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3 febbraio 2011

Chi se non Silvio Berlusconi?

The Guardian, 24 gennaio. Il Presidente del Consiglio italiano è nello scandalo fino al collo, anche se i sondaggi dimostrano il contrario. Ma chi potrebbe sostituirlo?

Silvio Berlusconi è ai ferri corti. Sotto inchiesta per aver pagato una ragazza di 17 anni per fare sesso, per estorsione e abuso di potere, l’istrionico Presidente del Consiglio italiano si trova ad affrontare la più grande sfida della sua vita. Spesso gli scandali sessuali segnano la fine di una carriera politica e più scandali travolgono un partito, maggiore la sofferenza alle urne. Ma stranamente, il Cavaliere – come è notoriamente chiamato Berlusconi – sembra sperimentare esattamente la situazione opposta. Secondo un sondaggio pubblicato domenica sul Corriere della Sera, il consenso per il partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà (PdL) è di fatto aumentato da dicembre, dal 27,6% al 30,2%. Nello stesso periodo, i consensi per i maggiori partiti d’opposizione sono diminuiti. Il Partito Democratico (PD) e l’Italia dei Valori (IdV), i partiti di centro-sinistra che hanno guidato gli attacchi per sull’integrità di Berlusconi, hanno subito rispettivamente un calo dei consensi: dal 25,0% al 24,5% e dal 6,2% al 5,5%. Berlusconi sta sfidando la legge di gravità in politica.
Ma come ci è riuscito? Ci sono due ragioni. La prima, per quanto scioccante possa sembrare, è che lo scandalo sessuale si adatta molto bene all’immagine pubblica attentamente costruita di Berlusconi. Da quando è entrato in politica nel 1994, Berlusconi ha costruito il suo successo presentandosi come una persona con cui tutti possono simpatizzare e con cui tutti vorrebbero identificarsi. Un bon viveur che non fa mistero del suo amore per la ricchezza, il vino e le donne, ha proiettato un’immagine non solo come imprenditore che si è fatto da sé, ma anche come un uomo normale, che non nasconde le sue debolezze fin troppo umane, con gli stessi gusti mondani dell’uomo medio italiano. Il premier incarna il sogno italiano: ama il calcio ed è proprietario del Milan, è un uomo d’affari di successo, è un magnate televisivo che ama circondarsi di belle donne. E il suo presunto coinvolgimento con Karima “Ruby” el-Mahroug serve solo a rafforzare gli elementi chiave di questa immagine. A prescindere dalla moralità del caso, Berlusconi continua a vivere una vita a cui aspirano molti italiani.
In secondo luogo, più aumenta la pressione sulle dimissioni di Berlusconi, più gli italiani sono costretti a contemplare le alternative. Che non sono molte. Ci sono solo tre opzioni nel caso Berlusconi si dimetta. La più probabile è una coalizione instabile di centro-destra guidata dall’ambizioso e conflittuale Gianfranco Fini. Quest’ultimo non solo è un ex fascista che ha espresso in passato ammirazione per Mussolini, ma ha anche dimostrato di non saper gestire il centro-destra in modo efficace con almeno due tentativi falliti di rovesciare il governo Berlusconi in passato. Giustamente, molti italiani continuano a percepire Fini come inaffidabile nella migliore delle ipotesi e pericoloso nella peggiore.
La seconda possibilità è una coalizione di minoranza di centro-sinistra guidata dall’inefficace leader del Pd, Pier Luigi Bersani. Il grosso problema di Bersani è che il centro-sinistra è irrimediabilmente frammentato e non è riuscito a offrire una soluzione coerente al peggioramento delle condizioni economiche in Italia. Né il PD, né alcuno dei suoi alleati sono in grado di convincere gli italiani di essere sufficientemente affidabili per governare.
L’opzione finale è un compromesso. In assenza di un chiaro successore, il presidente Giorgio Napolitano potrebbe decidere di nominare un tecnocrate a capo di un governo ad interim prima di indire le elezioni. L’assenza di un mandato popolare e gli effetti debilitanti delle elezioni in un momento di instabilità economica rendono questa una scelta profondamente impopolare.
La maggioranza degli italiani, dunque, opta per la soluzione: “meglio il male minore”.

1 febbraio 2011

Dicono di noi: Sesso, bugie e intercettazioni

Belgio, De Standaard - 19 gennaio 2011. Berlusconi vacilla dopo le accuse di sfruttamento della prostituzione minorile. “Erano vere e proprie orge, tutti bevevano fino a ubriacarsi e alla fine le ragazze rimanevano in mutande”, è scritto negli atti del dossier giudiziario contro Silvio Berlusconi. È proprio lui colui il quale interpreta sul piano etico le posizioni del Vaticano? 

“Droga? No, non credo che lì dentro assumessero droga. Ma erano delle vere e proprie orge, con tutti che bevevano fino a ubriacarsi. Berlusconi ha iniziato a cantare e a raccontare barzellette. Loro tre (Berlusconi e due suoi amici: un famoso giornalista di una delle sue televisioni e un talent scout, ndr) in compagnia di 28 ragazze. Tutte ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto, solo le mutandine strette… C’era anche la Minetti (Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia, ndr) con il seno di fuori che continuava ad abbracciare e baciare Berlusconi. Insomma, era un vero puttanaio, hai capito?”
Il virgolettato è di Carlo Ferrigno, l’ex Prefetto di Napoli, che in una delle telefonate intercettate dalla polizia svela come si svolgono i famigerati festini ‘bunga-bunga’ ad Arcore, residenza di Berlusconi. Questi festini inizierebbero come ‘cenette’ con uno stuolo di invitate attraenti, quindi il padrone di casa cantava qualche canzone, agli albori della sua carriera il premier lavorava come animatore sulle navi da crociera, infine la serata culminava in un grande ammucchiata. Dietro compenso, le donne, giovani e disponibili, facevano quindi sesso con il padrone di casa, Berlusconi, talvolta anche con altri ospiti. È questo, secondo il Pubblico Ministero milanese, il presunto reato a carico del premier italiano.
Con la sua maggioranza estremamente risicata, Berlusconi ha infatti vinto la battaglia per il potere contro il suo ex alleato Gianfranco Fini, ma allo stesso tempo ne è uscito indebolito: il premier dovrà stare molto attento alle sue prossime mosse per poter sopravvivere anche a quest’ultimo scandalo.
I P.M. affermano di avere prove ‘schiaccianti’ che Berlusconi si sia reso colpevole di concussione, sfruttamento e istigazione alla prostituzione, oltretutto di una minorenne. La marocchina Karima El Mahroug, una cubista che in arte si fa chiamare ‘Ruby Rubacuori’, secondo il dossier degli inquirenti lo scorso anno avrebbe preso parte ai festini di Berlusconi per mesi, quando era ancora minorenne.
In seguito, dopo l’arresto di Ruby per furto, il premier avrebbe esercitato pressioni per farla liberare. A questo proposito ha inventato la scusa che Ruby era parente del presidente egiziano Mubarak, implicando che l’arresto della ragazza avrebbe potuto scatenare un incidente diplomatico. È su questo che si basa l’accusa di concussione.
La stessa Ruby ammette di aver ricevuto diverse migliaia di euro da Berlusconi, ma insiste sul fatto che non ha mai fatto sesso con il premier 74enne. Allo stesso tempo, Ruby continua però a cambiare la propria versione dei fatti. Prima ha detto di essere stata da Berlusconi per tre serate, le intercettazioni telefoniche hanno rivelato che le serate sono state otto, e ieri la versione di Ruby è improvvisamente diventata che frequenta il premier da quando aveva sedici anni. Le intercettazioni inoltre rivelano che Ruby in precedenza aveva ricattato un ex partner chiedendogli 1.500 euro per non rivelare di aver fatto sesso con lui, quando, secondo la legge, era ancora troppo giovane.

19 dicembre 2010

Italia modello di norme liberticide

Gli USA accusano Berlusconi di voler controllare il contenuto di Internet.
El País, 13 dicembre. I diplomatici statunitensi considerano cosí restrittiva la legge approvata in Italia, che temono possa servire da modello in paesi come la Cina

Un cavo confidenziale trapelato da Wikileaks e inviato a Washington dall’ambasciatore a Roma David Thorne il 3 Febbraio 2010, contiene giudizi molto duri sul governo italiano a proposito dell’iniziativa legislativa nota come Legge Romani, entrata in vigore a marzo, che regola l’uso di Internet e pay TV in Italia. Secondo la nota, la legge “darà la possibilità di bloccare o censurare qualsiasi contenuto” e “favorirà le imprese di Silvio Berlusconi rispetto ai suoi concorrenti”. Questo, ha aggiunto Thorne nel suo messaggio, “è un modello familiare”, dato che “Berlusconi e Mediaset hanno utilizzato il potere di governo in questo modo fin da quando era primo ministro Bettino Craxi, negli anni ottanta. Il dispaccio, che ripete la critica alla confusione pubblico privato che era stata già sollevata nei report su Berlusconi e Putin, definisce inoltre “infame” un progetto, gestito negli ultimi mesi dal Governo, che voleva obbligare i blogger ad ottenere il tesserino da giornalista emesso dal Governo stesso. Thorne critica in particolare la legge Romani, cosí chiamata dal nome di Paolo Romani, ex vice Ministro delle Comunicazioni e oggi Ministro dello Sviluppo Economico, dopo un lungo periodo in cui il Primo Ministro ha occupato questo Ministero ad interim in seguito alle dimissioni di Claudio Scajola per uno scandalo di corruzione. L’Ambasciata di Roma scrive che, se la legge va avanti come è stata concepita, “creerebbe un precedente affinché nazioni come la Cina possano copiarla o citarla come giustificazione per i propri attacchi contro la libertà di espressione”. L’ambasciatore denota sfiducia verso le promesse del Governo Italiano, secondo cui la normativa è destinata unicamente a proteggere il copyright, combattere la pirateria e il recepimento della direttiva europea 65 del 2007, che armonizza la regolamentazione dei media.

17 dicembre 2010

Una vergogna chiamata Berlusconi

Basta questo a rendere le orge di Berlusconi un affare di stato. La cosa è diventata chiara sei mesi fa, quando il premier è intervenuto con motivazioni pretestuose facendo sì che la polizia milanese liberasse una ladruncola minorenne che lui aveva in passato assoldato per partecipare a una delle sue feste ‘bunga bunga’.
Questo disprezzo per lo stato di diritto si inserisce nel modello che Berlusconi sfoggia fin dal suo ingresso in politica nel 1994. Il politico si erge al di sopra della legge e, se i custodi della legge gli stanno alle calcagna, la cambia. In altre parole: non è un servitore dello Stato, no, è lo Stato che serve lui.
Non è quindi un caso che Silvio Berlusconi e il premier russo Vladimir Putin siano diventati amici. Entrambi tollerano o usano la mafia. Entrambi non esitano ad approfittare del commercio bilaterale tra Russia e Italia per scopi privati, come si legge nei dispacci dell’Ambasciata Americana a Roma. Entrambi dicono: lo Stato sono io.
Per anni, Berlusconi è riuscito a sopravvivere e questo non è dipeso solo dalla sua capacità di comprare gli amici e intimidire i nemici, ma anche dal fatto che il premier è popolare tra la gente. Molti italiani provano una naturale simpatia per un uomo così divertente che frega lo Stato e non ha peli sulla lingua.
Ora però il cerchio attorno a lui comincia a stringersi. Il suo movimento politico, il Popolo della Libertà, si è si è spaccato l’estate scorsa, quando un piccolo gruppo di ex neofascisti ha lasciato il partito. Martedì la Camera dei Deputati voterà una mozione di sfiducia contro Berlusconi. Lo stesso giorno la Corte Costituzionale emetterà una sentenza sull’immunità penale del premier.
I firmatari della mozione di sfiducia affermano di aver racimolato la maggioranza parlamentare. Speriamo abbiano contato bene e che da martedì l’era Berlusconi diventi storia. In Europa, nell’Unione Europea che già lotta con grandi problemi istituzionali, non dovrebbe esserci posto per un politico che sfrutta senza alcuna vergogna la sua posizione di premier per soddisfare interessi e desideri personali.
Per questo premier non dovrebbe esserci posto in Europa.

31 ottobre 2010

I problemi dell’Italia non si limitano a Berlusconi

The Guardian, 6 ottobre 2010. Negli ultimi anni la politica italiana è apparsa sui media internazionali soprattutto per le innumerevoli gaffes di Silvio Berlusconi, oppure per gli scandali legati alle sue frequentazioni di prostitute e per la promozione politica di modelle e presentatrici televisive. Questo squallido spettacolo si è ripresentato durante l’ultima crisi di governo, in cui il Presidente della Camera Gianfranco Fini, insieme ai suoi sostenitori, ha lasciato il PdL.
All’abituale atteggiamento da buffone e al maschilismo, adesso si è aggiunta anche la bestemmia dopo aver usato l’imprecazione religiosa più offensiva esistente nella lingua italiana, provocando lo sdegno ipocrita dell’opposizione e la condanna da parte della Chiesa, a lungo corteggiata da Berlusconi con le sue posizioni su eutanasia ed aborto.
Il personaggio Berlusconi, metà intrattenitore da crociera, metà capo megalomane delle proprie aziende (le sue antiche vocazioni), monopolizza la politica italiana da oltre 15 anni. Focalizzando l’attenzione sul personaggio anziché sulle sue scelte politiche, e forzando l’opposizione a confrontarsi su un terreno mediatico da lui dominato, il passo falso di Berlusconi potrebbe essere visto come parte di una strategia di distrazione, volta a evitare qualsiasi discussione sul paese e sui suoi problemi.
Tuttavia, si dovrebbe resistere alla tentazione – rafforzata dal palese uso del suo potere politico per contrastare i diversi procedimenti giudiziari contro di lui – di immaginare che Berlusconi rappresenti il problema principale dell’Italia (la rivista The Economist, ad esempio, è convinta che i conflitti d’interesse del Presidente del Consiglio e la sua infinita buffonaggine sporchino l’onorevole causa del libero mercato). Quest’idea sta anche alla base del tentativo di organizzare una “rivoluzione colorata” in Italia – il Popolo Viola, che recentemente ha unito comunisti disaffezionati e socialdemocratici, il movimento anti-politico che fa capo al comico Beppe Grillo e i sostenitori dell’ex giudice anti-corruzione Antonio Di Pietro, per un No B Day 2 (una protesta per dire no a Berlusconi), laddove l’uso del gergo inglese di Twitter rappresenta un ulteriore segnale del disorientamento dell’opposizione.

22 ottobre 2010

Come la mafia conquista il mondo

Germania, Der Spiegel. Che sia Spiesen-Elversberg, Caracas oppure Toronto, la mafia è dappertutto. Nessun paese al mondo è risparmiato dall’egemonia delle holdings criminali. L’esperto di clan Francesco Forgione ha svelato le rotte commerciali e i luoghi di residenza dei boss e in nessun altro luogo sono altrettanto presenti quanto in Germania.
 
L’assassinio di un uomo rettto era fissato per domenica 5 settembre 2010. In tarda serata Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, la “perla del Cilento” sul Mar Tirreno, guidava la sua Audi verso casa. Poco prima dell’arrivo nella zona Acciaroli alcuni sconosciuti hanno fatto fermare l’auto. Vassallo non ha fatto in tempo a tirare il freno a mano, che uno degli aggressori ha aperto il fuoco a distanza ravvicinata. Otto dei nove proiettili hanno colpito il bersaglio, attraversando il collo, l’orecchio, la mandibola, la spalla e il torace della vittima. Uno ha colpito dritto al cuore.
Vassallo era benvoluto, era conosciuto per il suo impegno nella tutela dell’ambiente e per la sua incorruttibilità, si batteva per un turismo ecosostenibile e responsabile nella regione. Appena due settimane prima della sua morte sembra aver cacciato personalmente alcuni spacciatori dalla zona del porto di Acciaroli, che secondo i testimoni avevano portato grandi quantità di sostanze stupefacenti via mare in città. Vassallo aveva fatto appello urgente alla polizia di pattugliare più frequentemente per porre fine all’incubo.
Le sue preghiere sono state ascoltate, ma a quanto pare dalle persone sbagliate. Nonostante la mancanza di prove il procuratore antimafia di Salerno ritiene probabile che l’omicidio in strada sia stato una vendetta della camorra, che in Campania controlla non solo il commercio di droga, ma anche gli interessi sul settore immobiliare e sui contratti di costruzione nel Parco Nazionale del Cilento, che attira molti turisti. In Italia, il caso ha suscitato clamore e indignazione tra politici di ogni colore. In Germania invece la risposta dei media è stata disattesa, come sempre quando la mafia non uccide proprio davanti alla sua porta di casa.

Niente sangue, niente mafia
“Finché il sangue non scorre per le strade, nessuno crede alla mafia”, si lamenta Francesco Forgione, l’ex capo della commissione parlamentare anti-mafia sotto il governo Prodi. “La morte di Vassallo mi fa arrabbiare, mostra che la società non ha ancora sviluppato sufficienti anticorpi contro la criminalità organizzata e che le autorità lo hanno lasciato solo”. Forgione – riccioli scuri, la barba brizzolata di tre giorni, occhiali dalla linea sobria – vive nel suo appartamento mansardato a Roma, da cui si gode una magnifica vista sulla città. Sorseggia con indifferenza un espresso calabrese molto forte e sospira profondamente.
“Anche le autorità tedesche hanno chiuso gli occhi di fronte alla realtà, finché la strage di Duisburg nell’agosto del 2007 non ha risvegliato bruscamente tutti “. Già nel gennaio del 2000 la polizia investigativa federale redasse un rapporto molto dettagliato sulle attività della mafia calabrese a Duisburg dal titolo “Analisi: San Luca”. Un’ eccellente e completa sintesi delle attività illegali della ‘Ndrangheta, ma priva di conseguenze. Il problema è stato recepito come essenzialmente italiano, fino a quando ci si è ritrovati con i sei cadaveri stesi a terra davanti al ristorante «Da Bruno». “All’improvviso è diventato anche un problema tedesco”, dice Forgione tamburellando con la punta delle dita sul tavolo davanti a sè.
Duisburg è situata in un luogo strategicamente favorevole, sul confine tra Belgio e Paesi Bassi, il principale punto di accesso per la cocaina in Europa. “Quest’omicidio plurimo non è avvenuto per una faida tra clan rivali”, ha detto Forgione. Non è un caso che quasi tutti i sospettati siano stati arrestati ad Amsterdam. Inoltre, in occasione dell’arresto di Giuseppe Nirta nel novembre 2008, sono stati ritrovati un milione di euro in contanti. No, il massacro nel Nord Reno-Westfalia sarebbe stata “solo un’altra fase della guerra per il controllo del traffico internazionale di stupefacenti e armi”, ritiene l’esperto.

17 ottobre 2010

Lo Stato bordello

USA, Foreign Policy. 14 settembre 2010.
Ahi serva Italia,
di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!*
Citare Dante è, l’ammetto, l’ultima risorsa del furfante oppure dello scribacchino indolente se non altro. Ma questa citazione, presa dal Purgatorio, è fatta apposta per esser usata. Tradotta in maniera approssimativa recita “Ahi serva Italia, albergo di dolore, nave senza nocchiero nella tempesta, non più Signora, esemplare di intere nazioni, ma bordello”. E’ stato anche il titolo di un libro pubblicato da Paolo Sylos Labini, uscito postumo nel 2006; Sylos Labini è stato non solo uno degli economisti più prestigiosi d’Italia, ma anche un uomo dotato di assoluta integrità, che ha rifiutato apertamente e decisamente qualsiasi compromesso con il Potere (perfino con il potere con la p minuscola). Il suo ultimo lavoro descrive, analizza e critica l’Italia di cinque anni fa. “Come mai siamo caduti così in basso?” si è chiesto.
“Esorto i miei concittadini ad un’analisi critica implacabile della nostra coscienza civica, se vogliamo risalire dall’abisso.” Il suo appello era più o meno la difesa, da parte di un economista, dell’economia di mercato e delle sue regole, che difendono la comunità dal potere politico o economico senza freni. I grossi conflitti d’interesse del Premier e magnate italiano Silvio Berlusconi si sono fatti beffe di queste regole.
L’Italia di oggi è stata colpita da tempeste ancora più intestine, così come dalle ovvie conseguenze della crisi economica internazionale; sin da allora, le residenze del Presidente del Consiglio sono diventate dei bordelli – e non solo metaforicamente.
Soprattutto, la nave di stato è sul punto di restare senza guida. Di conseguenza non sono l’unico in Italia a citare Dante questi giorni. Si è verificata la mancanza di una guida sicura sin dalla fine di luglio, ma nelle ultime due settimane questa assenza è arrivata al parossismo. Per la maggior parte di agosto, Berlusconi ha minacciato di andare al voto con lo scopo di riportare all’ordine Gianfranco Fini, l’ex alleato ribelle che ha rotto con Berlusconi a luglio formando un partito proprio, e i suoi sostenitori. In seguito, poiché i sondaggi mostravano come l’unico vero vincitore di una tornata elettorale anticipata sarebbe stato Umberto Bossi e la Lega Nord – favorevole all’autonomia del Nord d’Italia – e, ancor peggio, che forse non sarebbe stato in grado di ottenere la maggioranza al Senato, Berlusconi ha fatto marcia indietro.

8 settembre 2010

Un Paese avvelenato e senza rotta

Spagna, El País. L’Italia vive uno dei periodi più sporchi della sua storia recente. Il clima politico si è del tutto avvelenato, la stabilità e il bipartitismo sono a pezzi, il Governo non governa neanche se stesso e il fango esce liberamente da tutte le fogne. Nessuno pensava che la tappa finale della controversa avventura politica del magnate milanese dovesse essere Versailles. Ma sicuramente pochi sospettavano che il livello di bassezza, veleni, ricatti, vendette, minacce e insulti sarebbe diventato così infimo e meschino come quello vissuto nelle ultime settimane.
Il doloroso viaggio dalla maggioranza assoluta e amorosa del PDL fino all’attuale situazione di minoranza, deterioramento e odio aperto si è bloccato da agosto in un rumoroso vicolo cieco: tutti si insultano, tutti cospirano e sono divisi, tutti si danno alla vendetta e nel frattempo preparano il loro futuro sottobanco e dai cassetti pieni di segreti (veri o falsi, è indifferente) sugli avversari da passare alla stampa. La casta politica e quella giornalistica sono unite come dentro una lacrima e danno il peggio di sé.
I killer del primo ministro attaccano l’infame Fini per mezzo dei suoi  quotidiani pubblicando ogni minimo dettaglio su un piccolo scandalo immobiliario monegasco che, in apparenza, ha come protagonista il suo ex alleato e suo cognato. I finiani rispondono minacciando Berlusconi di non votare l’immunità giudiziaria e di rivelare al mondo le sue torbide alleanze strategiche con Gheddafi e Putin. Bossi risponde a una domanda dei giornalisti alzando il dito medio e dopo chiama “stronzo” Pierferdinando Casini, il leader democristiano.
Quest’ultimo definisce il leader della Lega come un “trafficante di banche” e “noto collezionista di commissioni nella I Repubblica”. La rivista cattolica di base Famiglia Cristiana approfitta della confusione della curia berlusconiana e scrive che l’essenza del berlusconismo consiste nel “distruggere i dissidenti” e nel “liberarsi in ogni modo dai crimini suoi e di altri”.
Berlusconi, ossessionato dal mantenere l’immunità ancora per qualche mese, dedica le vacanze ad agitare le acque del mercato politico con una campagna di acquisti, eufemismo che indica la tendenza di moda in questa agitata pre-stagione politica: l’acquisto di deputati dell’opposizione (finiani e democristiani, senza escludere quelli del Partito Democratico, ala moderata e ateo-devota) per ricomporre la maggioranza perduta.
Se qualcosa non manca  a Berlusconi è il denaro (Mondadori ha appena risparmiato centinaia di milioni di imposte reclamati dal Tesoro grazie ad una legge ad impresam). Ma in questo momento risultano poco credibili le sue promesse di prebende, incarichi e contratti a lunga scadenza. Senza l’appoggio di Fini, della classe dirigente, della FIAT e soprattutto della Chiesa Cattolica, sempre più distante dal suo diabolico alleato (così pare), la solitudine politica del Cavaliere e la sua mancanza di idee per risolvere i problemi del paese sono sempre più evidenti.
L’incantesimo è durato 15 anni ma la principessa si è svegliata brontolando. Se c’è qualcosa che il votante italiano non tollera sono la divisione delle famiglie e le liti in pubblico. E molti elettori che prima dissimulavano o preferivano guardare da un’altra parte sanno ormai che l’unico vero piano che Berlusconi offre ai suoi compatrioti consiste nel riformare la Costituzione per mettere a tacere la stampa, modellare una giustizia tollerante con i crimini dei colletti bianchi e la mafia politica e instaurare un sistema presidenzialista, più alla russa che alla francese, che gli permetta di finire i suoi giorni come intoccato sovrano del paese.
Di fatto la stessa Lega Nord, che oggi ha acceso la macchina che prolungherà di alcune settimane la vita di questo governo in stato vegetativo, sarà, in un qualunque momento di vento favorevole, l’anestesista che la spegnerà. Nelle verdi praterie padane si muove come pesce nell’acqua Giulio Tremonti, il tecnocrate che potrebbe unire finalmente l’eccentrico Bossi con l’Europa, ma anche con la curia più vicina all’Opus Dei e a Comunione e Liberazione. Tutti loro vedrebbero di buon’occhio come sostituto temporaneo, e anche qualcosa di più, di Berlusconi, il superministro dell’Economia, artefice unico del recente e traumatico aggiustamento di bilancio di 25.000 milioni di euro richiesto da Bruxelles e dall’FMI che ha diviso il centrodestra e ha messo fine al delirio trionfalista di Berlusconi. Il suo rumoroso silenzio degli ultimi tempi ha varie chiavi di lettura, la più ovvia delle quali è che Tremonti stia aspettando che la mela cada matura dall’albero proprio dentro la sua ambiziosa cesta. In ogni caso le varianti offerte dal desolante tramonto della II Repubblica sono quasi infinite, e nessuno esclude miracoli o colpi ad effetto, da un nuovo trionfo schiacciante di Berlusconi fino a un finale craxiano con esilio ai Caraibi in aereo privato.
Mentre gran parte della popolazione assiste impassibile allo spettacolo, i giovani del Popolo Viola e i vecchi lottatori della sinistra, con Andrea Camilleri e Paolo Flores D’Arcais in testa, hanno riempito un’altra volta il buco nero del centrosinistra e hanno convocato manifestazioni per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Come se non bastasse Pierluigi Bersani, il leader del PD, ha annunciato una campagna porta a porta per spiegare agli italiani perché Berlusconi deve andarsene. Forse ignora che, a questo punto, gli italiani sanno molto bene che sono gli amici di Berlusconi, e non i suoi nemici, gli unici che possono farla finita con lui.

7 agosto 2010

Francia: la fine del berlusconismo nella corruzione

Le Monde, 3 agosto. Italia: la fine del “berlusconismo” si gioca su uno scenario di corruzione.

Ancora una volta, ha attaccato i giudici e la stampa d’opposizione. I primi per aver messo in luce, in molteplici inchieste, una vasta rete di influenze, di corruzione ed affari in cui si trovano, alla rinfusa, magistrati, politici ed imprenditori; la seconda per averne parlato. Poi Silvio Berlusconi, alla ricerca di un contrattacco nel momento in cui il suo potere s’indebolisce, ha lanciato l’operazione “Memoria”, chiedendo ai dirigenti del suo partito, il Popolo Della Libertà (PDL), di ricordare tutto ciò che lui ha realizzato dal suo primo governo, nel 1994. Il presunto passato idilliaco per scongiurare presente e futuro?
Il presente è nauseabondo. Giorno dopo giorno, le inchieste dipingono l’immagine di un paese dove la corruzione avrebbe infettato tutti i poteri. Prima un ministro – Claudio Scajola – che deve dimettersi dopo aver visto il suo appartamento pagato da un imprenditore edile. Poi un altro – Nicola Cosentino – che lo imita per aver cercato di creare una campagna diffamatoria ai danni di un avversario politico. Quindi un dirigente del PDL – Denis Verdini – che s’interessa agli appalti per l’energia eolica in Sardegna.Dopo ancora, è il presidente della corte d’appello di Milano che fa pressione sulla Corte costituzionale affinché questa approvi una legge che mette Berlusconi al riparo dalle inchieste giudiziare che lo riguardano durante il suo mandato.
Tutti questi personaggi si conoscono, si frequentano, si danno appuntamento nei palazzi romani o in discreti ristoranti sulle autostrade per dividersi la torta degli appalti – dalla ricostruzione dell’Aquila ai lavori per il 150mo anniversario dell’unità d’Italia – ed i frutti dei traffici d’influenza. La stampa evoca una loggia P3 come riferimento alla loggia massonica P2 – che riuniva uomini politici, magistrati, poliziotti, e fu legata agli attentati terroristici degli anni ‘80 – come se, in trent’anni, nulla fosse cambiato.
Da aggiungere al quadro, bisogna ancora ricordare la riapertura delle inchieste sugli assassinii dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel 1992. Magistrati e poliziotti si dicono ormai sul punto di fornire la prova dell’assenso o della complicità di una parte deviata degli organi dello Stato. Infine è la volta di una retata nei confronti della mafia calabrese – la ‘Ndrangheta – che mostra come questa sia radicata nel sistema sanitario della regione Lombardia.

5 agosto 2010

Crisi politica: dicono di noi

Germania: Fine di un’amicizia politica
Die Wielt, 31 luglio. Se nella bella Italia c’è qualcosa di attendibile allora è la crisi politica. Stavolta due dei tre grandi della coalizione del governo di centro destra, il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e il presidente della camera Gianfranco Fini hanno rotto definitivamente. Fini, a detta di Berlusconi, deve essere espulso dal partito del Popolo delle Libertà. Dietro c’è più di uno scontro personale di politica: la coalizione di governo è in difficoltà.
Il fatto che Berlusconi abbia compiuto tale passo, chiarisce la drammaticità di un processo di disgregazione già in atto da tempo. La coalizione parlamentare poggia, detto brutalmente, su tre pilastri: sulla formazione simil partitica Forza Italia di Berlusconi, sul partito postfascista Alleanza Nazionale di Fini, poi trasformato in gruppo di centrodestra e sulla federalista Lega Nord di Umberto Bossi, di natura sostanzialmente separatista. Berlusconi non è mai stanco, di vantare gloriosamente la forza storica di questa alleanza, in cui si riuniscono come nuovo partito Popolo delle Libertà questi ultimi due partiti: alla fine che sia uno schieramento borghese chiuso in sé stesso, che garantisca la durata della maggioranza contro la sinistra. Ultimamente invece le tre fazioni non vanno più tanto d’accordo, come Berlusconi ha invece continuato ad affermare.
Ora in primo luogo è proprio lui che nega di confezionarsi leggi ad personam e soprattutto di presentarsi in scena come un invincibile Superman. Questo funziona certo grazie alla forza e allo charme di Berlusconi, ma non contribuisce affatto a creare un’alleanza tra pari al di fuori della coalizione di regime. In secondo luogo Bossi, che certo dal punto di vista politico economicoè in sintonia col capo di governo concentrato sul nord in egual misura, ma che però con il suo partito resta un’illusione separatista. E infine c’è Fini, che da molto tempo non si preoccupa più, di nascondere il suo scontento sullo stile autocratico di Berlusconi. Fini ha riconosciuto che è stato un errore rinunciare alla posizione di un proprio partito. Il suo tentativo di trovare ascolto e peso nel governo sembra fallito. Adesso tenta, lui che una volta era l’erede di Berlusconi, di formare una formazione propria, e forse un proprio partito. Tutto ciò mostra come anche in Italia – proprio in Italia – non c’è uno schieramento che rappresenti i cittadini.


Spagna: Il declino del berlusconismo

3 agosto 2010

Vaticano: un'istituzione molto italiana

The Guardian, 27 luglio. La reazione alle rivelazioni sulla presenza di preti omosessuali evidenzia la sudditanza della stampa italiana – e la soddisfazione del Vaticano.

Uno degli aspetti più interessanti delle rivelazioni sulla doppia vita di alcuni preti cattolici a Roma è il modo in cui la faccenda è stata gestita dai media italiani. Panorama, il settimanale che ha realizzato l’inchiesta, ha informato il resto della stampa lo scorso giovedì pomeriggio. La più importante agenzia stampa italiana, l’Ansa, ha diffuso un breve comunicato sull’esclusiva della rivista alle 5:32 del pomeriggio. Per le sette di sera era la sesta notizia più cliccata del giorno.
Eppure, nessun quotidiano nazionale ha ripreso la notizia uscita su Panorama. Soltanto il giorno dopo – quando la diocesi romana aveva già replicato, con un comunicato in cui rimproverava la rivista di aver “diffamato tutti i preti” – la stampa italiana se l’è sentita di scrivere articoli “equilibrati” sulla vicenda, aprendo in prima pagina con il consiglio della diocesi rivolto ai preti omosessuali di “venire fuori” – e andare via.
Perché tutta questa riluttanza? Alcuni sicuramente sosterranno che l’articolo, accompagnato da fotografie di preti mezzi nudi, tra i quali uno che indossava ancora il colletto da prete, è un’oscenità totale. Non sono d’accordo. E’ andato fino al cuore del paradosso, chiamiamolo così, che è alla base di molti degli attuali problemi della chiesa cattolica. Mentre si tace sul il sesso omossessuale denominandolo una deviazione e s’insiste sul celibato in un’era in cui i membri eterosessuali del clero non se la possono più cavare con l’ipocrisia di essere dei “custodi”, in quasi tutti i Paesi sviluppati il Vaticano sta gradualmente creando un clero in predominanza omosessuale. La stima più affidabile afferma che circa la metà dei preti cattolici americani siano omosessuali.
La storia ha un’altro risvolto intrigante. Panorama è di proprietà del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Non ci possiamo aspettare che lui conosca tutto il materiale in uscita su tre emittenti televisive, due quotidiani e un settimanale d’informazione influenzato dalla sua famiglia. Ma è difficile credere che lui, oppure i suoi più stretti collaboratori, non siano stati avvertiti dell’esclusiva spettacolare di Panorama. Eppure, nei tre giorni successivi alla pubblicazione, nessuno, in un Paese ossessionato con la teoria del complotto, ha pubblicamente posto domande imbarazzanti riguardo un possibile collegamento tra i proprietari di Panorama e una vicenda che ha messo il Vaticano in forte imbarazzo.
Abbiamo dunque tra le mani un esempio di qualcosa che si ripercuote ben oltre l’Italia – la deferenza con cui vengono trattati il Vaticano e la chiesa da esso amministrata da parte dei mezzi di comunicazione più vicini allo stesso Vaticano.

1 agosto 2010

La Svezia racconta le vicende italiane

Dagens Nyheter, 26 luglio. La cinghia si stringe intorno a Berlusconi
Ultimamente il vento non tira a favore per Silvio Berlusconi. Durante l’estate è stata scoperta una rete di uomini influenti che cercava di influenzare la magistratura del Paese. Nel corso degli ultimi mesi Berlusconi ha dovuto sacrificare due Ministri e un Sottosegretario per non far affondare la barca del Governo.

Gli scandali dell’anno scorso con le escort al palazzo del governo italiano appaiono una innocente festa di compleanno in confronto alle rivelazioni che sono venute alla luce le ultime settimane. Un’inchiesta di corruzione riguardante un grosso investimento nell’energia eolica in Sardegna ha portato alla luce un’intricata loggia di cui farebbero parte politici, giudici e imprenditori. A differenza di precedenti scandali, che hanno rivelato una lunga serie di imprenditori alquanto loschi attorno a Berlusconi, questa volta non si è solo trattato di guadagnare soldi.
La loggia è immediatamente stata chiamata P3 dai media italiani, alludendo ad un allungamento della loggia P2 (Propaganda due) degli anni ’70 e ’80 che aveva un piano a lungo elaborato il quale mirava all’attività sovversiva in Italia. Una loggia storica di cui Berlusconi stesso ha fatto parte (numero di iscrizione 1816). Questa volta invece, non si tratta solo di pianificare un colpo di Stato o infiltrare i servizi segreti: secondo i magistrati, i quali basano la loro indagine su diverse intercettazioni, la P3 è stata una rete per controllare la magistratura del Paese in modo da poter ottenere sentenze a favore di Berlusconi.
Il nome di Berlusconi non viene mai menzionato nelle intercettazioni, ma diversi dei suoi collaboratori sì: tra loro il Senatore Marcello Dell’Utri, già condannato per legami con la mafia. I magistrati sono tuttavia convinti che quando i membri della P3 al telefono parlano del “cesare”, essi facciano riferimento a Berlusconi. Le intercettazioni mostrano un’attività intensa durante l’anno scorso quando la P3 sistematicamente ha cercato di contattare giudici. Un giudice è perfino stato invitato a cena – presso la Corte Costituzionale. Questo per cercare di convincere la Corte a giudicare a favore di Berlusconi. Il tentativo è fallito e ad ottobre la Corte ha proclamato che la nuova legge, che doveva procurare l’immunità al Premier, era incostituzionale.
Oggi Berlusconi appare sempre più debole. Da una parte l’ex collaboratore di coalizione, Gianfranco Fini, ha messo in evidenza la questione morale e la corruzione all’interno del PdL. Fini è rimasto nel partito, ma ha istituito una propria falange. Dall’altra parte il partito di governo Lega Nord è scontento del modo in cui Berlusconi ha condotto la politica in merito ad un’ulteriore indipendenza economica per il ricco Nord Italia. In vista del rischio di perdere un voto di fiducia, Berlusconi ha immediatamente scelto di sacrificare il suo sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Nicola Cosentino, sospettato, tra l’altro, di avere legami con la Camorra a Napoli.
Questa primavera il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, si è dimesso. Aldo Brancher invece, non è durato più di tre settimane come Ministro per il Federalismo. Una nomina che, alla luce dei fatti, appare sempre più un favore amichevole fatto a Brancher perché non si dovesse presentare in Corte per un processo che lo vedeva accusato di aver accettato tangenti.
Nel caldo estivo di luglio è dunque cominciato l’autunno per Berlusconi. I suoi consensi sono ai minimi storici, 39 percento, ed è passato un po’ di tempo dalla sua ultima dichiarazione standard per rispondere alle critiche; quella di indire le elezioni anticipate. Berlusconi continua tuttavia sempre a sottolineare che non ha intenzione di lasciare prima del termine del suo mandato nel 2013.


Dagens Nyheter, 30 luglio. Litigio porta alla crisi di governo in Italia
Nuove elezioni si avvicinano in Italia da quando il disaccordo tra il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo vecchio sostenitore Gianfranco Fini si è incendiato fino a diventare guerra aperta.

31 luglio 2010

Berlusconi e le “mele marce”

Francia, Jeune Afrique. Non si contano più i responsabili politici, i magistrati o gli uomini d’affari chiamati in causa per corruzione. Come se il capo del governo fosse ormai incapace di assicurare protezione dei suoi amici.
Sette mesi dopo l’aggressione di cui è stato vittima di fronte al duomo di Milano, Silvio Berlusconi (73 anni) è tornato sul luogo del “delitto” per ricevere un premio che ricompensa il suo carisma e la sua leadership. Numerosi membri del suo governo si trovano tuttavia coinvolti in scandali. Al punto che molti italiani cominciano a chiedersi se, per il presidente del Consiglio, non sia arrivato il momento di passare il testimone.
Per un po’ si pensava di essere quasi tornati all’inizio degli anni 1990, quando il moltiplicarsi di certi eventi provocò lo sprofondamento di tutto il sistema. Alcune inchieste per corruzione sono in effetti state aperte nei confronti di una sfilza di ministri, uomini d’affari, magistrati e responsabili politici – alcuni sospettati di intrattenere legami con la mafia.

“Odore di melma”
L’ultima fra queste riguarda una presunta società segreta alla quale sono sospettati di appartenere gli alleati più vicini a Berlusconi. Ma per Giulio Tremonti, ministro delle Finanze e possibile successore del Cavaliere, non si tratterebbe altro che di qualche “mela marcia”. Ossia l’albero non sarebbe compromesso, e il frutteto ancora meno. Resta il fatto che Tremonti si è recentemente pronunciato, o per la convocazione delle elezioni anticipate, oppure per l’introduzione di un governo tecnico. “Un odore di melma sta emanando dal palazzo della repubblica” ha seccamente replicato Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano d’opposizione La Repubblica.
Il Giornale, un quotidiano dell’impero mediatico della famiglia Berlusconi, denuncia, da parte sua, il clima di tradimento che prevale attualmente all’apice dello Stato. Per definire le cose, incita Gianfranco Fini, presidente della Camera (e cofondatore del Popolo della Libertà, il partito al potere), a mettere in atto la sua minaccia, velata ma esplicita, di ritirarsi dalla coalizione di governo con i suoi sostenitori. Malgrado resti un attore chiave della scena politica italiana, quest’ultimo è lontano dalla sicurezza di disporre, in Parlamento, di un numero di deputati sufficiente a rovesciare il Governo, ammesso che lo voglia fare.
Ma il principale problema di Berlusconi risiede altrove. È in effetti tutto il sistema clientelare pazientemente edificato con cura ad essere oggi minacciato da un pugno di magistrati. Dal mese di maggio [Berlusconi] è stato costretto ad accettare le dimissioni di 2 ministri e di un alto funzionario del Tesoro. Alcune persone ci vedono la prova che non sia più abbastanza forte da poter assicurare la protezione dei “suoi”.

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25 luglio 2010

Financial Times: Bersani inefficace

Financial Times. Berlusconi canta mentre il governo si sgretola.

19 luglio. Sette mesi dopo essere stato colpito in faccia da un uomo che brandiva un modellino del Duomo di Milano, Silvio Berlusconi la scorsa notte (18 luglio, ndt) ha deciso di tornare sulla scena del crimine per ricevere un premio celebrativo del suo carisma e della sua leadership.
I quotidiani hanno a lungo dibattuto se il primo ministro italiano - un ex cantante di navi da crociera - avrebbe eseguito un duetto nella cattedrale gotica accanto all'ospite d'onore Charles Aznavour. Il celebre cantante francese, oggi 86enne, è nel suo tour di congedo. Con il suo governo che si sta frantumando per gli scandali di corruzione, in Italia molti si chiedono se sia giunto il momento per il signor Berlusconi, 73 anni, di fare altrettanto.
Con una discussione ancora tutta aperta per quanto riguarda l'era post-Berlusconi, in Italia si dibatte se la raffica di inchieste per corruzione che stanno coinvolgendo ministri, imprenditori, giudici e politici - alcuni con presunti legami con la mafia -  non significhi un ritorno ai primi anni '90 quando l'establishment politico crollò sotto gli scandali milanesi di Tangentopoli.
Per Giulio Tremonti, ministro delle finanze e uno dei possibili candidati alla succesione del presidente Berlusconi, l'ultima inchiesta su una presunta società segreta che coinvolge i più stretti alleati del premier, riguarda solo poche "mele marce", o tutt'al più una "scatola piena". "Ma l'albero non è marcio, e neanche il frutteto", insiste Tremonti in un'intervista a un quotidiano in cui riconferma la sua fedeltà al primo ministro ed esclude la soluzione delle elezioni anticipati o della formazione di un governo di emergenza.
Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano di opposizione La Repubblica, è stato schietto nella risposta. "Questa è la melma che sta venendo fuori e il suo puzzo proviene dai palazzi del potere", ha scritto, prevedendo che il presidente Berlusconi potrebbe tentare di risolvere la sua crisi di medio termine evocando le elezioni anticipate.
Il Giornale, quotidiano dell'impero mediatico della famiglia Berlusconi, ha aggiunto che Berlusconi sta navigando in acque pericolose, sollecitando Gianfranco Fini, presidente della Camera e co-fondatore del partito del Popolo delle Libertà, a realizzare la sua tacita, ma chiara minaccia di condurre una fazione separatista fuori dalla coalizione. Il presidente Fini, la cui lunga carriera lo ha visto transitare dal neo-fascismo al post-fascismo e abbracciare le forme più centriste della politica, resta un giocatore chiave. Ma vi è il dubbio se abbia i numeri in Parlamento per far cadere il Governo, anche se volesse farlo.
Il problema più grosso di Berlusconi, non è tanto la sua difficoltà nel far passar leggi controverse in Parlamento. Piuttosto, è la sensazione che il sistema di clientelismo - lo scambio di favori - si stia sgretolando sotto il lavoro zelante di un gruppo relativamente piccolo di pubblici ministeri. Aver dovuto accettare le dimissioni di due ministri e di un importante sottosegretario del Tesoro da maggio è visto come un segno che Berlusconi non è più abbastanza forte da proteggere i suoi.
Andrea Romano, direttore del gruppo di esperti di Futura Italia - un'idea del presidente della Ferrari Luca di Montezemolo, che è un altro potenziale leader per il futuro - ha detto che l'allargarsi delle indagini per corruzione potrebbe segnare la fine di quella che gli italiani chiamano Seconda Repubblica, che ha seguito il crollo della prima tra gli scandali di Tangentopoli. "Stiamo assistendo al fallimento della Seconda Repubblica per iniziare una nuova storia politica del nostro paese", ha detto al Financial Times. "Gli italiani stanno sempre più perdendo fiducia nel loro partiti politici". Tuttavia Romano è convinto che l'onorevole Berlusconi, che entrò prepotentemente nelle scene nel 1994 come l' "anti-politico", farà la sua "scommessa finale", convocando le elezioni anticipate nella prossima primavera. Se riuscisse a vincere un nuovo mandato - e nonostante il suo gradimento stia calando resta relativamente popolare - allora Berlusconi potrebbe coronare la sua carriera facendosi eleggere dal Parlamento a Capo dello Stato nel 2013.
Questa ipotesi è alimentata dalla leadership inefficace di Pierluigi Bersani dei democratici di opposizione. Seguendo il suo suggerimento che il primo ministro dovrebbe "prendersi una pausa", piuttosto che passare l'estate a riorganizzare il suo partito, il Corriere della Sera, uno dei principali quotidiani, ha commentato: "Se questo è tutto quello che il capo dell'opposizione riesce a dire allora sarebbe meglio chiamare al suo ruolo il primo che passa per la strada."
Articolo originale "Berlusconi sings as government crumbles", Financial Times (è necessario registrarsi al quotidiano per accedere)

22 luglio 2010

Svezia: lo Stato trattò con la mafia

Dagens Nyheter, 20 luglio. Lo Stato ha avuto contatti con la mafia

Lo Stato italiano ha trattato con la mafia siciliana, e questo non è più una tesi azzardata di molti politici e magistrati. In vista della 18esima commemorazione a Palermo dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino, le trattative sono adesso accettate come un fatto giuridico.
L’omicidio fu il culmine dell’attacco della mafia siciliana Cosa Nostra allo Stato italiano. Borsellino fu ucciso con un attentato una caldissima domenica il 19 luglio 1992, durante una visita a Palermo dove era andato per trovare la mamma anziana. L’attentato è avvenuto solo cinque settimane dopo l’uccisione del collega Giovanni Falcone in una strage simile.
Il giornalista televisivo Maurizio Torrealta ha seguito la mafia e la Sicilia per decenni. E anche l’autore del libro “La trattativa”, un libro di oltre 600 pagine che parla di tutti i contatti avvenuti fra la mafia siciliana e lo Stato. Il libro è uscito in una seconda edizione ed è subito entrato nella classifica dei libri più venduti.
“In passato nessuno voleva sentire la verità su questi contatti, i tempi non erano maturi, spiega il giornalista e aggiunge che l’attentato contro Borsellino non può essere visto come un tradizionale attentato mafioso.”
Questo è anche quanto detto in diverse occasioni dal boss dei boss, Totò Riina, il quale ha perfino sostenuto che “l’attentato contro Borsellino è stato un atto dello Stato”.
Soltanto un centinaio di persone hanno partecipato alla marcia di commemorazione domenica a Palermo, un corteo che è partito dal luogo dell’attentato per arrivare fino al Castello Utveggio, in alto sopra la città. Il castello è stato indicato come sede temporanea degli ex servizi segreti italiani, Sisde, che secondo alcuni indagini potrebbero essere stati coinvolti nell’attentato. I partecipanti al corteo domenica avevano tutti in mano una copia de “l’agenda rossa” di Borsellino: una piccola agenda dove il giudice si segnava dettagli particolarmente importanti per le indagini. L’agenda sparì dalla sua borsa subito dopo l’attentato, e non è mai stata ritrovata.
Il giudice capo pro tempore Antonio Ingroia, che ha lavorato sia con Falcone che con Borsellino, sostiene che l’attentato contro Borsellino non sarebbe dovuto succedere così vicino a quello di Falcone. “L’attentato è stato anticipato, molto probabilmente perché Borsellino rappresentava un ostacolo nelle trattative tra lo Stato e la Cosa nostra. Le trattative sono realmente avvenute, questo lo sappiamo, e se Borsellino l’avesse saputo avrebbe fatto di tutto per fermarle", dice Ingroia al Corriere della Sera.
In vista dell’anniversario degli attentati erano state esposte a Palermo due grandi statue in gesso dei giudici. Le statue sono state vandalizzate e ribaltate sabato notte. La polizia sta adesso indagando su quello che potrebbe essere una ragazzata o un sabotaggio professionale.
La sorella, Rita Borsellino, attualmente Deputata del Parlamento europeo, pensa che l’atmosfera a Palermo sia peggio oggi rispetto a 18 anni fa: “Allora sapevamo chi erano i nostri amici e chi erano i nostri avversari. Oggi non sappiamo più di chi ci possiamo fidare.”
Durante la cerimonia di commemorazione il fratello Salvatore Borsellino ha sottolineato come adesso siamo solo molto vicini a scoprire la verità sul perché fu ucciso Paolo Borsellino. Allo stesso tempo ha detto al Corriere della Sera di aver paura: “Oggi non vengono più fatti attentati contro i giudici, ma ci sono altri modi per neutralizzare la magistratura.”
Articolo originale "Staten hade maffiakontakt" di Peter Loewe (pubblicato su edizione cartacea nella sezione Esteri del Dagens Nyheter lunedì 19 a pagina 15.)

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Brasile: la mafia, la P2 e i pochi dubbi su Cesare

Terramagazine, 18 luglio. Mafia e nuova loggia massonica P2. Abbattute le statue dei giudici Falcone e Borsellino

"Il periodo tra il 23 maggio e il 19 luglio è un momento di grande emozione e riflessione per il capoluogo della Sicilia, Palermo. Tutti gli anni, con l´anima afflitta e il cuore che sanguina, sento quest’atmosfera quando prendo parte alle celebrazioni. Partecipo come co-relatore nei congressi organizzati nel palazzo di Giustizia dall´Università di Palermo e dal Consiglio Superiore della Magistratura italiana.

In questo breve spazio di tempo tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 la mafia siciliana, conosciuta anche come Cosa Nostra, assassinò i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nella strage di Capaci insieme a Falcone morirono la moglie e tre uomini della scorta. L´esplosione di via D´Amelio oltre a Borsellino uccise cinque membri della sua scorta. Per la prima volta una donna della scorta venne ammazzata in servizio. Dettaglio rilevante: dopo l´esplosione del 19 luglio 1992, all´interno dell´automobile di Borsellino parcheggiata a pochi metri dal luogo della detonazione, venne aperta la sua borsa (appoggiata sul sedile posteriore) e fu fatta sparire la sua agenda (di colore rosso) con le annotazioni su Cosa Nostra e le sue relazioni con il mondo della politica e degli agenti del servizio segreto dello Stato italiano. A tutt’oggi non si è scoperto chi trafugò l’ “agenda rossa” di Borsellino.

Alla vigilia dell´inizio delle celebrazioni programmate per il 17, 18 e 19 luglio 2010 per tenere viva la memoria e anche le riflessioni sulla tragica morte di Borsellino, la cultura mafiosa ha dimostrato di essere viva e resistente. Ovvero, durante la notte un gruppo di giovani ha distrutto le statue in gesso di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone realizzate dal rinomato scultore palermitano Tommaso Domina.
Ieri [17 luglio, ndt] a Palermo centinaia di giovani, radunatisi di fronte al palazzo di Giustizia dove si teneva un incontro con dibattiti sul fenomeno mafioso in memoria di Borsellino, hanno compiuto la cosiddetta “Passeggiata delle Agende Rosse”, per dimostrare che la società civile continua a chiedere allo Stato spiegazioni sulla misteriosa sparizione dell´agenda rossa, avvenuta il 19 luglio 1992.
Bisogna ricordare che solo gli autori materiali e i boss mafiosi sono stati condannati e arrestati per gli attentati compiuti contro Falcone e Borsellino. Nel frattempo nuovi fatti, come per esempio la partecipazione degli 007 dei servizi segreti di Stato ad un primo tentativo per assassinare Giovanni Falcone (quando si trovava in vacanza nella casa sulla spiaggia siciliana dell´Addaura), hanno causato la riapertura delle indagini sulla morte dei due magistrati considerati martiri della lotta antimafia.

L´insulto alla memoria dei due eroi antimafia avviene in un momento particolare della agitata vita politico-istituzionale italiana:
a) Il senatore Marcello Dell´Utri, braccio destro del premier Silvio Berlusconi e cofondatore del partito Forza Italia, è appena stato condannato in appello, una conferma della condanna in primo grado per associazione mafiosa. Dell´Utri presenterà ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.
b) Nella magnifica ed enorme villa di Arcore di Berlusconi, su indicazione di Dell´Utri, lavorò il boss mafioso Vittorio Mangano. Mangano fu assunto quando era già stato condannato per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga.
c) Subito dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (Cosa Nostra), Dell’Utri ha rilasciato in un´intervista una pericolosa affermazione: “Mangano è il mio eroe”. Eroe per essere rimasto in silenzio nel corso dei processi, rispettando la legge mafiosa dell´omertà. Nulla disse su Dell´Utri e Berlusconi. Non raccontò niente di quello che sapeva.
d) A partire da giovedì scorso [15 luglio, ndt] con le dimissioni dal governo Berlusconi del sottosegretario all’Economia, confermato coordinatore regionale del Popolo della Libertà in Campania, prosegue l´indagine sulla costituzione di una nuova P2 che agiva per condizionare la vita politica e istituzionale italiana. La celebre loggia massonica P2 riuniva politici, mafiosi, massoni e soggetti del mondo della finanza, come per esempio il cardinale Paul Marcinkus (soprannominato “Banchiere di Dio”). E anche Roberto Calvi che fece fallire il Banco Ambrosiano del Vaticano e Michele Sindona, soprannominato il “Banchiere della mafia e del Vaticano”. La nuova P2 (ribattezzata P3) – questa settimana sono stati arrestati politici ed è indagato un componente della Corte di Cassazione della Giustizia italiana – manovrava per dettare le regole al paese e ottenere presso la più alta corte di Giustizia decisioni favorevoli al gruppo. Una di queste decisioni negoziate dalla nuova P2 – che non andò in porto – era rivolta alla Suprema Corte di Cassazione. Per meglio dire, l´obiettivo era che il cosiddetto Lodo Alfano fosse giudicato legittimo. Questa legge (lodo Alfano) stabiliva la sospensione dei processi penali in corso contro Berlusconi: uno dei quali per corruzione, ovvero il caso Mills.
e) Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu, ha affermato in sede di commissione che negli attacchi mafiosi del ´92 e ´93 (quando la mafia dichiarò guerra allo Stato uccidendo i giudici Falcone e Borsellino) ci fu un´associazione tra la mafia, i servizi segreti, la massoneria e la politica (attraverso soggetti deviati).
f) Nelle intercettazioni telefoniche sulla nuova P2 (chiamata anche P3) appare un beneficiario diretto di tutte queste azioni (compresa quella per convalidare il lodo Alfano). Il suo nome è in codice e viene chiamato Cesare.

Chi sarebbe questo Cesare? Berlusconi nega di essere il Cesare menzionato in oltre 20 telefonate intercettate. Dobbiamo credergli?"

Articolo originale "Mafia e nuova loggia massonica P2. Abbattute le statue dei giudici Falcone e Borsellino" di Wálter Fanganiello Maierovitch

20 luglio 2010

Svezia: L'ultima battaglia di Berlusconi?

Svenska Dagbladet, 12 luglio. Se si dà uno sguardo alla politica italiana, viene in mente sia l’Inferno di Dante, sia il film scandalo di Gore Vidal sull’imperatore edonista Caligola. Ai vertici della politica si trovano innumerevoli peccatori. Silvio Berlusconi stesso è stato al centro di un’imbarazzante storia che ha visto il coinvolgimento di prostitute.
In caso qualcuno pensasse che la sinistra sia di maggiore statura morale, lo scorso autunno un governatore del Partito Democratico, il principale partito d’opposizione, è stato vittima di ricatti. Alcuni agenti di polizia avevano una registratione video in cui Piero Marrazzo assume cocaina con una prostituta transessuale brasiliana.
Ma non è solo di lussuria e ingordigia ciò di cui certi si rendono colpevoli. Non mancano nemmeno la corruzione e le frodi. Nel New York Review of Books (8/4), Berlusconi è stato accusato dal giornalista Alexander Stille di essersi avvalso di contratti statali come merce di scambio con imprenditori influenti e compiacenti. In novembre ha anche svolto una campagna per una legge che, se venisse applicata, annullerebbe dei processi in corso da un certo numero di anni, tra i quali alcuni in cui Berlusconi stesso è coinvolto. La settimana scorsa, inoltre, si è dimesso un ministro fresco di nomina (Brancher, nda), in concomitanza con un processo per appropriazione indebita. Di sicuro il peccato non è nulla di nuovo per la politica italiana, come viene elegantemente descritto nel film “Il Divo” (2009), sull’ ex primo ministro Giulio Andreotti. Ma è opinione comune che abbia prosperato negli anni di Berlusconi. 
E, alla fine, la gente ha iniziato a stufarsi. Pure nei giorni dello scandalo delle prostitute dell’anno scorso, il sostegno a Berlusconi era forte, ma in dicembre si sono riuniti 350 000 italiani in una dimostrazione di massa dal nome “No Berlusconi Day”, e ora il sostegno diminuisce. Comprensibilmente, sia la destra che la sinistra vengono percepite sempre di più come una sorta di casta sopraelevata del tutto distaccata dalla realtà della gente comune.
Questo è lo sfondo dell’ultima crisi politica di Berlusconi. Questa settimana il parlamento la fiducia su di lui, a causa della sua controversa manovra economica di 25 miliardi di euro. Berlusconi ha annunciato di essere pronto a dimettersi se il parlamento respingesse la manovra. In realtà la manovra economica è il primo vero tentativo di riforma di Berlusconi, ed è anche l’ennesimo motivo, nel caso ce ne fosse stato bisogno, che induce a pensare che all’Italia possa far bene cambiare il primo ministro. Gianfranco Fini ha dimostrato di essere un possibile successore di Berlusconi. Si è guadagnato la reputazione di rispettabile moderato, ma proviene da un problematico passato di estremismo politico. Avrà sia la morale che la volontà politica di cui l’Italia ha bisogno?

17 luglio 2010

Svezia: Basta, Berlusconi!

Dagens Nyheter, 13 luglio. La politica italiana è ancora fondata in grande misura sulla corruzione. E la situazione non è destinata a cambiare, fintanto che Silvio Berlusconi resterà presidente del consiglio.
Silvio Berlusconi è abituato alle bufere. Ma quest’anno il Primo Ministro italiano non ha fatto in tempo ad uscire da una crisi prima che ne iniziasse un’altra. Per giovedì Berlusconi ha indetto un voto di fiducia al parlamento, ma nonostante i partiti di governo godano di un’ampia maggioranza, la vittoria non è scontata. La votazione, paradossalmente, riguarda una manovra di austerità economica a cui lo stesso Berlusconi all’inizio era contrario. Si è detto a lungo che l’Italia, sotto la sua saggia dirigenza, non fosse stata colpita dalla crisi finanziaria così duramente. È vero che il PIL è sceso più del 5% l’anno scorso in contemporanea all’aumento del deficit, ma è servita una lunga opera di persuasione da parte del ministro dell’economia per far sì che Berlusconi accettasse la manovra economica.
Quattro anni di stop all’aumento degli stipendi nel settore pubblico e la diminuzione dei contributi ai comuni non sono di certo provvedimenti popolari. Il sostegno a Berlusconi è in calo. Ma sono le crescenti fratture all’interno della coalizione di governo a rendere il voto di fiducia un thriller.
Il Popolo della Libertà, così si chiama il partito di Berlusconi, fu costituito quando la sua Forza Italia si unì al partito di destra di Gianfranco Fini. Attualmente i loro scontri sono sempre più pubblici. Fini sostiene che Berlusconi “confonde la leadership con la monarchia assoluta”, mentre la stampa appartenente a Berlusconi definisce Fini un membro dell’opposizione. La lotta tra Berlusconi e Fini è diventata particolarmente palese riguardo il ddl che l’opposizione chiama “legge bavaglio”. Berlusconi vuole in parte diminuire l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali da parte di polizia e magistrati, e in parte proibire la pubblicazione delle derivanti informazioni prima dell’inizio dei processi. I giornali che pubblicassero le informazioni sulle intercettazioni andrebbero incontro a sanzioni salatissime.
C’è una ragione oggettiva per questa legge. L’Italia è il paese europeo che fa maggior uso delle intercettazioni. Nella giustizia c’è una lunga tradizione di fughe di notizie per influenzare i processi.
D’altro canto, la stampa ha ragione nel parlare di censura. In un paese in cui le indagini preliminari possono durare in eterno, si vedrebbe ridotta significativamente la possibilità di pubblicare notizie compromettenti su persone potenti. La polizia e la magistratura sostengono che la lotta alla mafia e alla corruzione verrebbe gravemente compromessa. Per la criminalità organizzata si farebbe un’eccezione alla regola, tuttavia è tramite le indagini per altri crimini che spesso la polizia arriva a rintracciare i crimini di mafia. Ed è qui che nascono i sospetti riguardo ai piani di Berlusconi. Durante i suoi tre mandati di governo, ha introdotto forzatamente innumerevoli volte delle leggi che lo proteggessero dalla persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima. Le accuse di evasione fiscale e tangenti hanno colpito duramente lui così come i suoi ministri e i suoi stretti collaboratori. Di recente si sono dimessi altri due ministri a causa di legami con appalti truccati e corruzione. Berlusconi ha affermato che “c’è fin troppa libertà di stampa in Italia”, ed è palese che sia proprio la pubblicità su questi scandali che lui vuole evitare.
La manovra finanziaria sulla carta prevede pesanti tagli, ma nessun chiarimento della giungla legislativa di cui l’Italia avrebbe bisogno. Con Berlusconi è sempre stato così. Ha promesso grandi riforme del sistema pensionistico e altro, per poi metterle sempre da parte.
Berlusconi, semplicemente, non ne ha mai avuto il tempo. Già dall’inizio, la difesa del suo impero mediatico Fininvest è stata più importante di qualsiasi altra cosa. Poi si è concentrato nell’emanare leggi che gli permettessero di evitare diversi processi. Il governo di Berlusconi è impegnato principalmente nella difesa dello stesso.
Purtroppo l’Italia ha pure un’opposizione senza speranze. Perché il paese si meriterebbe un presidente del consiglio migliore.
Articolo originale: "Basta, Berlusconi"

L'Italia svende i suoi gioielli - Parte 2

La Nación, Argentina. A causa della crisi, l’Italia venderà spiagge, fiumi, boschi, castelli…
Lo Stato si disfa di migliaia di “tesori”.
ROMA.- Per fare cassa, l’Italia si appresta a vendere isole della Costa Smeralda e della laguna di Venezia, spiagge, boschi, fiumi, laghi, fari, castelli e perfino alcune cime delle famose Dolomiti, la spettacolare catena montuosa del Sudtirol italiano, nel nordest del paese.
Secondo la norma del federalismo demaniale (che potrebbe essere tradotto come federalismo delle proprietà pubbliche) approvata a maggio su iniziativa della Lega Nord, lo Stato cederà a comuni e regioni “pezzi” d’Italia. In una discussa triangolazione, questi potranno essere poi venduti a privati, sempre che le entrate percepite nell’operazione servano a ridurre il gigantesco debito pubblico del paese.
Anche se solo a fine mese si saprà quali saranno i “tesori” che passeranno dalle mani dello Stato agli enti locali, giorni fa è trapelata una lista provvisoria che ha causato grande agitazione. Tra i beni dell’inventario realizzato dallo Stato, di un valore di 3000 milioni di euro e che consta di circa 9000 immobili, spiagge, laghi, fonti e montagne, ci sono anche veri e propri gioielli della storia, dell’architettura e dell’arte italiani.
Tra i “bocconcini” di maggior valore, di fatto, figurano il famoso Palazzo dei Normanni a Palermo; il castello di Vigevano, vicino a Milano; la Cittadella (fortezza) di Alessandria, e la Rocca di Scandiano, un palazzo medievale dell’omonima località in provincia di Reggio Emilia, dove alla fine del XV secolo visse Matteo Maria Boiardo, il celebre autore del poema cavalleresco L’Orlando innamorato.
Nella lista ci sono anche perle, come alcune delle cime delle famosissime Dolomiti - Tofane, Cristallo e Corda del Becco - vicine alla celebre località di Cortina d’Ampezzo, da sempre meta del jet set internazionale.
L’inclusione delle Dolomiti ha causato una grossa controversia perché un anno fa sono state giustamente dichiarate Patrimonio dell’Umanità. “Si tratta di beni universali; solo lo Stato li deve amministrare, non i privati” ha denunciato Enrico Farinone, deputato del Partito Democratico, il principale partito dell’opposizione di centrosinistra. “Federalismo sì, ma estremismo federalista no”, ha protestato.
Da parte opposta, Luca Zaia, nuovissimo governatore della regione Veneto per la Lega Nord (il partito ex secessionista e xenofobo che ha da sempre come cavallo di battaglia il federalismo), non ha nascosto la sua soddisfazione. “Mi sembra un fatto molto positivo che cose famose come le Dolomiti tornino alle loro comunità. Stiamo andando nella direzione giusta” si è rallegrato.
Hotel di lusso

16 luglio 2010

Brasile: Berlusconi Spaventa l'Europa

Terra Magazine, 8 luglio. Berlusconi spaventa l´Europa con la sua legge bavaglio
In Brasile si è già tentato, con progetti di legge ed emendamenti alla Costituzione, di imbavagliare la stampa. E di imbavagliare il Pubblico Ministero che il ministro Nelson Jobim non ritiene legittimato a investigare sugli autori dei reati. In altre parole, a dimostrazione di come tutto ciò sia ridicolo, il PM che ha il potere-dovere di promuovere l’azione penale non può raccogliere elementi per promuoverla.
Oggi in Brasile il bavaglio è apparso in goffe decisioni giudiziarie. Tutti ricordano il caso del figlio del senatore Sarney. Su decisione del tribunale, riuscì a mettere a tacere il giornale O Estado de S.Paulo che, per l’interesse pubblico, informava sulle sue megatruffe basandosi sulla rivelazione di intercettazioni telefoniche.
Nel progetto di Berlusconi, già approvato in Senato dove possiede una larga maggioranza, nessuna notizia sulle indagini può essere rivelata dai mass media fino al momento prima della sentenza di condanna passata in giudicato. Per dare un´idea, la durata media di un processo per corruzione in Italia è superiore ai cinque anni. È lento come in Brasile.
Secondo Berlusconi, che dice di voler difendere la “privacy” dei cittadini ma che invece è il principale beneficiario della misura, le notizie sui reati commessi o che hanno riflessi in Italia, potranno essere divulgate dalla stampa solo dopo la condanna definitiva, e sarà considerato responsabile di reato non solo chi ha fatto trapelare la notizia ma anche l’editore e il giornalista o l’autore dell’articolo.
Due ministri di Berlusconi, dopo notizie verificate e divulgate dalla stampa, si sono dimessi in casi di flagrante corruzione. Uno di loro, il ministro dello Sviluppo Economico, ha ricevuto in regalo da un costruttore che vinceva i grandi appalti, un lussuoso e costoso appartamento con vista sul Colosseo.
L´altro ministro dimissionario ha ricevuto in dono dalla Chiesa, attraverso Propaganda Fide, un appartamento nella centralissima Via dei Prefetti, nei pressi di piazza di Spagna. In cambio lo Stato laico italiano ha ristrutturato dei palazzi della Chiesa (Propaganda Fide) nel super super quotato centro storico romano.
Se fosse stata in vigore la legge bavaglio di Berlusconi, non si sarebbe potuto raccontare nulla sui due sopracitati ex ministri. Nemmeno che uno di loro, Scajola, ha detto in un´intervista, di non conoscere chi aveva pagato l´appartamento con vista sul Colosseo in cui abita e che risulta intestato a suo nome.
Domani in Italia, i giornali, le radio, le televisioni, le agenzie stampa e i giornali on line sciopereranno per 24 ore. Il silenzio nazionale sarà rotto solo, ovviamente, dai media appartenenti al clan Berlusconi.
L’iniziativa di Berlusconi, che sta giocando pesante per farla approvare, è antidemocratica al punto di annullare il diritto dei cittadini di essere informati, e spaventa e preoccupa l’Europa. Un’Europa che all’inizio della settimana ha vissuto giorni agitati per la decisione del popolo polacco. Questi ha preferito l’integrazione europea ricusando il candidato cattofascista Kaczynski, fratello gemello dell’ex capo di governo morto nel recente disastro aereo. Il populista Kaczynski ha contato sull´appoggio della Chiesa cattolica.