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19 dicembre 2010

Italia modello di norme liberticide

Gli USA accusano Berlusconi di voler controllare il contenuto di Internet.
El País, 13 dicembre. I diplomatici statunitensi considerano cosí restrittiva la legge approvata in Italia, che temono possa servire da modello in paesi come la Cina

Un cavo confidenziale trapelato da Wikileaks e inviato a Washington dall’ambasciatore a Roma David Thorne il 3 Febbraio 2010, contiene giudizi molto duri sul governo italiano a proposito dell’iniziativa legislativa nota come Legge Romani, entrata in vigore a marzo, che regola l’uso di Internet e pay TV in Italia. Secondo la nota, la legge “darà la possibilità di bloccare o censurare qualsiasi contenuto” e “favorirà le imprese di Silvio Berlusconi rispetto ai suoi concorrenti”. Questo, ha aggiunto Thorne nel suo messaggio, “è un modello familiare”, dato che “Berlusconi e Mediaset hanno utilizzato il potere di governo in questo modo fin da quando era primo ministro Bettino Craxi, negli anni ottanta. Il dispaccio, che ripete la critica alla confusione pubblico privato che era stata già sollevata nei report su Berlusconi e Putin, definisce inoltre “infame” un progetto, gestito negli ultimi mesi dal Governo, che voleva obbligare i blogger ad ottenere il tesserino da giornalista emesso dal Governo stesso. Thorne critica in particolare la legge Romani, cosí chiamata dal nome di Paolo Romani, ex vice Ministro delle Comunicazioni e oggi Ministro dello Sviluppo Economico, dopo un lungo periodo in cui il Primo Ministro ha occupato questo Ministero ad interim in seguito alle dimissioni di Claudio Scajola per uno scandalo di corruzione. L’Ambasciata di Roma scrive che, se la legge va avanti come è stata concepita, “creerebbe un precedente affinché nazioni come la Cina possano copiarla o citarla come giustificazione per i propri attacchi contro la libertà di espressione”. L’ambasciatore denota sfiducia verso le promesse del Governo Italiano, secondo cui la normativa è destinata unicamente a proteggere il copyright, combattere la pirateria e il recepimento della direttiva europea 65 del 2007, che armonizza la regolamentazione dei media.

17 luglio 2010

Svezia: Basta, Berlusconi!

Dagens Nyheter, 13 luglio. La politica italiana è ancora fondata in grande misura sulla corruzione. E la situazione non è destinata a cambiare, fintanto che Silvio Berlusconi resterà presidente del consiglio.
Silvio Berlusconi è abituato alle bufere. Ma quest’anno il Primo Ministro italiano non ha fatto in tempo ad uscire da una crisi prima che ne iniziasse un’altra. Per giovedì Berlusconi ha indetto un voto di fiducia al parlamento, ma nonostante i partiti di governo godano di un’ampia maggioranza, la vittoria non è scontata. La votazione, paradossalmente, riguarda una manovra di austerità economica a cui lo stesso Berlusconi all’inizio era contrario. Si è detto a lungo che l’Italia, sotto la sua saggia dirigenza, non fosse stata colpita dalla crisi finanziaria così duramente. È vero che il PIL è sceso più del 5% l’anno scorso in contemporanea all’aumento del deficit, ma è servita una lunga opera di persuasione da parte del ministro dell’economia per far sì che Berlusconi accettasse la manovra economica.
Quattro anni di stop all’aumento degli stipendi nel settore pubblico e la diminuzione dei contributi ai comuni non sono di certo provvedimenti popolari. Il sostegno a Berlusconi è in calo. Ma sono le crescenti fratture all’interno della coalizione di governo a rendere il voto di fiducia un thriller.
Il Popolo della Libertà, così si chiama il partito di Berlusconi, fu costituito quando la sua Forza Italia si unì al partito di destra di Gianfranco Fini. Attualmente i loro scontri sono sempre più pubblici. Fini sostiene che Berlusconi “confonde la leadership con la monarchia assoluta”, mentre la stampa appartenente a Berlusconi definisce Fini un membro dell’opposizione. La lotta tra Berlusconi e Fini è diventata particolarmente palese riguardo il ddl che l’opposizione chiama “legge bavaglio”. Berlusconi vuole in parte diminuire l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali da parte di polizia e magistrati, e in parte proibire la pubblicazione delle derivanti informazioni prima dell’inizio dei processi. I giornali che pubblicassero le informazioni sulle intercettazioni andrebbero incontro a sanzioni salatissime.
C’è una ragione oggettiva per questa legge. L’Italia è il paese europeo che fa maggior uso delle intercettazioni. Nella giustizia c’è una lunga tradizione di fughe di notizie per influenzare i processi.
D’altro canto, la stampa ha ragione nel parlare di censura. In un paese in cui le indagini preliminari possono durare in eterno, si vedrebbe ridotta significativamente la possibilità di pubblicare notizie compromettenti su persone potenti. La polizia e la magistratura sostengono che la lotta alla mafia e alla corruzione verrebbe gravemente compromessa. Per la criminalità organizzata si farebbe un’eccezione alla regola, tuttavia è tramite le indagini per altri crimini che spesso la polizia arriva a rintracciare i crimini di mafia. Ed è qui che nascono i sospetti riguardo ai piani di Berlusconi. Durante i suoi tre mandati di governo, ha introdotto forzatamente innumerevoli volte delle leggi che lo proteggessero dalla persecuzione giudiziaria di cui sostiene di essere vittima. Le accuse di evasione fiscale e tangenti hanno colpito duramente lui così come i suoi ministri e i suoi stretti collaboratori. Di recente si sono dimessi altri due ministri a causa di legami con appalti truccati e corruzione. Berlusconi ha affermato che “c’è fin troppa libertà di stampa in Italia”, ed è palese che sia proprio la pubblicità su questi scandali che lui vuole evitare.
La manovra finanziaria sulla carta prevede pesanti tagli, ma nessun chiarimento della giungla legislativa di cui l’Italia avrebbe bisogno. Con Berlusconi è sempre stato così. Ha promesso grandi riforme del sistema pensionistico e altro, per poi metterle sempre da parte.
Berlusconi, semplicemente, non ne ha mai avuto il tempo. Già dall’inizio, la difesa del suo impero mediatico Fininvest è stata più importante di qualsiasi altra cosa. Poi si è concentrato nell’emanare leggi che gli permettessero di evitare diversi processi. Il governo di Berlusconi è impegnato principalmente nella difesa dello stesso.
Purtroppo l’Italia ha pure un’opposizione senza speranze. Perché il paese si meriterebbe un presidente del consiglio migliore.
Articolo originale: "Basta, Berlusconi"

16 luglio 2010

Brasile: Berlusconi Spaventa l'Europa

Terra Magazine, 8 luglio. Berlusconi spaventa l´Europa con la sua legge bavaglio
In Brasile si è già tentato, con progetti di legge ed emendamenti alla Costituzione, di imbavagliare la stampa. E di imbavagliare il Pubblico Ministero che il ministro Nelson Jobim non ritiene legittimato a investigare sugli autori dei reati. In altre parole, a dimostrazione di come tutto ciò sia ridicolo, il PM che ha il potere-dovere di promuovere l’azione penale non può raccogliere elementi per promuoverla.
Oggi in Brasile il bavaglio è apparso in goffe decisioni giudiziarie. Tutti ricordano il caso del figlio del senatore Sarney. Su decisione del tribunale, riuscì a mettere a tacere il giornale O Estado de S.Paulo che, per l’interesse pubblico, informava sulle sue megatruffe basandosi sulla rivelazione di intercettazioni telefoniche.
Nel progetto di Berlusconi, già approvato in Senato dove possiede una larga maggioranza, nessuna notizia sulle indagini può essere rivelata dai mass media fino al momento prima della sentenza di condanna passata in giudicato. Per dare un´idea, la durata media di un processo per corruzione in Italia è superiore ai cinque anni. È lento come in Brasile.
Secondo Berlusconi, che dice di voler difendere la “privacy” dei cittadini ma che invece è il principale beneficiario della misura, le notizie sui reati commessi o che hanno riflessi in Italia, potranno essere divulgate dalla stampa solo dopo la condanna definitiva, e sarà considerato responsabile di reato non solo chi ha fatto trapelare la notizia ma anche l’editore e il giornalista o l’autore dell’articolo.
Due ministri di Berlusconi, dopo notizie verificate e divulgate dalla stampa, si sono dimessi in casi di flagrante corruzione. Uno di loro, il ministro dello Sviluppo Economico, ha ricevuto in regalo da un costruttore che vinceva i grandi appalti, un lussuoso e costoso appartamento con vista sul Colosseo.
L´altro ministro dimissionario ha ricevuto in dono dalla Chiesa, attraverso Propaganda Fide, un appartamento nella centralissima Via dei Prefetti, nei pressi di piazza di Spagna. In cambio lo Stato laico italiano ha ristrutturato dei palazzi della Chiesa (Propaganda Fide) nel super super quotato centro storico romano.
Se fosse stata in vigore la legge bavaglio di Berlusconi, non si sarebbe potuto raccontare nulla sui due sopracitati ex ministri. Nemmeno che uno di loro, Scajola, ha detto in un´intervista, di non conoscere chi aveva pagato l´appartamento con vista sul Colosseo in cui abita e che risulta intestato a suo nome.
Domani in Italia, i giornali, le radio, le televisioni, le agenzie stampa e i giornali on line sciopereranno per 24 ore. Il silenzio nazionale sarà rotto solo, ovviamente, dai media appartenenti al clan Berlusconi.
L’iniziativa di Berlusconi, che sta giocando pesante per farla approvare, è antidemocratica al punto di annullare il diritto dei cittadini di essere informati, e spaventa e preoccupa l’Europa. Un’Europa che all’inizio della settimana ha vissuto giorni agitati per la decisione del popolo polacco. Questi ha preferito l’integrazione europea ricusando il candidato cattofascista Kaczynski, fratello gemello dell’ex capo di governo morto nel recente disastro aereo. Il populista Kaczynski ha contato sull´appoggio della Chiesa cattolica.

12 luglio 2010

Dicono di noi: Der Standard - Austria

Fissato il blackout delle notizie per venerdì – resiste la protesta contro la temuta legge sull’imbavagliamento dell’informazione.

I media italiani protestano ripetutamente contro una legge creata su pressione del premier Silvio Berlusconi che limita il potere della giustizia sulle intercettazioni e i controlli telefonici. I giornalisti della carta stampata sono in sciopero, di conseguenza venerdì i quotidiani non verranno pubblicati. I giornalisti online così come le agenzie di stampa, compresi quelli della televisione e delle radio incroceranno le braccia venerdì.
L’associazione italiana dei giornalisti FNSI ha incitato alla protesta. "Berlusconi con questa controversa legge non solo vuole ridurre le misure concesse per le intercettazioni, ma anche adottare multe salate per i media e i giornalisti, che pubblicano “illecitamente” atti sulle investigazioni o colloqui anche parziali", protesta la FNSI. Numerosi giornalisti italiani vedono in ciò un bavaglio sull’informazione. “Non accetteremo mai di passare da cani da guardia del potere a cagnolini da salotto”, ha affermato il portavoce della FNSI Franco Siddi.

Berlusconi: i lettori dovrebbero scioperare
Viceversa Berluscon, che è da sempre sul piede di guerra contro i media, aveva invitato la settimana scorsa gli italiani a “scioperare” come lettori. In tal modo rispondeva ad un articolo sgradito riguardo alla sua partecipazione al vertice del G–20 a Toronto.
Con la sua ampia maggioranza in parlamento il Capo del Governo conservatore, nonché magnate della comunicazione, aveva fatto passare la legge alcune settimane fa in Senato. È stata quindi inoltrata alla Camera dei Deputati. Questa è la trentaquattresima volta dall’inizio del suo mandato che Berlusconi ricorre alla fiducia per imporre una rapida conclusione del progetto di legge. "Ci sono in corso troppe intercettazioni", ha detto Berlusconi, "ed è necessario proteggere meglio la sfera privata".


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9 luglio 2010

Il Bavaglio punto per punto

Nel giorno della giornata di sciopero della federazione dei giornalisti  contro il ddl intercettazioni, i cui motivi sono più che leggittimi, ma il modus operandi a mio parere abbastanza discutubile, mi sembra utile pubblicare quali saranno i cambiamenti che avverranno con l'entrata in vigore di questa legge criminogena. I giornalisti potranno pubblicare opinabili riassunti di atti processuali, mai delle intercettazioni, se non dopo anni. A rischio anche riprese e registrazioni dei processi. Ma questi problemi la stampa potrebbe non averli perché il rischio concreto è che non ci sarà nulla da scrivere. La legge è una ferita mortale per le indagini: le intercettazioni, che  hanno consentito di identificare mafiosi insospettabili, loro complici, corrotti, stupratori, assassini, sono monche.

Gravi indizi di reato
Un pm può intercettare, se ci sono gravi indizi di reato ma con la nuova legge, solo se a carico dell´indagato ha già raccolto elementi di prova: nel testo c´è un riferimento all´articolo 192 del codice che regola l´accertamento di responsabilità di un imputato già sotto processo. Si snatura così lo strumento che serve a trovare il colpevole.

I 75 giorni
Macchinosa l´autorizzazione. Non è più il gip ma il Tribunale distrettuale, formato da 3 giudici. Il pm insieme con la richiesta di autorizzazione, trasmette il fascicolo contenente tutti gli atti di indagine fino a quel momento compiuti. Questo vuol dire che i pm di Pinerolo, per esempio, dovranno caricare furgoncini di decine di faldoni, e mandarli al Tribunale competente di Torino. I giudici, già oberati di lavoro, saranno sommersi da queste carte, che dovranno poi rinviare ai pm. Con perdita di tempo, spreco di denaro e un bel vantaggio per i criminali. C´è poi il problema della durata delle intercettazioni, uno dei punti dolenti per gli inquirenti. Infatti il ddl prevede che possano essere effettuate per 60 giorni.  Una ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi. Il pm dopo i 75 giorni può bussare ogni 3 giorni (per un anno) alla porta del gip  per ottenere una proroga, in caso di estrema necessità. Le intercettazioni sulla cricca sono durate 2 anni, quelle dellla clinica Santa Rita di Milano, quasi un anno. Giusto per capire che il tempo concesso adesso è irrisorio.

Mafie e reati satelliti
Ci saranno gravi conseguenze anche per le indagini di mafia, nonostante i  ministri Alfano e Maroni dicano che non cambierà nulla. Le intercettazioni per sufficienti indizi di reato, sempre autorizzate dal Tribunale, possono durare 40 giorni, con una proroga di altri 20. Dietro richiesta motivata, fino alla conclusione dell´udienza preliminare. Ma resta il problema dei cosiddetti reati satellite, come riciclaggio, usura ed estorsione, a cui si applica il nuovo tetto di durata e da cui spesso si sviluppano le inchieste di mafia. Quindi scoprire mafiosi e loro complici sarà molto più difficile. E´ stata così spazzata via la norma voluta da Giovanni Falcone nel ´91, che in materia di intercettazioni equiparava la criminalità organizzata “semplice” a quella di tipo mafioso. Neutrallizate anche le intercettazioni ambientali. Si potranno installare le “cimici” solo in luoghi pubblici, quindi neppure in auto, se dalle indagini dovesse emergere che sono fondamentali per l´accertamento del reato, oppure se possono   impedire la commissione di nuovi reati. Ma la durata non potrà superare i 3 giorni eventualmente reiterabili.

2 luglio 2010

Dicono di noi: Clarín - Argentina

L’approvazione in Italia di una legge che impedisce ai mezzi di informazione di pubblicare le indagini giudiziarie e che riduce la facoltà dei giudici di indagare su casi di corruzione, segna una ferita profonda alla libertà e un blocco del funzionamento della Giustizia come potere repubblicano.
La cosiddetta “legge bavaglio” voluta dal governo di Silvio Berlusconi impone sanzioni che includono il carcere e pesanti multe ai giornalisti e agli editori che pubblicano contenuti di intercettazioni telefoniche. Analogamente limita il potere dei magistrati di disporre intercettazioni telefoniche e proibisce loro di rilasciare dichiarazioni sui processi in corso.
In questo modo il governo di Berlusconi cerca di nascondersi con un velo di indennità dinnanzi alla società e all’opinione pubblica: sotto questo velo le denunce di corruzione possono essere considerate reato, mentre la corruzione stessa sfugge alla Giustizia. La ragione ufficiale è la tutela del diritto alla privacy e la necessità di evitare abusi giudiziari.
Tuttavia la conseguenza di una legislazione di questa natura è l’impatto sui principii fondamentali del sistema repubblicano e democratico. Il primo è il diritto dei cittadini ad essere informati sulle questioni pubbliche. Il secondo, l’esistenza di giudici indipendenti che possono indagare, portare alla luce e sanzionare gli atti di corruzione.
La “legge bavaglio” voluta da Berlusconi per evitare che si indaghi su fatti di corruzione, mostra una concezione autoritaria del potere che trascende paesi e ideologie.

Articolo originale "Una ley contra la prensa en Italia", Clarín

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24 giugno 2010

Il crimine paga


Aggiornamento: La difesa di Aldo Brancher, il neoministro imputato a Milano in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Banca popolare italiana (Bpi), in calendario per sabato prossimo, 26 giugno, ha eccepito in base alla legge sul legittimo impedimento. A questo punto è probabile che i giudici stralcino la posizione del ministro e proseguano il processo per la moglie, anch'essa imputata. I legali di Brancher fanno riferimento al Lodo Alfano che consente il rinvio dei processi per il presidente del Consiglio e dei suoi ministri. Ora è chiaro e palese qual era il motivo per cui era necessario creare questo nuovo ministero: fare un favore a un vecchio amico! Vergogna! Italia, dove hai messo la tua coscienza e la tua dignità??

22 giugno 2010
Anche oggi in Italia ha trionfato la meritocrazia. Poco dopo le 13, alla presenza di Berlusconi, del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, del Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato con la sua solita mano lesta il decreto di nomina dell'Onorevole Aldo Brancher a "Ministro per l'attuazione del Federalismo". Brancher ha giurato, come da rito, "di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente le sue leggi e di esercitare le mie funzioni nell'esclusivo interesse della Nazione". La presenza di questi due Ministri è già paradossale e grottesca di per sè: il Ministro dell'Economia, perchè in tempo di crisi e tagli barbari, un nuovo dicastero non fa mai male alle spese dello Stato, considerato quanto siano bassi i costi della politica in Italia; e poi c'è il Ministro della Semplificazione, quale modo migliore di un nuovo ministro per semplificare le normative, dal momento che esiste già un Ministero per i rapporti con le regioni?? Ora i Ministri competenti per la riforma federale sono quattro. Decisamente più efficace ora. Ma questo ancora non è nulla. Uno sguardo alla biografia di Brancher ci ricorda che questo figuro è stato tre mesi in carcere ai tempi di Mani Pulite, e poi condannato in primo e secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. Chiunque di quella combriccola sarà pronto a dire che Brancher è innocente e illibato, in quanto alla fine è stato assolto. Ma non è affatto vero, non si tratta di assoluzione. La grazia arriva dalla Cassazione, ma solo in virtù della prescrizione del reato di finanziamento illecito ai partiti, mentre per il falso in bilancio sappiamo tutti come andò: il primo governo Berlusconi depenalizzò il reato (Legge 61/2002).

22 giugno 2010

Silvio & friends

Ognuno si scelga gli amici che vuole. Siamo tutti liberi di farlo, Berlusconi compreso. Ma se i suoi amichetti che diventano ministri o responsabili a diversi livelli della "macchina statale" sono puntualmente immersi in qualcosa di marcio o poco chiaro, allora qualche problema dovremmo incominciare a porcelo. E' il nostro Premier che non si sa scegliere le amicizie? Forse è ingenuo e se ne approfittano di lui, come disse per Scajola? O forse li sceglie invece con sapienza e meticolosità? Solo nell'ultimo governo, Berlusconi si è scelto 2 ministri pregiudicati: Umberto Bossi, per finanziamento illecito e istigazione a delinquere, e Roberto Maroni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Sorvoliamo sul quante volte questi personaggi della Lega abbiano minacciato di imbracciare il fucile, di fare seccessioni padane e i vilipendi vari alla bandiera e ai simboli dello Stato Italiano. A questi si aggiungono 5 ministri inquisiti o imputati; l’ultimo, Brancher, aggiunto per fare cifra tonda. Il coordinatore dei Servizi segreti De Gennaro l’hanno appena condannato in appello per il G8. I suoi ex capi dei servizi, Pollari e Mori, sono imputati rispettivamente per peculato e favoreggiamento alla mafia. Il suo cappellano don Gelmini va a processo per molestie sessuali. E il suo pappone di fiducia Giampi Tarantini per spaccio di coca. Il suo commissario Agcom, Innocenzi, è sotto inchiesta per favoreggiamento, insieme al direttore del Tg1 Minzolini. Suo fratello Paolo Berlusconi, già pregiudicato, è di nuovo indagato per ricettazione per la vicenda del nastro Fassino-Consorte. Sulla faccenda dovrà testimoniare malvolentieri il suo avvocato On. Ghedini. Il coordinatore del suo partito, Verdini, è indagato un po’ dappertutto con la Cricca, mentre l’ex coordinatore Scajola è ancora lì che cerca chi gli ha pagato la casa. Dopo di loro, in seconda fila i big del Partito del fare e dell'amore. Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è indagato per abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata. Guido Bertolaso, l’uomo che insegnava la protezione civile agli americani e fermava le catastrofi con le nude mani, è indagato per corruzione. L’ingegner Lunardi, che Berlusconi presentò a Porta a Porta come l’homo novus della politica del fare, il fulmine di guerra che avrebbe sbloccato le grandi opere, ora scopriamo che anche lui faceva e riceveva favori dalla Cricca ed è indagato per corruzione. Lucio Stanca, ex ministro dell’Innovazione tecnologica, che dal 2001 al 2006 passò talmente inosservato che a volte era difficile ricordarsi della sua presenza, nel 2008 fu recuperato come amministratore delegato di Expo 2015, anche se è già deputato, ma ora pare che dovrà sloggiare pure da lì: dopo che Tremonti gli ha tagliato i fondi, commissariato le deleghe e asportato lo stipendio, la presidente Bracco gli ha inviato un’ingiunzione di sfratto per scarso rendimento. Ovviamente fa capo a tutti Berlusconi stesso, desiderato un po' da i giudici di tutta Italia.
E insieme all'onestà dei nostri politici, crollano uno dopo l'altro i miracoli dell'era berlusconiana. Quello della ricostruzione de L’Aquila è una tragica barzelletta: si sbriciolano anche le casette della leggendaria New Town a prova di bombardamenti, inaugurate in pompa magna. Il miracolo dei rifiuti scomparsi in Campania funziona a tal punto che ora la monnezza rispunta pure a Palermo.
Intanto la legge bavaglio è talmente sfigurata che non la riconoscono più nemmeno i mafiosi. Ma Berlusconi insiste: "Approviamola comunque". Come viene viene. Ormai è un pugile suonato che mena fendenti all’aria. Se non fosse che l’altro pugile ha abbandonato il ring, rischierebbe persino di perdere la partita. Eppure l'Economist il giusto consiglio lo aveva dato ormai diverso tempo fa.

Tratto da il Fatto Quotidiano del 20 giugno 

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19 giugno 2010

Who is Silvio Berlusconi?

Nel 2007 la Wide Angle TV, supportata dalla PBS, girò il documentario "Who is Berlusconi?". Il Premier viene presentato come "una persona che unisce potere politico di G. Bush, influenza sui media di Rupert Murdoch, ricchezza e ambizione di Ross Perot e Steve Forbes". La trasmissione analizza gli effetti del potere di Berlusconi sulla politica e sui media italiani, in un Paese dove le partite di calcio sono più seguite dei processi a carico del suo Primo Ministro. Questa inchiesta ovviamente non è mai stata trasmessa in Italia.
Berlusconi fece il suo ingresso in politica dopo la stagione di Mani Pulite, proponendosi come l'uomo che avrebbe riportato l'Italia sulla retta via. Giovanni Sartori, considerato il più grande politologo italiano e professore emerito della prestigiosa Columbia University e dell'Università di Firenze, intervistato disse in proposito "Possiede metà della televisione italiana e controlla l'altra metà di reti statali, controlla la pubblicità fondamentale nel settore, condiziona gran parte della stampa. Controlla tutti i media, è in ogni attività importante, controlla le banche. Possiede tutto il Paese. E' incredibile.[...]In nessuna teoria democratica si mette in dubbio il fatto che una delle caratteristiche della dittatura sia il monopolio dell'informazione. In italia c'è quasi il monopolio dell'informazione, Berlusconi ne possiede il 90%. Cosa fa alla democrazia? La distrugge nella sostanza.". Il compianto Enzo Biagi invece sostenne nell'intervista che "Berlusconi era entrato in politica per superare un momento di crisi personale, altrimenti l'avrebbero fatto saltare in aria e avrebbe avuto noie giudiziarie. Me lo riferì lui stesso".
Nel 2001 Berlusconi divenne l'uomo più ricco d'Italia: possedeva le principali casa editrici e agenzie pubblicitarie, il vincente Milan, Banca Mediolanum, compagnie assicurative e tre delle sette televisioni nazionali, ma come sostiene da ormai quasi 10 anni Marco Travaglio, nessuno ha ancora chiarito la sospetta provenienza dei suoi capitali.
L'influenza di Berlusconi sui media italiani non di sua proprietà è stato un continuo crescendo negli anni e tristemente famoso fu l'"editto bulgaro", quando durante un viaggio in Bulgaria nel 2002, il Premier sostenne che personaggi come Santoro, Luttazzi e Biagi avevano fatto un uso criminoso della tv di stato. La dirigenza Rai obbedì prontamente e i tre furono cacciati. Biagi in proposito sostenne: "La RAI non è più una televisione statale, è governativa. Se davvero avessi fatto un uso criminoso della televisione sarei pronto a risponderne davanti alla legge".
Nel 2003 il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli si dimise in seguito a forti pressioni esercitate da Berlusconi sul quotidiano affinchè assumesse una linea filogovernativa, perchè, come sostiene Sartori "vuol far tacere fino all'ultima voce fuori dal coro". Già nel 2002, Roberto Natale, segretario del sindacato che rappresenta 1400 giornalisti RAI, era convinto che Berlusconi stesse distruggendo intenzionalmente la televisione pubblica. La RAI infatti continuava a perdere ascolti e introiti pubblicitari nei confronti di Mediaset. Per quanto riguardava invece l'informazione, si avvertiva una pressione ancor più forte nei confronti dell'autonomia e della libertà dei giornalisti. Un chiaro esempio fu il periodo dello scoppio della guerra in Iraq, quando i giornalisti RAI furono costretti a sostenere la politica militare del Governo, la famosa bandiera della pace non poteva essere inquadrata e il termine pacifista fu sostituito con disobbediente.

17 giugno 2010

Bastardi ipocriti

Gli "onorevoli" che siedono nel Senato della Republica Italiana nell'attuale XVI legislatura sono 322. Sorvoliamo momentaneamente sul fatto, sul quale si potrebbe aprire una lunga discussione, che 7 di loro abbiano come titolo di studi la licenza media e 78 (24%) non posseggano una laurea. 28 Senatori della Repubblica sono iscritti all'albo dei giornalisti o dei giornalisti pubblicisti. Molti di loro sono iscritti nelle file del PdL e hanno quindi votato a favore della Legge bavaglio. Andiamo un po' a scoprire chi sono questi ipocriti:
- Maurizio Gasparri (giornalista professionista): gasparri@tin.it 
- Alessio Butti (giornalista pubblicista): butti_a@posta.senato.it 
- Giuseppe Ciarrapico (giornalista pubblicista): ciarrapico_g@posta.senato.it; è inoltre editore, ma non c'è da meravigliarsi che abbia votato questa legge vergogna, essendo già stato condannato in via definitiva per il crack del Banco Ambrosiano, per truffa aggravata, per finanziamento illecito ai partiti ed attualmente indagato per ‘stalking a mezzo stampa’, reato talmente insolito da aver attirato l’attenzione dei ricercatori dell’università di Cambridge.
- Mauro Cutrufo (giornalista pubblicista): cutrufo_m@posta.senato.it 
- Diana De Feo (giornalista professionista): defeo_d@posta.senato.it, moglie di Emilio Fede
- Antonio Gentile (giornalista pubblicista): gentile_a@posta.senato.it 
- Basilio Giordano (giornalista pubblicista): giordano_b@posta.senato.it 
- Domenico Gramazio (giornalista pubblicista): gramazio_d@posta.senato.it; entroiniziativesociali@libero.it 
- Salvatore Mazzaracchio (giornalista professionista): mazzaracchio_s@posta.senato.it 
- Antonio Paravia (giornalista pubblicista): a.paravia@antonioparavia.it; paravia_a@posta.senato.it 
- Gaetano Quagliariello (giornalista pubblicista): quagliariello_g@posta.senato.it 
- Filippo Saltamartini (giornalista pubblicista): saltamartini_f@posta.senato.it 
- Giacomo Santini (giornalista professionista): santini_g@posta.senato.it; giacosan@tin.it 
- Aldo Scarabosio (giornalista pubblicista): scarabosio_a@posta.senato
Mi preme ricordare che Gasparri e Quagliarello furono tra gli autori dell'abominio dell'emedamento 1707 "salva-pedofili", sui reati sessuali di lieve entità, nascoto nel ddl intercettazioni. Gli indirizzi e-mail sono pubblicati sul profilo di ciascun Senatore, non è stata violata alcuna legge. Lascio a voi la libera scelta di come sbizzarirvi con le loro caselle mail. Questa gente, oltre che votare una legge liberticida, ha dato il proprio appoggio a una legge che va contro il proprio codice deontologico, commettendo probabilmente un illecito disciplinare. A quando i medici che voteranno una legge contro il diritto alla cura e alla salute del paziente?

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14 giugno 2010

Il morto che cammina



La non-giustizia italiana
L’Espresso ha pubblicato un rapporto della Corte Europea di giustizia del Consiglio d’Europa nel quale vengono spiegati i veri problemi della giustizia italiana, tanto che il nostro Paese è stato condannato per denegata giustizia. E i motivi non sono quelli sui cui mentirà spudoratamente il Governo, ma bensì il troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve (che continua inspiegabilmente a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio), la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare pegno se questo è privo di fondamento, infiniti formalismi che allungano incredibilmente i tempi, molte condanne che anche quando diventano definitive non vengono eseguite. Insomma è negata la certezza del diritto e la certezza della pena. Il principio di fondo per cui si dovrebbero fare i processi. Ma il Governo per punizione sta tagliando un altro 30% sugli stipendi dei magistrati; certo, i magistrati con decenni di carriera guadagnano bene, ma cosa comporta questo taglio per il magistrato di prima nomina che guadagna naturalmente pochissimo? Come si fa a invogliare i giovani laureati in giurisprudenza ad andare a fare un mestiere così rischioso, ma allo stesso tempo enormemente screditato dalla stampa e ora pure così mal remunerato? Avremo le risposte quando i Tribunali e le Procure saranno vuote perché nessuno ci vorrà andare; al Sud siamo già sulla buona strada, con carenze di personale che toccano punte del 95%. Figuriamoci poi nelle procure in cui spesso si indaga per crimini di mafia, dove nessuno accetterà il rischio di saltare in aria per un misero stipendio. Peccato che il rapporto Cepei, una diramazione del Consiglio d’Europa, smentisca tutte le critiche che vengono continuamente rivolte ai magistrati. Nell'ultimo aggiornamento del 2008, viene valutato il rapporto tra l'efficienza e i compensi dei magistrati: nonostante la propaganda di regime berlusconiana, i nostri magistrati sono i primi in Europa per produttività, ogni anno riescono a chiudere oltre 1.150.000 processi per reati seri, mentre in Germania 864 mila, in Francia 655 mila, in Russia 437 mila, 388 mila in Spagna, 1/3 rispetto a quello che chiudono i magistrati italiani. Eppure paradossalmente ogni giorno nel nostro paese quasi 500 vittime di reati restano senza giustizia per avvenuta prescrizione. La Corte Suprema degli Stati Uniti chiude 120 processi all’anno, l'equiparabile Cassazione italiana 100 mila. Il motivo di fondo sta nel fatto che in Italia ricorrere in Cassazione non costa praticamente nulla, la sentenza non può essere peggiorata e non ci sono multe salate come all'estero se il ricorso è privo di fondamento. E invece si fanno mille ricorsi, il tempo passa e arriva la prescrizione.
Nel frattempo il Ministro Alfano ha istituito l’organismo indipendente di valutazione degli alti dirigenti ministeriali, composto da 3 membri: Angelo Gargani ex giudice, fratello del parlamentare di Forza Italia Peppino Gargani; il Sen. Angelo Giorgianni, coinvolto nei cosiddetti veleni del caso Messina. Ma il terzo è decisamente il più meritevole. Si tratta di un certo Calogero Ceresa detto Lello, compaesano di Alfano, noto alle cronache locali come impiegato alla Provincia di Agrigento, ex Consigliere comunale di Forza Italia, Presidente della sagra "Mandorlo in fiore", ma soprattutto membro del gruppo folcloristico "Valle di Acragas" nonché eccellente suonatore di friscalettu, zufolo tradizionale che accompagnano danze come "e abballu senza sballu, e cantu senza scantu, picchì sugnu contento e la testa all’aria va!" Il suonatore di zufolo dovrà quindi valutare il lavoro dei dipendenti del Ministero della Giustizia. Finalmente un po’ di meritocrazia!
Altri contenuti nella puntata.

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Libera Satira in Libero Stato

Sabato 5 giugno
- Mondiali di calcio per “nazioni non affiliate”. A Malta la Padania batte il Regno delle Due Sicilie. A fine partita, i giocatori si sono scambiati le camicie di forza.
- Allo studio del Governo un condono per i mini-abusi edilizi. Il provvedimento sanerebbe, fra gli altri, il villaggio dei Puffi e la casa di Brunetta.
- Ancora infortuni per la Nazionale di Lippi. Dopo il polpaccio di Pirlo, ci si è messa anche la prostata di Cannavaro.

Domenica 6 giugno
- Calano gli ascolti di "Porta a porta" e anche Vespa ora è a rischio di tagli. La RAI gli finanzierà soltanto i plastici di case popolari.
- Calderoli chiede di dare meno soldi ai calciatori. Ma Renzo Bossi si è detto contrario a nuovi tagli alla cultura.
- Napolitano colto da un lieve malore per affaticamento. Per qualche giorno i medici gli hanno proibito di firmare.
- Bossi in persona elegge la nuova Miss Padania. Si sa: lui ha il mito del Po Po.

Lunedì 7 giugno
- FMI e UE: “L'Ungheria non è la Grecia”. C’è molta più figa.
- Arrivano i primi risultati della fusione con FIAT: Chrysler richiama 280mila jeep per problemi ai freni e all'acceleratore.
- All’Mtv Movie Awards, Scarlett Johansson e Sandra Bullock si sono esibite in un bacio saffico. In lingua originale.

13 giugno 2010

Ecomafie

Fin da piccolo il prefisso eco mi ha sempre evocato qualcosa di positivo, qualcosa di rispettoso della natura. Ma oggi non è più così. La società moderna e la mafia si sono impossessati anche di questo. Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, superando i 20 miliardi di euro, 100 volte la FIAT. Sono cresciuti anche i reati contro l’ambiente, 28.586, uno ogni 18 minuti, contro i 25.776 del 2008. E sono solo quelli accertati. Con ecomafia si intende solo un tentacolo delle organizzazioni criminali, ovvero i reati arrecanti danni all'ambiente: traffico e smaltimento illegale di rifiuti, abusivismo edilizio su larga scala, l'escavazione abusiva, il traffico di animali esotici e protetti, il saccheggio dei beni archeologici e l'allevamento di animali da combattimento, tra i principali. È definitivamente mutata la geografia della criminalità ambientale che, oltre a essersi insediata stabilmente nelle regioni del Nord, il cuore produttivo dell’Italia, ha assunto un carattere globale e ha esteso i suoi tentacoli all’Africa e al Sud Est asiatico. E' quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2010 di Legamibiente. Il risultato è che ancora una volta l'Italia primeggia tra i peggiori, tenendo la testa del "G5 delle criminalità": mentre perdiamo competitività come paese, abbiamo la mafia più potente, siamo il secondo mercato illegale del pianeta dopo gli Usa (ma abbiamo un quinto della popolazione) e prima del Giappone e della Cina. La tanti vituperata Cina che ci starebbe rovinando il Made in Italy con le sue esportazioni.
Ma l'emergenza rifiuti in Campania è stata ufficialmente cancellata dal primo gennaio 2009, come se il problema fosse stato risolto. A marzo l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per come ha gestito l'emergenza rifiuti in Campania per "non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e danneggiare l'ambiente". E nella sentenza si legge che l'Italia ha ammesso che "gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali". In Campania si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci, perchè non è stato cambiato nulla nel sistema malato.

8 giugno 2010

Violenza sessuale di lieve entità

Non bastava la Chiesa che sta cercando di non sprofondare tra le accuse di pedofilia e di violenze su minori in ogni parte del mondo. Qualche politico italiano ha ben pensato di dare una mano a questa istituzione, almeno in Italia. Che la Chiesa non avessa mai avuto una particolare attenzione nel perseguire i pedofili che si sono macchiati dei delitti più biechi e infami, è ormai cosa nota. Così come non c'è mai stata particolare attenzione da parte degli Stati in cui questi delitti venivano commessi, come a tutelare in un qualche modo questi Mostri. Ovunque. Nel 2009 in Canada la diocesi di Antigonish è stata coinvolta in alcuni casi di abusi sessuali, commessi da suoi sacerdoti su alcune dozzine di persone negli anni 1950, per i quali il vescovo Lahey (poi colpito da mandato d'arresto per possesso di materiale pedopornografico) ha accettato di pagare 15 milioni di dollari canadesi; in Irlanda Brendan Smyth morì in carcere mentre veniva processato per abusi su quasi 100 minori; negli Stati Uniti secondo una stima di Andrew Greeley, sacerdote dell'arcidiocesi di Chicago e professore di sociologia alle Università di Chicago e dell'Arizona, da 2.000 a 4.000 preti avrebbero abusato di 100.000 minori, spesso senza che alcun provvedimento venisse preso al riguardo; e casi del genere si sono verificati anche a Boston, Los Angeles, Chicago, Alaska, Australia, Italia e un po' in tutto il mondo; il fondo si è veramente toccato in Brasile, dove oltre a centinaia di casi, un prete fu sorpreso in un'orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet. Eppure c’è come una sensibilità particolare per i pedofili. A volte si ha anche l’impressione che ci si preoccupi più di loro che delle loro vittime. Esperti della psicanalisi spiegano la morbosa attrazione che i bambini esercitano su questi delinquenti, quasi a trovare in loro difesa una giustificazione.
In Italia abbiamo deciso di non essere da meno e avere un'altra cosa di cui vergognarci miseramente. Forse queste Bestie che siedono nel Parlamento pensavano di farlo passare sottobanco, ma dalla rete non si scappa.

7 giugno 2010

Il Pompiere della Sera



Passaparola
compie 100 puntate, raggiungendo la media di 250-300 mila visitatori a puntata, con punte di 700 mila accessi. Il mio personale ringraziamento per questa fiammella di libera informazione che resta ancora accesa nel buio dell'ignoranza, a prescindere che si condivida o meno quanto detto.
Il Corriere della Sera, abbandonando la sua tanto declamata linea apartitica, ha attaccato violentemente Di Pietro, approfittando delle dichiarazioni (rivelatesi false) di Zampolini su due immobili "procurati" al leader dell'IdV. Come prova della propria innocenza, Di Pietro ha fornito e pubblicato documenti ufficiali, sentenze, querele vinte, rogiti e tutte le carte necessarie, con il massimo della trasparenza e non ha parole, come i politichesi sono soliti fare. Qualcun' "altro", quello che oggi è l'attuale Presidente del Consiglio, quando fu indagato per accertare la probabile provenienza mafiosa dei suoi capitali, interrogato disse invece: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". Di Pietro fu prosciolto in ogni processo, tutti le accuse furono archiviate, ma questo non è bastato e la disinformazione tenta ancora la strada della gogna mediatica, perchè se gettano fango e ombre su quelle poche persone oneste, allora si affermerà la filosofia del "tanto lo fanno tutti, sono tutti uguali". Se invece ti chiami Andreotti ti considerano assolto anche se risulti prescritto in un processo per mafia; se ti chiami Berlusconi sei assolto anche se sei stato 6 volte prescritto per mafia, 2 volte amnistiato e 3 volte depenalizzato da leggi fatte da lui stesso. Ovviamente su questi articoli esemplari di informazione indipendente lucrano fantastici politici come Casini, che definiscono Di Pietro uno "sciacallo che lucra sulle disgrazie del Paese, una sciagura nazionale"; lo stesso politico che ha nel suo partito le potenzialità per formare la nazionale dei galeotti per questo Mondiale: senatori come De Gregorio, accusato di riciclare denaro sporco di provenienza mafiosa, o Totò Cuffaro, condannato in primo e secondo grado per favoreggiamento mafioso, o Lorenzo Cesa arrestato per aver preso 20 tangenti per conto del Ministro Prandini dopo aver deciso di "svuotare il sacco". Solo per citarne alcuni. Lo stesso politico che, in qualità di Presidente della Camera, nel dicembre 2004 fece una dichiarazione pubblica di stima e amicizia a Dell'Utri, mentre i giudici di Palermo erano già riuniti in Camera di Consiglio per la sentenza del processo che vedeva quest'ultimo accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Ovviamente sul Corriere della Sera non è stato pubblicato nessun articolo riguardo gli ultimi sviluppi del processo riguardo il tentativo di estorsione con aggravante mafiosa (1.5 milioni di euro) di Dell'Utri ai danni del senatore e imprenditore siciliano Garraffa, tramite l'intermediazione del capomafia di Trapani Virga. Ma forse può aiutarci a capire la vicenda scoprire chi siede nel Consiglio di Amministrazione del quitidiano: Philip Elkann, presente anche nel consiglio Fiat; Diego Della Valle, presente nei consigli di Assicurazioni Generali, Tod's e CIA; Jonella Ligresti, presente nei consigli di Mediobanca (assieme alla figlia di Berlusconi), Italmobiliare, Milano Assicurazioni, Fondiaria e Premafin finanziaria; Enrico Salza, presente nel consiglio di Intesa San Paolo; Bernardino Libonati, presente nei consigli di Telecom Italia, Telecom Italia Media e Pirelli; Renato Pagliaro, presente nei consigli di Pirelli, Mediobanca e Telecom Italia. Come al solito personaggi immanicati in mille aziende. Come può quindi il Corriere essere indipendente? Quando il Corriere porrà tanti interrogativi a questi imprenditori? Ma soprattutto a quando l'articolo "Ambiguità e silenzi di Silvio Berlusconi"? Forse in effetti non basterebbe un quotidiano, ma una raccolta enciclopedica a volumi.
Buttiamo questi quotidiani nel cesso. Dopo averli usati come carta igienica.

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2 giugno 2010

Bugiardo bugiardo!

Ancora una volta! anzi ormai è un'abitudine e nessuno ci fa più caso. Una menzogna dietro l'altro, senza pudore nè contegno. Berlusconi irrompe come suo solito in una trasmissione TV in diretta, prevaricando tutto e tutti: "Vorrei dire che il giornalista di Repubblica, Massimo Giannini, ha mentito spudoratamente: da parte mia non c'è mai stato un sostegno all'evasione fiscale. Sono il primo contribuente d'Italia. Il mio governo ha aumentato gli introiti provenienti dall'evasione fiscale come il ministro Tremonti - ospite in studio - ha ricordato. Sono cresciuti di più, e questo decreto darà un altro colpo. Quindi è menzogna assoluta dire, come è stato fatto, che io avrei in qualche modo giustificato e sostenuto l'evasione fiscale". Berlusconi attacca poi i sondaggi sul gradimento degli italiani nei suoi confronti: "Sono sondaggi fasulli, ho in mano un sondaggio di Euromedia che dice che il 62% degli italiani sta col presidente del Consiglio e il mio governo ha un gradimento del 50%. Tanto vi dovevo perché non è accettabile sentire in una Tv di Stato certe menzogne". Subito dopo il premier, da perfetto cafone qual è, ha riattaccato il telefono senza ascoltare alcuna risposta nè dando possibilità di replica come si addicerebbe ad un normale confronto. Ma non è una novità. Quando Berlusoni è in televisione, soprattutto dal suo eunuco Vespa, non esiste contraddittorio, in studio da solo a rispondere a domande che lui stesso ha scritto, o circondato da un esercito di lacchè.
Ma la replica arriva pronta e il nostro Primo Ministro viene sputtanato come suo solito. Nel 2004, quando è alla guida del suo secondo governo, esprime l'etico concetto di "moralità dell'evasione". Nel corso di una conferenza stampa, il 17 febbraio di quell'anno, il Presidente del Consiglio afferma testualmente: ''Se si chiede una pressione del 50% ognuno si sentirà moralmente autorizzato ad evadere''. Le parole di Berlusconi scatenano subito reazioni e polemiche, ma il Cavaliere non torna sui suoi passi, anzi il giorno seguente, ai microfoni di Rai Radio1, rincara la dose: la "giustificazione morale dell'evasione è una verità insita nel diritto naturale". Queste inoltre le notizie ansa che lo smentiscono ancora una volta di più:
(ANSA) - ROMA, 11 NOV 2004 -
''Vi ringrazio per quel che fate. Agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre ad un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo...''. Con queste parole Silvio Berlusconi ha esordito intervenendo alla cerimonia in occasione dei 230 anni della Guardia di Finanza. ''C'e' una norma di diritto naturale - ha aggiunto, rivolgendosi ai vertici delle Fiamme Gialle - che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio di servizi. Se ti chiede di piu' o molto di piu', c'e' una sopraffazione dello Stato nei tuoi confronti e allora ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralita' e che non ti fanno sentire colpevole''.
(ANSA) - ROMA - 2 APR 2008 -
Il prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un terzo del reddito, se invece le tasse sono troppe " è giustificato mettere in atto l'elusione o l'evasione". E' quanto ha affermato il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso del suo intervento all'Ance.
Durante la trasmissione, ha poi risposto al premier Nando Pagnoncelli, dell'Istituto Ipsos: "Noi siamo al di sopra delle parti, siamo perfino quotati in Borsa in Francia: se faccio sondaggi fasulli, vengo subito cacciato. Al presidente del Consiglio chiedo rispetto e dico solo: come giustifica la differenza fra i voti al suo partito e il gradimento che lui sostiene di avere?". Domanda più che leggittima che resterà probabilmente senza una risposta. Berlusconi ancora una volta telefona durante una trasmissione tv, privilegio solo a lui concesso. Accusa giornalisti e sondaggisti se non sono a lui favorevoli e poi butta giù il telefono, senza accettare il contraddittorio. Probabilmente per lui non esiste neanche, la sua è la unica parola. Il Verbo. Quella che dovrebbe essere la tv pubblica ormai è peggio di casa sua. Eliminiamo le voci scomode.
Viva la disinformazione. Viva il duce.
Viva Silvio.
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1 giugno 2010

Siamo davvero in Europa?

Riporto un passo dal blog di Luigi de Magistris, ora Parlamentare europeo, ma fino al 2009 Procuratore della Repubblica di Catanzaro, durante il cui mandato seguì numerose inchieste importanti che andavano a colpire le "alte sfere" politiche, economiche e anche i suoi stessi colleghi, fino a che non fu ostacolato in tutti i modi possibili, tra accuse di "gravi anomalie" nel suo operato e di incompatibilità ambientale. Ovviamente, tutte le sue inchieste decaddero dopo il suo trasferimento. Attualmente è stato nominato dal Parlamento Europeo presidente della commissione preposta al controllo del bilancio comunitario, preposta, tra le altre cose, all'esame delle frodi, di episodi di corruzione e delle irregolarità commesse in sede di esecuzione del bilancio dell'Unione europea, le misure volte a prevenire e perseguire tali casi e in generale la tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea. Mazziato in Italia, stimato in Europa.
"Al
Parlamento Europeo approviamo la dichiarazione scritta contro la corruzione ed in Italia i berluscones fanno la legge sulle intercettazioni che impedisce ai magistrati ed alle forze dell’ordine di svolgere le indagini contro il crimine. In Europa approviamo risoluzioni contro lo sperpero del denaro pubblico e per rafforzare la lotta alle frodi e in Italia i berluscones fanno il processo breve per garantire impunità ai colletti bianchi. In Europa approviamo risoluzioni per estendere sequestri e confische dei beni dei mafiosi in tutti i Paesi dell’Unione ed in Italia i berluscones fanno la legge che consente di venderli all’asta…per fare un po’ di soldini per la cricca e restituire gli immobili ai prestanome dei mafiosi. In Europa approviamo una risoluzione contro i paradisi fiscali per evitare il riciclaggio del denaro sporco e il finanziamento a mafie e terrorismo ed in Italia i berlusconesfanno lo scudo fiscale per alimentare economicamente la cricca di evasori, mafiosi, riciclatori, truffatori, corrotti e corruttori. In Europa approviamo provvedimenti sulla libertà di informazione ed in Italia i berluscones fanno la legge sulle intercettazioni (sempre quella che, come voluto trenta anni fa dalla P2, vuole mettere il guinzaglio e la museruola a magistrati e giornalisti) per impedire il diritto-dovere di cronaca. In Europa si approvano risoluzioni per contrastare la crisi economica ed evitare che il debito pubblico cada sulle spalle sempre delle medesime categorie sociali (pensionati, lavoratori, dipendenti pubblici, operai, precari, giovani), in Italia i berluscones fanno la manovra economica che privilegia i ricchi e colpisce i poveri (basterebbe portare al 10% la somma che gli scudati debbono versare ed applicare una patrimoniale sulle classi dominanti della cricca per effettuare una finanziaria senza massacrare la povera gente…un pizzico di lotta all’evasione sarebbe anche un po’ etico). In Europa l’aria è un po’ più fresca, in Italia i berluscones, fautori del puzzo del compromesso morale, debbono consolidare il loro potere mafioso e corrotto, arricchirsi sempre di più e tenere nell’ignoranza il resto del Paese, umiliandolo. Facciamo, presto e bene, una manovra, costruiamo un’alternativa politica prima che si divorino l’Italia da ogni punto di vista – vendendosi arte, cultura, storia ed anche l’anima del nostro Paese – e prima che l’Europa ci metta all’angolo da traditori rispetto ad una Comunità equa, solidale, giusta e tollerante. Ed uguale, i berluscones, infatti, non conoscono l’uguaglianza giuridica, sociale ed economica e mentre in Europa si include, i berluscones sono razzisti e xenofobi e si ispirano come modello di vita a Benito…predecessore del fondatore dei berluscones."
Nello stesso tempo, a riportare l'Italia ai giusti livelli, ci pensa un altro Europarlamentare, Clemente Mastella (confluito con il suo partito Udeur nel PdL), che sogna di andare all'Isola dei Famosi per dimagrire (o forse è il primo a scappare??); ma resta ancora l'ostacolo della moglie Sandra, forse per non farla sentire sola a casa essendo agli arresti domiciliari per concussione e per di più con divieto di dimora (qualcuno direbbe in esilio) in Campania e nelle 6 province limitrofe. Questo è il problema del cinghialone alla realizzazione del suo sogno: "Vediamo cosa ne pensa mia moglie!"...ma V A F F A N C U L O ! ! !

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30 maggio 2010

Dicono di noi...

Il mondo parla di noi. E non ne parla certo bene. Anzi, decisamente male.
Il The Times, prestigioso quotidiano inglese, racconta l'ultimo tentativo di Berlusconi di mettere la museruola ai media: dopo le ultime vicende, il premier italiano ha presentato un disegno di legge per assicurarsi che le trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercettate dai magistrati nelle indagini per corruzione rimangano segrete, pena il carcere o multe salate per i giornalisti e gli editori che le pubblicano. Ma la mossa del Primo Ministro italiano, nonchè magnate dei mass media, è fallita. I direttori dei giornali italiani questa settimana si sono incontrati a Milano per rilasciare un comunicato di condanna unanime per questo attacco alla libertà di stampa - tra questi Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, parte dell'impero mediatico di Berlusconi, che ha detto "l'obiettivo è mettere a tacere di noi". I critici dicono che il disegno di legge non è solo incostituzionale, ma anche contro il Diritto Europeo, giurando di leggere le trascrizioni nei teatri e nelle piazze, se necessario. Giornali ed emittenti internazionali, tra cui lo stesso Times, si sono impegnati a portare il governo davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani. Le intercettazioni dovranno essere approvate da un gruppo di 3 giudici e potranno durare solo 75 giorni, con speciali autorizzazioni (ma quali??) per politici e parlamentari. Il Times sottolinea inoltre come questa "Legge bavaglio" sia stata costruita su misura, ad personam come diremmo noi, ancora una volta per il Premier, sotto processo in due casi di corruzione, e sta attualmente lottando per contenere uno scandalo all'interno della sua coalizione per una presunta corruzione nella concessione di contratti di costruzione per il vertice del G8 dello scorso anno.
Il New York Times, parla dei tagli per 24 miliardi di euro per sconigiurare il "rischio Grecia" in un Paese dove il governo, fino a un mese prima, si era rifiutato di citare la parola "crisi"; misure che però andranno a colpire in particolar modo i dipendenti statali. Per quanto riguarda invece il disegno di legge sulle intercettazioni, Lanny Breuer, Procuratore Generale degli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione durante una recente visita a Roma, sostenendo che le intercettazioni telefoniche sono state una parte essenziale delle indagini penali, di cui l'80% l'anno scorso sono state disposte in indagini di criminalità organizzata. La preoccupazione è facilmente identificabile nei noti rapporti tra mafia italiana e criminalià americana.
Il Der Spiegel, rivista settimanale tedesca con la maggior tiratura in Germania, esponendo le manovre anti-crisi del governo italiano, accusa Berlusoni di aver mentito e di essere un "volta faccia": il Primo Ministro Berlusconi all'inizio di Aprile disse che l'Italia avrebbe superato la crisi senza ricorrere a misure drastiche. Ma il 6 maggio il governo Berlusconi ha rivisto le sue stime per il debito pubblico del 2010 verso l'alto - dal 116,9% del PIL al 118,4%, il più alto in tutta Europa, il terzo al Mondo - che ha innescato un crollo della Borsa di Milano. Il giorno dopo, Berlusconi ha lanciato un appello ai leader della UE: "L'Italia è in uno stato di emergenza, abbiamo bisogno di prendere decisioni", ha detto in un vertice a Bruxelles. Il giornale conclude con "The fairytail is over" (la favola è finita). Lo stesso cancelliere tedesco Merkel ha affermato che bisogna affrontare i problemi alla radice, confermando la posizione già espressa dal ministro delle finanze tedesco Schauble sull'eventuale uscita dalla zona euro dei paesi incapaci di rispettare le regole, Grecia e Italia in primis. Sempre lo stesso giornale, in un altro articolo, mostra come dal 29 aprile al 31 dicembre 2012 l'Italia dovrà rimborsare 611.5 miliardi di euro di titoli in scadenza. 251.5 miliardi entro l'anno, 192.2 nel 2011, 168.2 nel 2012. Una cifra colossale. Una tempesta perfetta costruita nel tempo dai governi, da Craxi fino a Berlusconi. Tutti padri del debito pubblico attuale di 1.800 miliardi.
La stessa Freedom House, dopo aver classificato l'Italia come "Parzialmente Libera", critica aspramente la "Legge bavaglio", in quanto la normativa avrà come conseguenza quella di punire i giornalisti che scrivono di informazioni che sono di pubblico dominio o di notizie di pubblico interesse. - dichiara in un'intervista all'agenzia Bloomberg Karin Karleker, ricercatrice e direttrice di Freedom House - La previsione di pene così dure nei confronti dei giornalisti va in direzione opposta all'orientamento prevalente di decriminalizzare i reati a mezzo stampa.
Per concludere, un paio di mesi fa la scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto una lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". Durante l'incontro con Berisha, infatti, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi però ha aggiunto "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze". La scrittrice sottolinea come queste "belle ragazze", della cui vita racconta nel suo romanzo Sole Bruciato, in Italia siano state ridotte in schiavitù, violentate, mandate sulla strada, mutilate o peggio appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi ai loro magnaccia. La scrittrice conclude dicendo "Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci".
Questa è la stima di cui gode il nostro Primo Ministro Berlusconi all'estero. Lo zimbello d'Europa e d'America. Ma lui sorride e dice che va tuttto bene. E per questo noi polli italiani continuiamo a votarlo.

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26 maggio 2010

Biografia di un Santo

Claudio Scajola era Ministro dell’Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie all'interessamento del Ministro, entrò in funzione Il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’ad dell’Alitalia Francesco Mengozzi e da Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale, in seguito alle sue dichiarazioni su Marco Biagi. L’ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come Ministro per l’Attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia, bensì con Air One, in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato.
Le sue frasi più celebri:
  • "A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre". (Scajola inoltre, da capo del Ministero dell'Interno, aveva appena rimosso la scorta di Biagi, nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita). Puntuale poi la smentita
  • "Biagi? Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza". Ovviamente poi smentì
  • "...Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa" dopo la mattanza del G8 di Genova. Non disse neanche questo
  • "Se Anemone avesse pagato parte dell’appartamento di Scajola con 900 mila euro in assegni circolare oltre che volgarmente tremenda, sarebbe illogico e una cosa assolutamente cretina"
  • "Non mi lascio intimidire. Nella vita possono capitare cose incomprensibili. E questa è addirittura sconvolgente. Colpisce con una violenza senza precedenti il mio privato e la mia famiglia. Registro un attacco infondato e senza spiegazione. Vado avanti!"
  • Infatti il giorno dopo: "Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri"
  • ..e poi: "Non posso avere il sospetto di abitare una casa non pagata da me. Mi dimetto per difendermi!", questa è veramente ai confini del grottesco.
        Santo Subito!!!

        25 maggio 2010

        Bugiardo!

















        Sputtanato
        ! Ancora una volta! L'ennesima! Un'altro pezzo aggiunto alla sua collezione ormai internazionale e non solo nostrana. In confronto l'album dei calciatori Panini è uno stupido opuscolo. E dietro di lui, noi Italiani che facciamo la figura dei polli continuando a votarlo. Del resto si sa, l'ho provato io stesso, la stima degli Italiani all'estero è da barzelletta.
        Nel 2009, durante il G8 'mangiasoldi' spostato di fretta e furia a L'Aquila, martoriata dal terremoto, promise aiuti all'Africa contro la povertà per 450 milioni di euro, cifra già nettamente inferiore agli altri stati partecipanti (la vicina Francia stanziò 2 miliardi), come riporta il documento ufficiale dell'incontro. Ora la stampa estera lo sbugiarda: "A un anno di distanza non c’è traccia del piano di stanziamenti che aveva promesso e invece di cancellare i tagli agli aiuti dello scorso anno, ne ha fatti altri." Alla fine del 2010 gli aiuti italiani saranno ridotti del 6% rispetto ai livelli del 2004. Mentre tutti gli altri Paesi avranno raggiunto il 61% di aumento degli aiuti, così come si erano impegnati a Gleneagles nel 2005: un aumento annuo di 9,8 miliardi di euro rispetto al livello che era stato previsto per la fine del 2010. Ma tutto questo avverrà senza di noi polli italiani. Il rapporto dell'Africa Progress Panel (App) conclude in modo drastico che "Berlusconi deve essere escluso dal G8 per aver del tutto disatteso le promesse fatte a favore dei più poveri del pianeta". Sostiene infatti Oliver Buston, direttore per l’Europa di One, organizzazione che si batte contro la povertà nel mondo: "Molti altri capi di Stato o di governo hanno ottime ragioni per sedere a quel tavolo. È del tutto inutile che a questi vertici partecipi qualcuno che si fa vedere, che stringe mani, che mangia ai banchetti, che firma il comunicato ma che poi non fa assolutamente nulla per rispettare gli impegni presi."
        Chiaramente in italia si sa poco e nulla, troppo presi a pensare come salvargli il culo. Ma la stampa estera è più difficile da imbavagliare..o comprare!
        Vergogna!

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