita e sostenibile, se si prende in considerazione, come spesso si evita di fare, l’intero processo produttivo dell’energia atomica, dall’estrazione dell’uranio in miniera, passando per la centrale fino ad arrivare allo smantellamento dei reattori e allo stoccaggio delle scorie. Non si può prendere in considerazione la sola produzione di energia senza contare il mondo che gravita intorno.
Intanto l’Uranio che si sta estraendo da queste miniere del Niger potrebbe presto finire anche nelle centrali che il governo Berlusconi, con il sostegno dell'esimio professor Veronesi, vuole costruire in Italia.

26 dicembre 2010

Al lupo, al lupo

La storia, in genere raccontata dal nonno di casa, era inevitabile nelle serate in provincia, non per un semplice intrattenimento dei fanciulli innocenti, ma come elemento fondamentale di un buon sistema educativo, precursore, in qualche modo, del giuramento con cui i testimoni si impeganono - o si impegnavano - a dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. L'unico mio dubbio è dovuto al fatto che non sono un frequentatore di tribunali,  mia curiosità sulle diverse manifestazioni della natura umana non mi ha sollecitato a ficcare il naso nella vita altrui, pur trattandosi del più grande criminale del secolo. Questione di carattere. Orbene, quel che nella storia del nonno si raccontava era che un pastorello di pecore, forse per ingannare le sue solitarie ore in montagna, decise un giorno di urlare che c'era il lupo, c'era il lupo, sicché la gente del paese, armata di picconi, randelli e qualche trombone della penultima guerra, si precipitò inferocita per difendere le pecore e, già che c'era, il pecoraio che le sorvegliava. Alla fine il lupo non c'era, con tutte quelle grida era fuggito, disse il ragazzo. Non era vero, ma, come bugia, pareva alquanto convincente. Soddisfatto del risultato della mistificazione, il nostro pastore decise di ripetere lo scherzo, e ancora una volta il paese accorse in massa. Niente, del lupo neanche l'ombra. La terza volta, però, nessuno mise piede fuori casa, era evidente che il pecoraio mentiva spudoratamente, gridi pure, finirà per stancarsi. Il lupo si portò via pecore a suo piacimento, mentre il ragazzo, appollaiato su un albero, assisteva impotente alla sciagura. Sebbene il tema odierno non sia questo, cade a fagiolo ricordare le volte in cui in tanti gridavamo che il lupo stava arrivando. Assai di più erano quelli che negavano che il lupo sarebbe arrivato, ma alla fine è arrivato e aveva sul collare una parola: crisi.

Tratto da "L'ultimo quaderno" di José Saramago, Feltrinelli ed.


22 dicembre 2010

Minority Gasparri



Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Argomento della settimana, la riforma universitaria del Ministro Gelmini e le proteste studentesche, nonchè le incredibili dichiarazioni in proposito di esponenti del Governo, Gasparri e La Russa in particolare, che sembrano voler fomentare le violenze di piazza.

Guarda le altre puntate di Passaparola

21 dicembre 2010

Cambiamenti climatici: la nostra salute a rischio

I cambiamenti climatici potrebbe non solo turbare i delicati equilibri dei sistemi ecologici, ma anche avere pesanti conseguenze sulla nostra salute. A sostenerlo il rapporto “Si salvi chi può – Gli impatti socio sanitari del cambiamento climatico” presentato da ISDE – Medici per l’ambiente in collaborazione con Greenpeace. Il documento segue le dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici debba essere posto all’attenzione dell’opinione pubblica molto più di quanto non sia stato fatto sino a ora. La Commissione Europea aveva infatti proposto agli Stati membri di portare entro il 2020 la riduzione delle sue emissioni di gas serra dal 20% al 30%: si stima che in tal modo si sarebbe potuto ottenere un risparmio sulla spesa pubblica per la sanità da 10 a 30,5 miliardi all’anno, di cui 3,4 miliardi/anno in Italia(1,2). Il nostro Paese, uno di quelli nell’UE a maggior rischio ambientale e sanitario, si è però opposto insieme a molti altri a questa strategia. Eppure L’OMS ha previsto(3), a seguito del riscaldamento globale, la perdita ogni anno di 5 milioni di anni di vita e un incremento della mortalità umana del 3% per ogni grado di aumento della temperatura terrestre. Inoltre l’IPCC ha elaborato una stima secondo la quale se la temperatura media globale dovesse superare di 1,5-2,5°C quella del periodo 1980-1999, sarà a rischio tutta la biodiversità del Pianeta con la scomparsa del 20-30% delle specie note. E nemmeno l’Homo sapiens sapiens, la specie dominante di tutti gli ecosistemi terrestri, ne uscirebbe indenne.
L’ambiente è stato profondamente modificato negli anni nei suoi caratteri fisico-chimici e negli ecosistemi biologici ed è oggi invaso da molecole chimiche di sintesi (pesticidi in agricoltura, antibiotici e farmaci in campo medico e zootecnico, additivi alimentari, ecc..) con effetti tossici, teratogeni, mutageni e cancerogeni. Secondo l’ISDE, il quadro che ne emerge è allarmante. Sono in continuo aumento infatti le malattie cardiovascolari, immunomediate, neurodegenerative, endocrino-metaboliche e neoplastiche, in particolare nei bambini. Molte di queste sono causate dall’azione dei fattori ambientali sui nostri geni e possono essere attribuite direttamente o indirettamente al riscaldamento globale, in particolare le malattie strettamente connesse all’inquinamento atmosferico e le malattie infettive. Ricerche sperimentali ed epidemiologiche(4) hanno ricondotto la loro patogenesi a tre principali processi:
- continua esposizione dell’organismo umano a inquinanti ambientali con reazioni infiammatorie e riparative anomale che provocano malattie immunitarie, neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi laterale amiotrofica), neoplastiche e metaboliche;
- alterazione troppo rapida degli ecosistemi microbici naturali sui quali si sono modellati nel tempo i nostri meccanismi di difesa;
- azione diretta degli inquinanti ambientali sull’embrione e sul feto durante la gestazione.
Le malattie da inquinamento atmosferico sono dovute al complesso di gas serra e altri inquinanti presenti nell’aria. Le temperature elevate accelerano la formazione di ozono, dovuta all’azione fotochimica delle radiazioni solari ultraviolette sui cosiddetti inquinanti “precursori” presenti nell’aria. L’ozono, un forte ossidante, danneggia le cellule delle congiuntive e delle vie respiratorie, rendendoci più suscettibili agli altri inquinanti presenti nell’aria, in particolare alle polveri ultrafini (PM 0,1 e minori). Queste sono le più nocive tra tutti gli inquinanti atmosferici poiché non solo causano malattie croniche a livello polmonare, tra cui i tumori, ma colpiscono anche il sistema cardiovascolare aumentando l’insorgenza di infarti e ictus, oltre a intaccare direttamente il patrimonio genetico (azione epigenetica)(5,6).
Temperature maggiori possono inoltre favorire la diffusione e la permanenza nell’ambiente di nuovi microrganismi. Questi patogeni vengono veicolati da insetti “vettori” oppure da acque contaminate, dove la persistenza degli agenti microbici è favorita dalle elevate temperature, e raggiungono nuove aree geografiche. L’ampliamento al Nord e al Sud delle zone climatiche sub-tropicali, oltre a facilitare la contaminazione microbica delle acque, ha comportato la diffusione di insetti esotici in latitudini diverse dalle originali, causando l’espansione delle malattie tropicali. Un tipico esempio di migrazione e colonizzazione di insetti vettori è costituito dalla comparsa della zanzara tigre nelle zone climatiche temperate. Si sta poi assistendo, a seguito del riscaldamento globale, a un aumento di malattie presenti endemicamente in determinate regioni e alla comparsa di malattie emergenti in altre storicamente indenni. Quelle più direttamente correlabili all’aumento termico sono ad esempio malattie virali come la Febbre gialla e la Dengue.
In alcune aree del pianeta, sia per ragioni climatiche sia sociali, gli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici saranno peggiori che in altre. Ma nessuno ne sarà indenne poiché gli impatti del cambiamento climatico causeranno tra l’altro fenomeni di migrazioni di massa (i cosiddetti ecoprofughi, stimati già a 6 milioni per il 2010 e circa 300 milioni per il 2050) che, assieme alla crisi delle risorse naturali, aumenteranno le tensioni sociali o ne innescheranno di nuove.
È quindi necessario intervenire immediatamente, conclude il rapporto, al fine di prevenire un ulteriore peggioramento della situazione, tagliando, fino a raggiungere una sostanziale eliminazione, le emissioni di gas serra. Sarà inoltre fondamentale tutelare gli ecosistemi più fragili, ma allo stesso tempo più importanti del Pianeta, proteggendo ad esempio le ultime grandi foreste e creando ampie riserve marine. Ma il tempo rimasto è poco, anzi secondo alcuni il processo è ormai irreversibile. Undici degli ultimi dodici anni sono stati tra i più caldi: il 2010, secondo i dati del USNOAA (United States National Oceanografic and Space Administration), si avvia a battere i record precedenti. La concentrazione di CO2 in atmosfera è salita dai 300 ppm dell’inizio del ‘900 ai 389 ppm del 2010. Numerose fonti scientifiche autorevoli ritengono che se si vorrà contenere il rialzo termico entro i 2°C rispetto all’epoca preindustriale, considerato il massimo limite termico sostenibile, le concentrazioni di CO2 dovranno essere stabilizzate a 400 ppm secondo alcuni, 350 ppm secondo altri. È stato stimato che con il ritmo attuale la CO2 nel 2020 supererà il limite di 400 ppm fissato a Copenaghen dalla COP 15(7,8,9,10). Tra le molte ragioni per intervenire con urgenza quindi non c’è solo la necessità di preservare i delicati equilibri biologici del nostro pianeta, ma anche quella di proteggere la nostra salute e di salvare numerose vite umane.

(1)   HEAL – HCWH 2010 (Health and Environment Alliance – Health Care Without Harm). Agire adesso per una salute migliore: un abbattimento del 30% per il clima UE. http://www.envhealth.org/a/3585
(2)    NGOs for Health and Environment Alliance 2010. Additional CO2 cuts could save EU
billions in health costs.
(3)    WHO 2009. Climate Change and Human Health.
(4)    Delia S, Cannavò G, Parisi S, Laganà P. Fonti energetiche. Impatto socio ambientale e modelli di società: quali prospettive per il futuro. Igiene Sanità Pubblica 2009; 65: 621-656.
(5)     Riddihough G, Zahn L.M. What is Epigenetics? Science, n° 330, 2010.
(6)     Bonasio R et al. Molecular Signals of Epigenetic States. Science, n° 330, 2010.
(7)     IPCC 2007 (Intergovernmental Panel on Climate Change). Fourth Assessment Report. Mitigation of Climate Change.
http://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/syr/en/contents.html
(8)     WMO – GAW (World Meteorological Organization-Global Atmosphere Watch).
http://gaw.kishon.go.ip/
(9)     NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).
http://www.ncdc.noaa.gov/oa/ncdc.html
(10)   Lombroso L. Clima ed energia: l’impatto sulla salute delle sfide del futuro. ISDE Atti Terze
Giornate Mediche per l’Ambiente. Genova 2008.

20 dicembre 2010

Libera satira in libero stato - Parte 9

Sabato 11 dicembre
- I Finiani confermano d’essere tutti uniti sulla sfiducia. Bene. Attendiamo sfiduciosi.
- Manifestazione PD. Bersani sale sul palco e si commuove per l’entusiasmo della folla: per così poco.
- Napolitano in visita a Vienna. Un piacevole diversivo: le palle di Mozart anziché quelle di Berlusconi.


Domenica 12 dicembre
- Fini avverte il Premier che, dal 15 dicembre, FLI sarà all’opposizione. “Allora anche noi!” gli ha fatto eco Bersani.
- Dieci anni fa la lobby Alemanno riempì di parenti e amici l’Agricoltura. Serviva concime.
- Berlusconi annuncia ai suoi per domani un discorso di alto profilo. Naturalmente, il profilo non sarà il suo.


Lunedì 13 dicembre
- Voto di fiducia incerto fino alla fine. Non sai mai quando ti arrivano, i bonifici.
- Alla Mussolini che lo interompeva Fassino dà di nuovo della “vajassa”. Alessandra ha reagito come: f.s. (dial.) Donna sguaiata e volgare incline al pettegolezzo e alla rissa.
- Berlusconi: “La notte porta consiglio”. Lui, come sempre, ci tromberà su.


Martedì 14 dicembre
- Al Senato fiducia scontata. Alla Camera, invece, Berlusconi l’ha dovuta pagare a prezzo pieno.
- Sudan. Donna frustata in strada. I poliziotti ridono. Soprattutto quelli col cappuccio e le manette.
- Wikileaks rivela: “Berlusconi usa il suo potere per favorire Mediaset!” Certo che non gli si può proprio tenere nascosto niente a questo Assange!

Mercoledì 15 dicembre
- La Polidori replica a Barbareschi di non aver niente a che fare con il CEPU. Ha preferito dare la fiducia a Berlusconi, per non saper leggere né scrivere.
- Berlusconi ora pensa ad un allargamento. Perché nell’allungamento, ormai, non ci spera più.
- Berlusconi dice di avere ancora molti posti liberi nel Governo. E comunque la Polidori e la Siliquini possono stare sulle sue ginocchia.

Giovedì 16 dicembre
- Berlusconi: “Unirò i moderati”. Nel senso che passerà a saldarli.
- Trovato il legame tra PdL e CEPU. Ma il Trota continua a negare.
- Vespa mostra il plastico di Montecitorio. Dalla ricostruzione sembra si sia trattato di un suicidio.


Venerdì 17 dicembre
- Berlusconi: “Altri otto sono con me”. Contata anche Biancaneve.
- Bagnasco benedice il voto di fiducia. Il Vangelo, infatti, dice che non si può servire Dio e Mammona, ma di Papino non ne parla.
- Calcio. Il Bologna a Zanetti, ma mancano le firme. “Serve niente?” Ha chiesto Napolitano.


da Il Misfatto, inserto satirico della domenica de Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2010 

Leggi gli altri episodi

19 dicembre 2010

Italia modello di norme liberticide

Gli USA accusano Berlusconi di voler controllare il contenuto di Internet.
El País, 13 dicembre. I diplomatici statunitensi considerano cosí restrittiva la legge approvata in Italia, che temono possa servire da modello in paesi come la Cina

Un cavo confidenziale trapelato da Wikileaks e inviato a Washington dall’ambasciatore a Roma David Thorne il 3 Febbraio 2010, contiene giudizi molto duri sul governo italiano a proposito dell’iniziativa legislativa nota come Legge Romani, entrata in vigore a marzo, che regola l’uso di Internet e pay TV in Italia. Secondo la nota, la legge “darà la possibilità di bloccare o censurare qualsiasi contenuto” e “favorirà le imprese di Silvio Berlusconi rispetto ai suoi concorrenti”. Questo, ha aggiunto Thorne nel suo messaggio, “è un modello familiare”, dato che “Berlusconi e Mediaset hanno utilizzato il potere di governo in questo modo fin da quando era primo ministro Bettino Craxi, negli anni ottanta. Il dispaccio, che ripete la critica alla confusione pubblico privato che era stata già sollevata nei report su Berlusconi e Putin, definisce inoltre “infame” un progetto, gestito negli ultimi mesi dal Governo, che voleva obbligare i blogger ad ottenere il tesserino da giornalista emesso dal Governo stesso. Thorne critica in particolare la legge Romani, cosí chiamata dal nome di Paolo Romani, ex vice Ministro delle Comunicazioni e oggi Ministro dello Sviluppo Economico, dopo un lungo periodo in cui il Primo Ministro ha occupato questo Ministero ad interim in seguito alle dimissioni di Claudio Scajola per uno scandalo di corruzione. L’Ambasciata di Roma scrive che, se la legge va avanti come è stata concepita, “creerebbe un precedente affinché nazioni come la Cina possano copiarla o citarla come giustificazione per i propri attacchi contro la libertà di espressione”. L’ambasciatore denota sfiducia verso le promesse del Governo Italiano, secondo cui la normativa è destinata unicamente a proteggere il copyright, combattere la pirateria e il recepimento della direttiva europea 65 del 2007, che armonizza la regolamentazione dei media.

17 dicembre 2010

Una vergogna chiamata Berlusconi

Basta questo a rendere le orge di Berlusconi un affare di stato. La cosa è diventata chiara sei mesi fa, quando il premier è intervenuto con motivazioni pretestuose facendo sì che la polizia milanese liberasse una ladruncola minorenne che lui aveva in passato assoldato per partecipare a una delle sue feste ‘bunga bunga’.
Questo disprezzo per lo stato di diritto si inserisce nel modello che Berlusconi sfoggia fin dal suo ingresso in politica nel 1994. Il politico si erge al di sopra della legge e, se i custodi della legge gli stanno alle calcagna, la cambia. In altre parole: non è un servitore dello Stato, no, è lo Stato che serve lui.
Non è quindi un caso che Silvio Berlusconi e il premier russo Vladimir Putin siano diventati amici. Entrambi tollerano o usano la mafia. Entrambi non esitano ad approfittare del commercio bilaterale tra Russia e Italia per scopi privati, come si legge nei dispacci dell’Ambasciata Americana a Roma. Entrambi dicono: lo Stato sono io.
Per anni, Berlusconi è riuscito a sopravvivere e questo non è dipeso solo dalla sua capacità di comprare gli amici e intimidire i nemici, ma anche dal fatto che il premier è popolare tra la gente. Molti italiani provano una naturale simpatia per un uomo così divertente che frega lo Stato e non ha peli sulla lingua.
Ora però il cerchio attorno a lui comincia a stringersi. Il suo movimento politico, il Popolo della Libertà, si è si è spaccato l’estate scorsa, quando un piccolo gruppo di ex neofascisti ha lasciato il partito. Martedì la Camera dei Deputati voterà una mozione di sfiducia contro Berlusconi. Lo stesso giorno la Corte Costituzionale emetterà una sentenza sull’immunità penale del premier.
I firmatari della mozione di sfiducia affermano di aver racimolato la maggioranza parlamentare. Speriamo abbiano contato bene e che da martedì l’era Berlusconi diventi storia. In Europa, nell’Unione Europea che già lotta con grandi problemi istituzionali, non dovrebbe esserci posto per un politico che sfrutta senza alcuna vergogna la sua posizione di premier per soddisfare interessi e desideri personali.
Per questo premier non dovrebbe esserci posto in Europa.

3 novembre 2010

Arrivederci a dicembre


Il blog "chiude"  i battenti temporaneamente. 
Il corso di giornalismo ambientale è molto impegnativo in termini di tempo e non lascia spazio per poter seguire il blog.
Allora... arrivederci a metà dicembre!

31 ottobre 2010

I problemi dell’Italia non si limitano a Berlusconi

The Guardian, 6 ottobre 2010. Negli ultimi anni la politica italiana è apparsa sui media internazionali soprattutto per le innumerevoli gaffes di Silvio Berlusconi, oppure per gli scandali legati alle sue frequentazioni di prostitute e per la promozione politica di modelle e presentatrici televisive. Questo squallido spettacolo si è ripresentato durante l’ultima crisi di governo, in cui il Presidente della Camera Gianfranco Fini, insieme ai suoi sostenitori, ha lasciato il PdL.
All’abituale atteggiamento da buffone e al maschilismo, adesso si è aggiunta anche la bestemmia dopo aver usato l’imprecazione religiosa più offensiva esistente nella lingua italiana, provocando lo sdegno ipocrita dell’opposizione e la condanna da parte della Chiesa, a lungo corteggiata da Berlusconi con le sue posizioni su eutanasia ed aborto.
Il personaggio Berlusconi, metà intrattenitore da crociera, metà capo megalomane delle proprie aziende (le sue antiche vocazioni), monopolizza la politica italiana da oltre 15 anni. Focalizzando l’attenzione sul personaggio anziché sulle sue scelte politiche, e forzando l’opposizione a confrontarsi su un terreno mediatico da lui dominato, il passo falso di Berlusconi potrebbe essere visto come parte di una strategia di distrazione, volta a evitare qualsiasi discussione sul paese e sui suoi problemi.
Tuttavia, si dovrebbe resistere alla tentazione – rafforzata dal palese uso del suo potere politico per contrastare i diversi procedimenti giudiziari contro di lui – di immaginare che Berlusconi rappresenti il problema principale dell’Italia (la rivista The Economist, ad esempio, è convinta che i conflitti d’interesse del Presidente del Consiglio e la sua infinita buffonaggine sporchino l’onorevole causa del libero mercato). Quest’idea sta anche alla base del tentativo di organizzare una “rivoluzione colorata” in Italia – il Popolo Viola, che recentemente ha unito comunisti disaffezionati e socialdemocratici, il movimento anti-politico che fa capo al comico Beppe Grillo e i sostenitori dell’ex giudice anti-corruzione Antonio Di Pietro, per un No B Day 2 (una protesta per dire no a Berlusconi), laddove l’uso del gergo inglese di Twitter rappresenta un ulteriore segnale del disorientamento dell’opposizione.

30 ottobre 2010

La campagna benzo(a)pirene su Il Manifesto

PRO ILVA - Un decreto alza i livelli di tollerabilità del benzoapirene
E il governo vara la legge che aiuta i grandi inquinatori


Ornella Bellucci - Con una legge ritoccata ad hoc, il governo offre la sponda ai grandi inquinatori. Fino al 31 dicembre 2012, nelle città italiane con oltre 150mila abitanti, il benzoapirene, il più cancerogeno tra gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) secondo l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, potrà superare la soglia europea di tollerabilità (un nanogrammo per metro cubo). Il tetto, fissato da un decreto ministeriale del 1994, poi incorporato nel decreto legislativo 152 del 2007, è stato abrogato dal successivo decreto 155 di quest'anno, emanato il 13 agosto scorso in attuazione, dice il governo, della direttiva europea del 2008 «per un'aria più pulita in Europa».
In realtà quella direttiva non parla di benzoapirene, ma di altri agenti tossici. Mentre in virtù di questo decreto, fino alla fine del 2012, nei centri urbani con oltre 150 mila abitanti il benzoapirene potrà superare quella soglia, senza obbligo di individuazione della fonte di inquinamento nè di intervento da parte degli enti locali (che invece prima erano obbligati a intervenire). Solo a partire dal 2013 il benzoapirene dovrebbe tornare a non superare quel limite. Questo oggi in Italia dice la legge che regola le sue emissioni in atmosfera, sebbene il testo sottoposto al vaglio della Commissione ambiente al Senato e alla Camera e presentato da Agostino Ghiglia (Pdl) sia stato un altro. Roberto Della Seta, senatore Pd in quella commissione, precisa: «Queste disposizioni non erano nel testo esaminato a luglio». Infatti il provvedimento ha ottenuto parere favorevole da entrambe le commissioni parlamentari. E ora il Pd ha presentato in commissione Ambiente una risoluzione che impegna il governo a ripristinare i vecchi limiti di legge, più rigidi. Il benzopirene può essere assorbito per inalazione, attraverso la cute e per ingestione, e l'esposizione ripetuta o a lungo termine può causare danni importanti alla salute.
 
Una norma pro Ilva

28 ottobre 2010

I ghiacciai sentinelle climatiche

Pubblicato sulla rivista Geoitalia, periodico della Federazione Italiana di Scienze della Terra, "La risposta dei ghiacciai alpini alle variazioni climatiche", un'attenta analisi sull'andamento dei ghiacciai italiani dal 1925 ad oggi. 

I ghiacciai sono una indubbia risorsa naturale e degli ottimi indicatori ambientali. A sostenerlo ancora una volta è Carlo Baroni del Comitato Glaciologico Italiano, nonché Professore Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell'Università di Pisa. I ghiacciai costituiscono infatti una fondamentale risorsa d’acqua dolce, ma sono anche delle sentinelle ambientali molto sensibili alle variazioni climatiche, in quanto reagiscono alle sollecitazioni esterne mutando in forma e dimensioni, in particolare i ghiacciai alpini, essendo costituiti quasi esclusivamente da ghiaccio a temperatura prossima a quella di fusione. Questi ultimi infatti possono ritirarsi o espandersi visibilmente in seguito anche a minime variazioni della temperatura. Non esiste tutt'oggi un censimento nazionale dei ghiacciai; l'ultima stima del gruppo di glacioloci cordinati da Michael Zemp del 2008 parla di 1397 ghiacciai sull'arco alpino, per un'estensione totale di 608 chilometri quadrati. A completare il quadro, l’ultimo residuo dei ghiacciai appenninici, il Ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso, ormai ridotto a poco più di un glacionevato, ovvero una formazione che è pressoché una via di mezzo tra un nevaio e un ghiacciao. La risposta del ghiacciaio alle mutazioni climatiche dipenderà ovviamente dalla massa complessiva del ghiacciaio: maggiore la sua dimensione, maggiore sarà la sua resistenza alle variazioni di temperatura.

Secondo lo studio, dalla seconda metà del XIX secolo è in atto una fase di accentuata contrazione, che ha portato i ghiacciai italiani a perdere oltre il 40% della loro superficie. Il limite delle nevi si è innalzato di oltre 100 m. Molti piccoli ghiacciai sono scomparsi, mentre tantissimi si sono frazionati in individui minori, arretrando le loro fronti anche di oltre 2 km. Molti ghiacciai residui sono arrivati sotto il limite delle nevi. Resistono per inerzia, ma la loro fine è ormai segnata. Come si può notare dal grafico, il ritiro dei ghiacciai non è stato però lineare nel tempo. Dopo una fase di arretramento generalizzato negli anni '50 e '60 del secolo scorso, per tutti i successivi anni '70 si è avuto un recupero dell'estensione dei ghiacciai alpini altrettanto generalizzata. Poi con gli anni '80 è iniziata una nuova fase di ritiro che, nel volgere di dieci anni, ha interessato e interessa oltre il 90% dei ghiacciai italiani.

Dall'analisi di questi dati, il Prof. Baroni sostiene infine che al perdurare di questa situazione dovremo attenderci ulteriori e drammatiche riduzioni dell'estensione e dello spessore dei ghiacciai. Le domande sorgono quindi spontanee: quali potranno essere le conseguenze dovute al consumo delle risorse idriche immagazzinate nei ghiacciai? Quali scenari dobbiamo attenderci nei prossimi decenni? A queste domande non vi è una risposta certa, ma, conclude lo studioso, sarà fondamentale un'approfondita conoscenza dei ghiacciai e un loro continuo monitoraggio nel tempo.
Articolo pubblicato su PeaceLink.

Scarica l'articolo su Geoitalia (periodico n.32, pag 50-51)

27 ottobre 2010

Colata di cemento con la scusa della F1

Un'esplosione di cemento all'Eur. Un mega progetto intorno al circuito dell'Eur, con grattacieli che sorgeranno al posto delle aree verdi. Oltre 230mila metri cubi di nuove costruzioni destinate a stravolgere l'assetto del quartiere a sud della capitale allorché andranno in porto i due progetti edificatori del Campidoglio: uno legato al Gran premio di Formula 1 (che vale 80mila metri cubi), l'altro alla valorizzazione dell'area ex Velodromo. "Una gigantesca speculazione" accusano Italia Nostra, le associazioni dei cittadini e il Pd. E quest'ultimo è deciso anche a contrastare, insieme agli altri partiti di opposizione, la maxi-vendita ai privati di 15 caserme distribuite sull'intero territorio comunale che saranno trasformate in case di lusso, hotel e centri commerciali

Il cemento ha il colore di una fotografia di quello che sarà. Due alti palazzi gemelli da una parte e dall'altra all'altra del verde delle Tre Fontane, davanti ai bianchi marmi dell'Eur, dove adesso si stagliano il rosso dei campi da tennis e delle piste di atletica e il verde di quelli da basket. Ognuno sarà un piccolo grattacielo, ben quindici piani fuori terra che si allungano in altri sette piani accanto, a forma di una L, e tutti e due ospiteranno appartamenti di lusso, uffici e negozi, messi in vendita per lanciare e realizzare il Gran Premio di Roma e far sfrecciare nell'estate del 2013 i bolidi della Formula Uno nel quartiere. (galleria fotografica: I progetti, Gli 'effetti' sull'ambiente)
Il progetto è stato presentato all'inizio di agosto in grandi cartelle rosse e bianche nelle stanze che contano del Campidoglio e adesso aspetta il via libera della conferenza dei servizi, convocata per il 9 novembre, e poi del consiglio comunale. I due palazzi del comprensorio si chiamano con nomi poetici, Porta dei Pini e Porta delle Tre Fontane. Ma sono 80 mila metri cubi che si abbatterebbero su uno degli angoli storici destinati a verde attrezzato del quartiere, quelli dove dagli anni Sessanta intere generazioni di ragazzi, con le loro magliette bianche e le scarpette da ginnastica, hanno cominciato a correre sulle piste, a giocare a tennis e a pallacanestro. Così scendono in campo le associazioni dei cittadini del quartiere (Comitato Salute Ambiente Eur, Coordinamento Comitati e Cittadini per la Difesa dell'Eur, Coordinamento No Alla Formula Uno e La Vita degli Altri Onlus) e Italia Nostra, con un dossier dal titolo "Le mani sull'Eur" e un appello al sindaco Alemanno, ma anche ai ministri dei Beni Culturali, Sandro Bondi , e dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al premier Silvio Berlusconi. "Ribadiamo" scrivono "la nostra estrema preoccupazione riguardo un progetto che sembra aver preso forma parallelamente alla concezione di Roma Capitale, dimostrando finalità e modi privatistici, troppo lontani dall'interesse pubblico. Un'impresa che si è avvalsa, finora, di modalità di comunicazione a nostro avviso poco chiare, basate sui più agili metodi dell'imprenditoria privata, quando l'oggetto in discussione sono un quartiere storico, gioiello del Razionalismo, e il benessere di migliaia di cittadini".

26 ottobre 2010

Living Planet Report 2010

Il Wwf ha presentato pochi giorni fa il Living Planet Report 2010, il rapporto annuale sullo stato di salute del pianeta in termini di biodiversità e di pressione antropica sulla biosfera. Grazie a un ampio set di indicatori complementari, il rapporto documenta i cambiamenti avvenuti nella biodiversità, negli ecosistemi e nel consumo delle risorse naturali da parte dell’umanità ed esplora le ripercussioni di tali cambiamenti sul futuro della salute, della ricchezza e del benessere umano. Eccovene una ricca sintesi.

Per la prima volta, il Living Planet Report 2010 ha incrociato i trend delle specie e dell’impronta ecologica con i redditi dei singoli Paesi, mostrando come i Paesi a più alto reddito hanno un’impronta ecologica pari a circa 5 volte quella dei Paesi a basso reddito, che subiscono invece la maggiore perdita di biodiversità. La rapida crescita economica ha causato infatti una sempre maggiore domanda delle risorse necessarie per alimentazione, energia, trasporti, prodotti elettronici, spazi in cui vivere e in cui smaltire rifiuti, soprattutto il biossido di carbonio derivante dai combustibili fossili. Mano a mano che queste risorse non vengono più trovate all’interno dei confini nazionali, esse vengono ricercate in altre parti del mondo.
Il rapporto ha messo inoltre in relazione l’Indice del pianeta vivente (LPI) – una misura dello stato di salute della biodiversità mondiale – con l’Impronta ecologica e l’Impronta idrica, misure della pressione antropica sulle risorse naturali della Terra. Tali indicatori dimostrano chiaramente che la spinta senza precedenti alla ricchezza e al benessere degli ultimi 40 anni sta esercitando una pressione insostenibile sul nostro pianeta.
Una delle misure a più lungo termine sull’andamento della biodiversità mondiale, l’Indice del pianeta vivente, mostra un trend che è rimasto inalterato dal primo Living Planet Report del 1998: una diminuzione globale di circa il 30% fra il 1970 e il 2007. I trend delle popolazioni di specie tropicali e temperate divergono fortemente: l’indice LPI tropicale è diminuito di circa il 60%, mentre quello temperato è aumentato di circa il 30%. La causa di questi trend contrastanti riflette le differenze fra le velocità e i tempi di cambiamento nell’utilizzo del suolo e, di conseguenza, di perdita di habitat, nelle zone temperate e in quelle tropicali. L’aumento dell’indice LPI delle zone temperate a partire dal 1970 può essere dovuto a una base di partenza inferiore e al fatto che le popolazioni di specie siano in ripresa grazie a un maggiore controllo dell’inquinamento, a una migliore gestione dei prodotti di scarto, a migliori qualità di acqua e aria, a un aumento della copertura forestale e/o al maggior impegno nel campo della conservazione, per lo meno in alcune regioni temperate. Di contro, l’indice LPI tropicale parte da una base più alta e riflette i cambiamenti su larga scala degli ecosistemi che, in queste regioni, sono progrediti ininterrottamente dal 1970, con un peso complessivo negativo maggiore di quello positivo dovuto agli sforzi di conservazione.
L’Impronta ecologica misura invece la superficie di terra e di acqua necessarie alla produzione delle risorse rinnovabili utilizzate e comprende lo spazio necessario per le infrastrutture e la vegetazione per assorbire il biossido di carbonio immesso (CO2). Anche essa mostra un trend di crescita costante. Gli ultimi dati del 2007 mostrano che l’Impronta ha superato la biocapacità della Terra – la superficie realmente disponibile per la produzione di risorse rinnovabili e l’assorbimento della CO2 – del 50%. In generale, dal 1966 l’Impronta ecologica dell’umanità è raddoppiata. Questo incremento del sovrasfruttamento ecologico è ampiamente attribuibile all’Impronta di carbonio aumentata 11 volte dal 1961 e di poco più di un terzo dalla pubblicazione del primo Living Planet Report nel 1998. Detto in parole più semplici, la Terra necessiterà di un anno e mezzo per rigenerare le risorse consumate nel solo 2007. Se il trend resterà costante, nel 2030 saranno necessari "due pianeti Terra" per bilanciare le risorse consumate dall'essere umano nel corso di un anno. E' evidente che non è un sistema sostenibile.

25 ottobre 2010

Doppio brodo Alfano



Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Argomento della settimana, la legge Al Fano sullo scudo al Presidente del Consiglio Berlusconi, lo strano scudo per il Presidente della Repubblica, contestato dallo stesso Napolitano, la pseudo-riforma della giustizia con la separazione delle cariche per pubblici ministeri e giudici, con i loro pericolosi risvolti nella potenziale fine della separazione dei poteri, qualora questa legge dovesse essere approvata.

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Tutte le bugie del Ministero dell'Ambiente

Simbolo di pericolositàUn'analisi dettagliata delle nuove norme. Punto per punto, ecco come si smontano le tesi dell'Ufficio Legislativo del Ministero dell'Ambiente

Il benzo(a)pirene è un potente cancerogeno che viene veicolato nei polmoni dalle polveri sottili e che è originato dalle combustioni delle industrie e delle auto. Fa parte degli IPA, gli Idrocarburi Policiclici Aromatici. Perché il governo ha rimosso la norma che a partire dal 1999 proibiva il superamento di 1 nanogrammo a metro cubo e con il decreto 155/2010 ha prorogato al 2013 le norme a tutela della salute dei cittadini delle città con più di 150 mila abitanti? Parliamo di una sostanza che è anche genotossica: può modificare il DNA trasmesso dai genitori ai figli.
25 ottobre 2010 - Associazione PeaceLink

Abbiamo "smontato" pezzo per pezzo la risposta del Governo alla risoluzione dell'on. Alessandro Bratti che chiedeva il ripristino delle norme precedenti all'entrata in vigore del decreto con cui il governo lascia "briglia sciolta" al benzo(a)pirene. Il testo del Governo non è in grassetto.
Il nostro commento invece è in grassetto.
Associazione PeaceLink

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Ministero dell'Ambiente
della Tutela del Territorio
e del Mare
UFFICIO LEGISLATIVO
Oggetto: Risposta a risoluzione in Commissione n. 7-00393 (VIII° Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici) (On. Alessandro Bratti). Concentrazioni di benzo(a)pirene in atmosfera.
Il decreto legislativo n. 155/2010 ha previsto, per il benzo(a)pirene, un valore obiettivo pari a 1 ng/m3, da raggiungere entro il 31 dicembre 2012 su tutto il territorio nazionale, in piena conformità a quanto stabilito dalla direttiva comunitaria 2004/107/CE.

NOTA BENE: La direttiva comunitaria 2004/107/CE fissa al 31 dicembre 2012 il termine ultimo: le legislazioni nazionali possono decidere di anticipare tale scadenza. E infatti la legislazione italiana nel 1994 aveva stabilito che il valore non doveva essere superato a partire dall'1/1/1999 per le città oltre i 150 mila abitanti. Tale norma è stata cancellata segnando un evidente passo indietro. Il governo non specifica inoltre che la direttiva comunitaria 2004/107/CE era già stata recepita con decreto legislativo 152/2007. Perché abrogarlo con il decreto legislativo 155/2010? Il fine del governo era quello di cancellare le norme più avanzate contenute nel decreto legislativo 152/2007, dando agli inquinatori altri due anni di tempo (fino al 31 dicembre 2012) per sforare il valore di 1 ng/m3 mentre la normativa precedente costringeva gli inquinatori a scendere sotto 1 ng/m3 fin dal 1° gennaio 1999. Il benozo(a)pirene è un cancerogeno molto pericoloso: respirare mediamente 1 ng/m3 di benzo(a)pirene per un bambino equivale a inalare il fumo di circa 700-800 sigarette/anno.

22 ottobre 2010

Berlusconi e l'ora legale



Come la mafia conquista il mondo

Germania, Der Spiegel. Che sia Spiesen-Elversberg, Caracas oppure Toronto, la mafia è dappertutto. Nessun paese al mondo è risparmiato dall’egemonia delle holdings criminali. L’esperto di clan Francesco Forgione ha svelato le rotte commerciali e i luoghi di residenza dei boss e in nessun altro luogo sono altrettanto presenti quanto in Germania.
 
L’assassinio di un uomo rettto era fissato per domenica 5 settembre 2010. In tarda serata Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, la “perla del Cilento” sul Mar Tirreno, guidava la sua Audi verso casa. Poco prima dell’arrivo nella zona Acciaroli alcuni sconosciuti hanno fatto fermare l’auto. Vassallo non ha fatto in tempo a tirare il freno a mano, che uno degli aggressori ha aperto il fuoco a distanza ravvicinata. Otto dei nove proiettili hanno colpito il bersaglio, attraversando il collo, l’orecchio, la mandibola, la spalla e il torace della vittima. Uno ha colpito dritto al cuore.
Vassallo era benvoluto, era conosciuto per il suo impegno nella tutela dell’ambiente e per la sua incorruttibilità, si batteva per un turismo ecosostenibile e responsabile nella regione. Appena due settimane prima della sua morte sembra aver cacciato personalmente alcuni spacciatori dalla zona del porto di Acciaroli, che secondo i testimoni avevano portato grandi quantità di sostanze stupefacenti via mare in città. Vassallo aveva fatto appello urgente alla polizia di pattugliare più frequentemente per porre fine all’incubo.
Le sue preghiere sono state ascoltate, ma a quanto pare dalle persone sbagliate. Nonostante la mancanza di prove il procuratore antimafia di Salerno ritiene probabile che l’omicidio in strada sia stato una vendetta della camorra, che in Campania controlla non solo il commercio di droga, ma anche gli interessi sul settore immobiliare e sui contratti di costruzione nel Parco Nazionale del Cilento, che attira molti turisti. In Italia, il caso ha suscitato clamore e indignazione tra politici di ogni colore. In Germania invece la risposta dei media è stata disattesa, come sempre quando la mafia non uccide proprio davanti alla sua porta di casa.

Niente sangue, niente mafia
“Finché il sangue non scorre per le strade, nessuno crede alla mafia”, si lamenta Francesco Forgione, l’ex capo della commissione parlamentare anti-mafia sotto il governo Prodi. “La morte di Vassallo mi fa arrabbiare, mostra che la società non ha ancora sviluppato sufficienti anticorpi contro la criminalità organizzata e che le autorità lo hanno lasciato solo”. Forgione – riccioli scuri, la barba brizzolata di tre giorni, occhiali dalla linea sobria – vive nel suo appartamento mansardato a Roma, da cui si gode una magnifica vista sulla città. Sorseggia con indifferenza un espresso calabrese molto forte e sospira profondamente.
“Anche le autorità tedesche hanno chiuso gli occhi di fronte alla realtà, finché la strage di Duisburg nell’agosto del 2007 non ha risvegliato bruscamente tutti “. Già nel gennaio del 2000 la polizia investigativa federale redasse un rapporto molto dettagliato sulle attività della mafia calabrese a Duisburg dal titolo “Analisi: San Luca”. Un’ eccellente e completa sintesi delle attività illegali della ‘Ndrangheta, ma priva di conseguenze. Il problema è stato recepito come essenzialmente italiano, fino a quando ci si è ritrovati con i sei cadaveri stesi a terra davanti al ristorante «Da Bruno». “All’improvviso è diventato anche un problema tedesco”, dice Forgione tamburellando con la punta delle dita sul tavolo davanti a sè.
Duisburg è situata in un luogo strategicamente favorevole, sul confine tra Belgio e Paesi Bassi, il principale punto di accesso per la cocaina in Europa. “Quest’omicidio plurimo non è avvenuto per una faida tra clan rivali”, ha detto Forgione. Non è un caso che quasi tutti i sospettati siano stati arrestati ad Amsterdam. Inoltre, in occasione dell’arresto di Giuseppe Nirta nel novembre 2008, sono stati ritrovati un milione di euro in contanti. No, il massacro nel Nord Reno-Westfalia sarebbe stata “solo un’altra fase della guerra per il controllo del traffico internazionale di stupefacenti e armi”, ritiene l’esperto.

19 ottobre 2010

Grandi città sempre più invivibili

Pubblicata la classifica della vivibilità cittadina di Legambiente "Ecosistema urbano 2010". Bocciate le metropoli, promosse le piccole città di provincia.

Piccolo è bello, soprattutto se nel nord Italia.  No è l'ultima esternazione di qualche leghista, ma il risultato principale che emerge dalla classifica annuale di Ecosistema Urbano, indagine effettuata da Legambiente e Ambiente Italia, giunta alla sua 17esima edizione. Gli indicatori principali scelti dai ricercatori per stilare la classifica definitiva sono aria (quantità di polveri sottili PM10), acqua (consumi, perdite della rete idrica e capacità di depurazione), rifiuti (produzione, raccolta differenziata), trasporti (mezzi pubblici, tasso di motorizzazione, isole pedonali, ztl e piste ciclabili), energia (consumi elettrici, politiche energetiche, consumo di carburanti) e verde (verde urbano fruibile). 
Sono i piccoli centri a ottenere i risultati migliori, con Bologna unica grande città a fare da eccezione tra le prime dieci, dove trionfano cittadine come Belluno (prima sul podio), Verbania, Parma, Trento, Bolzano, Siena e La Spezia, rispettivamente dalla seconda alla settima posizione. Sette città che da anni si contendono continuativamente i primi posti in questa speciale classifica. Stesso discorso anche per il meridione, dove fa meglio di tutte la Salerno del contestato sindaco Vincenzo De Luca (19° posto), seguita da Oristano, in grande crescita al 22° posto rispetto al 74° dell'anno precedente, ma con buone performance anche a Potenza (26°), Terni (27°), Avellino (29°) e Matera (36°).
La situazione più preoccupante riguarda invece le grandi città italiane. Mentre in tutta Europa le metropoli risolvono sempre con maggiore successo il problema della loro impronta ecologica con mezzi pubblici all’avanguardia e raccolta differenziata a percentuali altissime, in Italia sono ancora un mezzo disastro: la migliore è Genova, che però si ferma al 32° posto, mentre Milano fa un bel tonfo e precipita al 63° perdendo 17 posizioni in un anno, colpa soprattutto della pessima qualità dell’aria e della concentrazione di ozono; visti i risultati sarebbe il caso di interrogarsi sull'efficacia dell’Ecopass. Sempre peggio, di anno in anno, Napoli (96°) e Roma, che volano verso il fondo.

18 ottobre 2010

Berlusconi offshore



Appuntamento settimanale con Passaparola di Marco Travaglio. Appuntamento della settimana, tutte le bugie e le notizie manipolate del mondo dell'informazione, da calciopoli fino agli ultimi processi che vedono indagato il premier Berlusconi.

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